17 GIUGNO 1983, “ESECUZIONE” DI ENZO TORTORA

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di Francesca Nardi

Avrebbero potuto applicare la strategia sofisticata…quella che riservano agli irriducibili, impermeabili ad ogni lusinga…ma quella era una strategia sottile…aveva bisogno di tempo per compiersi…i risultati sarebbero arrivati, ma sulle lunghe distanze e la vendetta del  “bruto che sbava e schiuma nell’ombra”, si sa… non ha tempo per le attese…la belva ha bisogno di anticipazioni e deve consumare la sua rabbia nell’immediato, impastarla con la carne del predestinato, che avrà lacerato e che offrirà, grondante sangue, al popolo affinché…improvvisamente mesto, opportunamente attonito e pio e timorato di Dio,  ci si abbeveri… dapprima con fare schizzinoso …come una vecchia zitella… asciugandosi di soppiatto il sangue che cola all’angolo della bocca e poi, rinvigorito l’appetito, ci si immerga e contribuisca dal basso, allo scempio del corpo… Distruggere e cancellare un pensiero, quando è sfuggito alle maglie ossidate del potere, invece… richiede anni ed anni … estenuanti strategie sottili e la perversa intelligenza del creatore di silenzi, del mummificatore di ingegni, del costruttore dei morti che restano in vita…Entrare nella vita di un uomo perbene e stroncarla, strappargli la dignità e l’onore, confutargli il diritto stesso di avere vissuto e reso di sé ciò che è dinanzi al mondo, ucciderlo senza agonia, è solo questione di un attimo…un ordine e la condanna…e tutto ciò che la brava gente del dopo, desidera inserire al centro della tragedia tra i due momenti, non ha importanza alcuna…perché lui è morto.  Quel 17 giugno di 36 anni fa, qualcuno ha ucciso Enzo Tortora,,, il suo arresto non ha rappresentato l’esecuzione di un provvedimento…il suo arresto è stato una esecuzione di morte e quella fisica di cinque anni dopo… soltanto una formalità ad uso e consumo del mondo. