VITA, MIRACOLI E CADUTA (PRESUNTA) DI ALESSANDRO DI BATTISTA: SECONDA PARTE…IL RUZZOLONE DI UN GIOVANE RIVOLUZIONARIO

di Andrea Zippa

Riprendiamo il nostro viaggio all’interno del Movimento 5 Stelle, e, in particolare, nella carriera politica di uno dei suoi migliori rappresentanti come quell’Alessandro Di Battista che possiamo considerare l’emblema dell’ideologia dello schieramento grillino con quel suo miscuglio letale di saccenza e smania di potere ma privo di solide basi che possano giustificare le prese di posizione dei rappresentanti di partito: questi ultimi, non a caso, sono portati a deliberati attacchi contro tutto e tutti, senza, tuttavia, guardare la trave che hanno nell’occhio per usare le parole di Qualcuno molto più grande e importante di noi!

Nel precedente appuntamento, dopo aver descritto gli anni d’oro del Dibba, tra la scoperta della vocazione artistica poi accantonata (ma mai del tutto) per far posto alla politica e la smania di diventare cooperante internazionale, tra una citazione dell’amato “Che” Guevara e un attacco alle opposizioni, come in un cliffhanger in una serie tv, abbiamo sospeso il racconto annunciando uno scandalo che, al pari dei 49 milioni di euro fatti sparire dalla Lega Nord, ha investito la Di Battista family, causando sconforto nel giovane Alessandro. Stiamo ovviamente parlando dell’inchiesta che ha interessato l’azienda a conduzione familiare, la Di.Bi.Tec. s.r.l., produttrice di prodotti di ceramica e di sanitari, di cui il nostro Dibba è socio di maggioranza.

La società, infatti, risulterebbe avere debiti verso i dipendenti, i fornitori, l’INPS, il fisco e le banche e, come rivelato da un servizio della trasmissione “Le Iene”, si sarebbe anche servita di un lavoratore in nero: di fronte a tale scandalo il grillino, se da un lato abbandona i suoi atteggiamenti rivoluzionari, ammettendo con tristezza che sono tempi di magra per l’azienda che non sta passando un periodo felice, dall’altro, tuttavia, afferma con fierezza di non sapere nulla dell’impiegato abusivo e di essersi (addirittura!) arrabbiato con il padre per avergli nascosto una simile situazione!

Ad ogni modo, Alessandro abbandona definitivamente Montecitorio nel 2018, dopo 5 anni di urla di opposizione provenienti dal suo seggio in Parlamento: è a questo punto che il nostro torna a dedicarsi alle associazioni umanitarie (cui già si era interessato in passato) recandosi in Sud America; tuttavia, colpo di scena, la sua presenza viene invocata a gran voce dal suo partito che lo fa ritornare in Italia, facendogli abbandonare il sole latinoamericano. È questa una mossa strategica dei grillini che, rendendosi conto di aver perso punti in seguito all’alleanza con la Lega, sempre osteggiata in campagna elettorale, e al loro effettivo ridursi a partito politico a tutti gli effetti, abbandonando ogni velleità rivoluzionaria, pensano di giocare nuovamente l’asso nella manica, che tanti consensi ha fatto ottenere loro in passato, attuando una strategia fortemente populista.

Così, da fine dicembre, Di Battista rientra in gioco e comincia il consueto giro delle sette chiese tra le varie trasmissioni televisive, puntando sulle tematiche consuete: l’attacco a Salvini, l’umanizzazione dei suoi colleghi di partito, per non dimenticare le sempreverdi polemiche contro la Francia. Tuttavia, qualcosa sembra essersi ora incrinato e il Dibba fa cilecca: non riesce più a sfondare come in precedenza, si invischia in continui errori politici e, soprattutto, sceglie il nemico sbagliato al momento sbagliato; egli attacca Salvini sulla questione Tav prima e sul caso Diciotti poi e, se da un lato il leader leghista non si cura degli anatemi che gli vengono lanciati contro (e questa si rivelerà la tecnica vincente per disinnescare le bombe scagliategli contro dall’avversario), dall’altro è proprio il suo stesso partito a mettergli i bastoni tra le ruote, votando a favore di Salvini sulla questione Diciotti!

