“MR NOBODY”: IL PESO DELLE SCELTE E LA CASUALITÀ

Ogni istante rappresenta una possibilità, un esperimento irripetibile. Abbiamo già affrontato, analizzando “Sliding Doors” (1998, di Peter Howitt), il concetto di libertà di scelta. È stato il filosofo danese Kierkegaard in uno dei suoi capolavori, “Aut aut”, a mettere in crisi quel binomio tra libertà e responsabilità, affermando che: “La personalità, già prima di scegliere, è interessata alla scelta, e quando la scelta si rimanda, la personalità sceglie incoscientemente, e decidono in essa le oscure potenze”. Anche il non scegliere, dunque, è di per sé una scelta. L’uomo è sempre intrappolato in un atto decisionale, anche se tenta di distaccarsene. Questo equivale a dire che è possibile modificare la propria vita in ogni istante, ma è anche vero che ogni volta che decidiamo ci precludiamo per sempre alcune possibilità. Bisogna concedersi, quindi, il lusso di immergersi in esistenze differenti dalle proprie, accettare le conseguenze delle proprie decisioni e quando si avverte un senso di oppressione, provare a calarsi con l’immaginazione nelle vite che non abbiamo vissuto.

Il protagonista di “Mr Nobody” è un uomo vecchissimo, l’ultimo a non essere stato reso immortale. Da notare l’apoteosi del nome, “Nemo” (Nessuno), perché l’identità si costituisce sulle scelte, ed essendo lui l’incarnazione di tutte le sue possibili scelte -come vedremo- è come se non ne incarnasse nessuna in particolare. Nemo Nobody rappresenta, quindi, l’ultimo elemento di una razza in via di estinzione, e per questo subisce pressioni da medici e giornalisti per parlare della sua vita. La sua narrazione è però confusa, i suoi racconti risultano contradditori: per qualche assurda ragione, Nemo ha vissuto tutte le possibili vie che la sua vita avrebbe potuto prendere (o ha preso). Lo spettatore quindi segue le diverse storie, che si potrebbe ipotizzare creino del caos, ma risultano invece legate con una coesione molto convincente. Dopo una prima visione, probabilmente, i vari livelli interpretativi sembreranno in contraddizione tra loro, ma è questa la particolarità che contraddistingue la pellicola di Jaco Van Dormael: lo spettatore potrebbe sentirsi spaesato, fuori strada, ma deve provare a credere che ogni singola cosa raccontata da Nemo sia vera. “Tutto ciò che ha detto è contradditorio. Non puoi essere in un posto e in un altro allo stesso tempo”, afferma un giornalista durante un’intervista. “Ognuna di quelle vite è quella giusta. Ogni sentiero è il giusto sentiero. Tutto avrebbe potuto essere qualunque altra cosa e avrebbe avuto altrettanto senso”, risponde Nemo. La pellicola, quindi, ci da la possibilità di vivere una gamma vastissima di esperienze, provando empatia per Nemo, assaporando le sue emozioni, e soffrendo per le sue perdite. C’è bisogno di immaginazione, quella che potrebbe avere un bambino (la scena centrale del film, infatti, è quella in cui il piccolo Nemo, in seguito al divorzio dei genitori, si trova a dover scegliere se passare la sua vita con il padre o con la madre).

Pensare di poter sviscerare il significato del film sarebbe un azzardo, quasi un atto di presunzione. Nemo rappresenta l’emblema di una vita vissuta con la consapevolezza di avere giorni e possibilità infinite da sperimentare. Questo potrebbe rivelarsi il “segreto” di un’esistenza piena: vivere lasciandosi guidare dal flusso, dai sentimenti e dall’istinto. “Mr Nobody” è un’opera sulla libertà e un’opera di libertà, che non segue nulla di prescritto: sarebbe un paradosso, infatti, se lo facesse.

Mariantonietta Losanno

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