“MATCH POINT”: WOODY ALLEN ABBANDONA OGNI VELLEITÀ COMICA PER DELINEARE UN DRAMMA PSICOLOGICO

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Irresistibile ironia, genialità e versatilità: il cinema di Woody Allen è un contenitore di generi, tecniche e miti. Ogni sua opera è un successo di autenticità e stile personale, da sempre Woody Allen è in sintonia con la cultura popolare, ne solletica tutte le debolezze per ribaltarle in una critica politica della società di massa.  Attraverso una rete di simboli e metafore, il suo essere “comico” finisce per assumere un ruolo illuminante nei confronti del mondo. Contro la falsità dei mass media e delle ideologie, Allen si fa “analista”. Diventa un medico che per primo ironizza su se stesso e sul proprio metodo, in quanto egli stesso vittima della sofferenza del mondo. Il suo stile, dunque, è falsamente comico, riuscendo ad aprire le porte al dramma e raggiungendo l’essenzialità del discorso.

La locandina del film

“Match Point” è un dramma ben costruito, che parte da una trama semplice, per progredire verso soluzioni e riflessioni molto interessanti. Chris Wilton è un ex giocatore professionista di tennis che viene assunto come istruttore in un prestigioso club di Londra. Qui inizia la sua ascesa nel mondo dell’alta società: case e macchine lussuose, donne sobrie ed eleganti, uomini impeccabili. Tutto quello che Chris aveva sempre sognato e che non era mai riuscito ad ottenere con il successo sportivo. Non è però soltanto un freddo calcolatore che ambisce ad una vita agiata e ricca di privilegi, c’è anche un lato passionale in lui. È l’incontro con Nola, aspirante attrice, che scatena le sue passioni.

Chris è, dunque, il “cattivo”. La vicenda però non finisce come in “Delitto e castigo”, il romanzo di Dostoevskij che il protagonista legge all’inizio del film: il colpevole non viene punito. Woody Allen cambia quindi incredibilmente registro, dedicandosi ad un film drammatico, con risvolti da vera e propria tragedia. “Match Point” è una pellicola intrigante, sorprendente, incredibilmente pesante e leggera allo stesso tempo. Il regista sembra voler dare un’importante lezione di vita, utilizzando come metafora una partita di tennis: la vita è determinata più dalla fortuna che dalla bravura, così se la pallina tocca anche per poco il nastro non si sa dove atterrerà e da lì saranno condizionati i fatti che seguiranno. Woody Allen si muove con intelligenza, realizzando un’opera cinicamente lucida. La freddezza d’animo regna sovrana sul pentimento e sugli ideali. Inizialmente è la passione ad avere un peso maggiore, fino a quando però il personale egoismo non rispunta prepotentemente occultando ogni possibile amore. La sorte allora non aiuta solo gli audaci, ma anche coloro che sono disposti a sacrificare i propri valori e la propria integrità. La più grande colpa è l’assenza di morale.

“Match Point” fa sorgere una domanda: è la società che ci circonda a forzare le nostre azioni o siamo noi stessi che consapevolmente agiamo per soddisfare le nostre aspettative, costi quel che costi?

“Chi disse: “Preferisco avere fortuna che talento”, percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no e allora si perde”

(Chris Wilton)

Mariantonietta Losanno