In tutto questo, il nostro Dibba si rende protagonista anche di gravi gaffes, facendosi portavoce di fake news; due le più gravi, entrambe realizzatesi nel salotto tv di Fabio Fazio: innanzitutto afferma che dietro gli attacchi al Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ci sono i Benetton (che, ricordiamo, detengono la maggioranza delle quote del gruppo “Atlantia” cui appartiene “Autostrade per l’Italia” S.p.A.) ma, soprattutto, accusa episodi di corruzione relativi alla realizzazione della Tav, parlando addirittura di presunti legami fra Comitato Sì Tav e ‘ndragheta: ed è proprio in seguito a queste ultime affermazioni che alcune associazioni di industriali piemontesi hanno querelato l’esponente grillino in quanto diffamate e gravemente danneggiate nella propria reputazione.

Dunque, il Di Battista richiamato risulta per il partito più una palla al piede che uno strumento di consenso: di conseguenza, dopo un’ultima ospitata tv il 13 febbraio a Di Martedì su La7 in cui si presenta piuttosto stizzito, arrivando ad attaccare il pubblico della trasmissione per non avergli riservato applausi, il nostro sparisce totalmente; non compaiono più post sui suoi social né si vede più il suo volto in tv o negli eventi grillini: del resto, il ritorno del Dibba ha contribuito ad affossare ancor di più il Movimento che risulta aver perso, addirittura, 1 voto su 3. Si parla di una rottura con Di Maio e con i 5 Stelle ma il nostro non rilascia alcuna dichiarazione in merito: a un mese dalla sua ultima apparizione pubblica, intercettato dalla trasmissione di Rai 3 “Agorà”, egli si chiude nel silenzio: “Sono questioni mie, quindi non parlo. Quando ero parlamentare della Repubblica ho sempre risposto a tutti, oggi sono comunque un privato cittadino e decidere se rispondere o meno è un mio diritto”.

Le elezioni regionali in Basilicata hanno contribuito a mostrare lo schianto dei grillini che hanno praticamente dimezzato i voti qui ottenuti un anno fa alle parlamentari; è a questo punto che il Movimento si spacca letteralmente in due: da un lato c’è la parte capeggiata da Di Maio che, in un post su Facebook, commentando i risultati, tenta di camuffare la sconfitta oggettivamente rimediata elogiando il suo partito che avrebbe battuto tutte le liste paragonando i dati attuali a quelli delle Regionali 2013, dove i 5 Stelle ottennero l’8% di voti: bisogna però ricordare che siamo di fronte ad un’era politica fa in cui il partito era appena agli albori e non godeva del consenso che lo ha portato al governo l’anno scorso; sull’altro fronte vi è una fazione che cerca di analizzare lucidamente la sconfitta e trova il maggior esponente in Gianluigi Paragone che sostiene esplicitamente la necessità del Dibba per i grillini, affermando: “È stato un errore tenere fuori Alessandro Di Battista. Deve tornare al nostro fianco a combattere con noi. Perché stiamo diventando forza di sistema”. Il giornalista invoca il ritorno del Movimento alle origini, a quando era uno tsunami, perché “non vale la pena andare avanti così, con questo governo”. E giù di polemiche: al solo nominare il rivoluzionario in salsa grillina diversi sostenitori pentastellati si oppongono affermando che il Dibba “porta solo problemi”!

Insomma, una storia recente a tinte fosche, quella del “Che” italiano, che genera dissensi interni allo stesso partito; ora, in vista delle elezioni europee si sta facendo sempre più insistentemente il suo nome dal momento che Di Maio vorrebbe vederlo a Bruxelles: sarebbe una soluzione di compromesso per far sì che egli rimanga nelle fila grilline, togliendolo, tuttavia, dai piedi per un duplice scopo, impedirgli di creare altri imbarazzi al Movimento con affermazioni simili a quelle degli ultimi tempi ma, soprattutto, sbarazzarsi di un papabile rivale che potrebbe soffiargli lo scettro del comando del Movimento; d’altro canto lo stesso Dibba ha più volte espresso la volontà di riprendere i suoi viaggi e recarsi, in particolare, in India, dove si manterrebbe scrivendo reportage per Il Fatto Quotidiano: si profila una carriera di giornalista all’orizzonte?

La parabola di Alessandro Di Battista per il momento sta conoscendo un momento di stallo, con il nostro chiamato a prendere la decisione definitiva sul suo futuro umano e professionale: male che vada potrebbe tornare alla sua antica passione artistica; del resto, come Walter Veltroni si è reinventato regista, perché non potremmo ritrovarci l’anno prossimo il Dibba al Festival di Cannes o a quello di Venezia, magari vincitore di qualche categoria di concorso?

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