“PATERSON”: UN’ODE ALLA VITA QUOTIDIANA

Paterson, autista di autobus, nato e cresciuto a Paterson, Stato del New Jersey. Conduce una vita monotona, ordinaria. Di giorno guida l’autobus, di sera porta fuori il cane e beve una birra nel pub dell’isolato. Ad attenderlo, il giorno seguente, un’altra identica giornata. Quello di Jim Jarmusch è un cinema minimalista, apparentemente. C’è qualcosa in più, se si guarda attentamente e non con uno sguardo superficiale. C’è qualcosa in più del senso di vuoto e di infelicità che vive Paterson. C’è quel qualcosa che gli consente di evadere dalla realtà: la poesia. Ogni giorno appunta i suoi pensieri su un taccuino, che porta sempre con sé. Ed ecco che anche quello che può sembrare banale rivela un significato nascosto: il lavoro di autista consente a Paterson di osservare tutto ciò che lo circonda, da cui può trarre ispirazione per scrivere.

Lo spettatore può facilmente immedesimarsi: ognuno di noi ha bisogno di coltivare una passione per potersi sentire vivo. La poesia consente a Paterson di tollerare la banalità della sua vita, caratterizzata da una routine di luoghi e persone uguali e a tratti angoscianti. C’è tutto un mondo di possibilità, che può fare la differenza. In tutto quello che si ripete nella vita di Paterson c’è tutto il ritmo della vita e della poesia. Incontri inattesi, frammenti di conversazioni, piccole sfumature che ci dimostrano che c’è tanta bellezza nel mondo, basta riuscire a coglierla. Tutto questo ha concretezza, non è solo un’idea astratta. Paterson scrive per se stesso, per il puro e semplice piacere di elevarsi dalla monotonia e dalla routine. Anche lo spettatore deve elevarsi per cogliere l’importanza di questa pellicola. Bisogna osservare con un occhio attento, che sa posarsi su ogni dettaglio e riesce a ricordare ogni frase; è dalla ripetizione sempre uguale e sempre leggermente diversa che può nascere la poesia. Paterson si sveglia ogni giorno quasi alla stessa ora, minuto più, minuto meno. È quel quasi che fa la differenza. È questo il significato del film, che, ad un pubblico annoiato, potrebbe anche apparire troppo lento.

Jamursch non intende mostrarci la storia di un genio incompreso – anche perché Paterson scrive per alleviare la sua esistenza, non per arrivare ad altri- piuttosto preferisce raccontare quanto la poesia (o altre forme d’arte) abbia il potere di cambiare il mondo. Persino in un vuoto si può riconoscere una possibilità. E la forza di ricominciare ogni giorno. Chi non è pronto a tutto questo, chi non ha la curiosità di lasciarsi sorprendere, non potrà cogliere a pieno il senso di questa pellicola.

Mariantonietta Losanno

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