“THE BUTTERFLY EFFECT”: LO PSICO-THRILLER CHE AFFRONTA IL TEMA DEI VIAGGI NEL TEMPO

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È un desiderio condiviso da molti quello di modificare il proprio passato. Tornare indietro per modificare gli eventi con le consapevolezze e la maturità di oggi: una fantasia che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo provato. Ci si augurerebbe di prendere decisioni più giuste. Quali sarebbero però le conseguenze? E se ci fossero degli effetti indesiderati, delle ripercussioni che possono compromettere tutto? Il rischio sarebbe alto. I registi Eric Bress e J. Mackye Gruber, alla loro prima esperienza dietro la macchina da presa, hanno provato a fornire delle risposte a queste domande criptiche, con un film che ipotizza la possibilità, attraverso la lettura di un semplice diario scritto nel passato, di ritornare indietro nel tempo e cambiare il corso degli eventi.

Torniamo ad affrontare un tema di cui abbiamo già parlato: il destino. Lo abbiamo analizzato in riferimento a pellicole come “Sliding Doors”, che sviscera il concetto di libertà di scelta; o come “Mr Nobody”, un’opera libera che parla (ancora) di libertà. “The Butterfly Effect” presenta degli elementi di novità, non tutti però sviluppati adeguatamente. Il protagonista della storia è Evan, che sin da piccolo ha avuto problemi di amnesie. Tutti i momenti traumatici della sua infanzia sono avvolti dal buio, riesce a ricordarsene solo leggendo i diari che il suo analista gli ha fatto scrivere. Rileggendoli, però, accade l’assurdo: Evan viene catapultato nel passato che scopre di poter influenzare. Il disturbo psichiatrico non viene analizzato a dovere, la causa delle amnesie non viene mai svelata. Questo potrebbe essere uno dei punti meno forti del film. In altre opere, come ad esempio “Memento” (2000, di Christopher Nolan), la malattia viene trattata in un modo molto più efficace. I due registi esordienti, già autori della sceneggiatura di “Final Destination 2” (che in certi aspetti ricorda anche “The Butterfly Effect”), partono da un soggetto molto interessante e cercano di svilupparlo secondo i dettami del thriller. Qualcosa, però, non procede nel verso giusto. I salti temporali, i flashback, i frammenti di memoria, si alternano ad alcuni buchi nella trama e a situazioni che risultano scarsamente credibili, al limite del surreale. Inizialmente la storia affascina, nonostante il caos e la non linearità, ma il coinvolgimento e la curiosità non reggono i quasi centoventi minuti. Alcune scene sembrano forzate, e il fatto che Evan possa tornare nel passato sembra quasi diventi un “gioco” a cui lo spettatore assiste per scoprire in quali circostanze catastrofiche si verrà a trovare. In più, gli attori non fanno molto per elevare la qualità del film: il protagonista Ashton Kutcher (più a suo agio nel genere della commedia) appare poco ispirato. “The Butterfly Effect” si trasforma, dunque, in un ottimo prodotto di intrattenimento.

Mariantonietta Losanno