“CONTROL”: IL BIOPIC SU IAN CURTIS, IL LEADER DEI JOY DIVISION

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Il binomio cinema e musica funziona. Sono stati realizzati moltissimi prodotti biografici su rockstar, artisti jazz, soul o blues, per fornire un esempio recente possiamo citare “Bohemian Rhapsody”, un film fortemente desiderato che ripercorre la storia dei Queen e grazie al quale Rami Malek ha vinto il premio Oscar come miglior attore. Se ne possono citare tanti altri, come “Sid e Nancy”, la pellicola che racconta l’amore disperato ai tempi del punk, quello fra Sid Vicious e Nancy Spungen (interpretati da Gary Oldman e Chloe Webb): la loro è stata una storia d’amore distruttiva e totalizzante; o The Doors, opera in cui Val Kilmer riporta in vita Jim Morrison davanti la macchina da presa di Oliver Stone: un ipnotico e affascinante ritratto del mito e dei suoi demoni. “Last Days”, invece, rappresenta un esperimento sui generis in quanto non si tratta prettamente di un biopic, quanto piuttosto di un film ispirato al leader dei Nirvana, Kurt Cobain, e di cui abbiamo parlato in occasione dell’anniversario della sua scomparsa lo scorso 5 aprile.

Trentanove anni fa, precisamente il 18 maggio 1980, si suicidò Ian Curtis, appena ventitreenne. L’inquieto cantante dei Joy Division soffriva di epilessia e di una sorta di male di vivere costante. Dopo un matrimonio finito e una nuova struggente vicenda amorosa, decise di togliersi la vita. “Love Will Tear Us Apart” (“L’amore ci farà a pezzi”), cantava Ian: il brano che lo ha consacrato al successo ne ha segnato poi anche la fine. La fragilità di Ian viene rappresentata in maniera cruda e sincera da Anton Corbijn, conosciuto maggiormente per il suo lavoro di fotografo ufficiale e videomaker di band come Nirvana, Depeche Mode e U2, che per quello di regista: “Control”, infatti, è il suo primo lungometraggio. La sua bravura a livello visivo si traduce in una fotografia in bianco e nero estremamente realistica ed efficace che crea un forte impatto emotivo. Tratto dal romanzo autobiografico di Deborah Curtis (moglie di Ian) “Touching from a distance”, la pellicola di Corbijn non scende a compromessi, scegliendo di mostrare i drammi di Ian Curtis senza patetismi. Nessun tipo di artificio, solo e soltanto la vera essenza del leader dei Joy Division (dalle cui ceneri nasceranno i New Order). Ian Curtis voleva evadere dalla sua cittadina natale, la sua anima folle e tormentata aveva bisogno di potersi esprimere. Anton Corbijn ci racconta la storia dell’Uomo e nel quella del Mito. Le atmosfere che riesce a creare, le mode e i luoghi sembrano dannatamente reali. “Control” è un film straziante e diretto, che non si adagia sulla figura di Ian Curtis e non diventa un prodotto celebrativo. La pellicola si pone l’obiettivo di non ostentare nulla, analizzando a fondo le più piccole sfumature e le debolezze del giovane leader della band. Un film che restituisce a Ian Curtis un’atmosfera umana, senza condannare o elogiare morbosamente la figura del Personaggio.

Mariantonietta Losanno