“COFFEE AND CIGARETTES”: IL CINEMA SURREALE DI JIM JARMUSCH

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Un collage di corti: l’opera di Jim Jarmusch consta di undici episodi che tutti insieme creano un film di poco più di novanta minuti. Il progetto ha avuto una lunga gestazione, il primo corto, quello con Roberto Benigni, è stato realizzato nel 1986 e si intitola “Strano conoscersi”. È un dialogo surreale tra due persone, un italiano e un americano, che apparentemente non si conoscono, attorno al tavolino di un bar con numerose tazze di caffè e sigarette. Il primo episodio presenta le caratteristiche che si riscontrano anche nei successivi: l’inquadratura fissa, il bianco e nero, i dialoghi comici, bizzarri, addirittura in certi casi privi di senso compiuto. Spiccano in particolare le performance di Steve Buscemi, nel secondo corto, “Gemelli”, che interpreta un cameriere che racconta una storia assurda su Elvis Presley, cioè che avrebbe avuto un gemello che lo avrebbe sostituito in molte serate e tour; quelle di Iggy Pop e Tom Waits, che nel terzo episodio “Da qualche parte in California” (uno dei più acclamati) parlano di malattie, medicine, musica e della necessità di smettere di fumare, immediatamente poi smentita dai fatti. Tutti gli altri episodi sono stati girati nel 2003, quando Jarmusch maturò l’idea di realizzare un intero film diviso in pillole sullo stesso tema e con lo stesso stile. Non tutti i corti, però, hanno lo stesso livello e in alcuni di essi il regista inserisce una sorta di morale che da un senso meno surreale alla storia. Da citare anche la parte affidata a Bill Murray che interpreta se stesso.

Jim Jarmusch si diverte a presentare le situazioni più svariate collegate da un unico filo conduttore costituito dal momento in cui si fuma una sigaretta sorseggiando un caffè. I dialoghi sconclusionati si alternano a quelli più profondi e complessi che fanno riflettere su quanto sia conclamata ormai la difficoltà di abbandonare i nostri “vizi”. Ci si sofferma anche sull’incomunicabilità: in alcuni degli episodi del film il regista mette in risalto l’incapacità di comunicare e la mancanza di dialogo, come se alcuni personaggi si sentissero intrappolati in un limbo. L’opera di Jarmusch è un ritratto di una società schiava del consumo e della dipendenza, malinconica e nostalgica, in cui per potersi aggrappare ad una speranza ci si deve affidare alla creatività e immaginare che il caffè servito in tristi bicchieri di carta possa essere champagne: è questo l’unico modo per rendere il gusto dell’esistenza più sopportabile. “Coffee and cigarettes” è un esperimento atipico e affascinante, folle e surreale. Il regista sa cosa cercare nei dialoghi, riesce a porre l’attenzione sulle parole giuste, sul tempo che scorre inesorabile. L’ultimo episodio lascia persino un senso di tristezza. Jarmusch riesce a mettere a nudo i personaggi con semplicità, anche attraverso l’illogicità dei comportamenti.

Mariantonietta Losanno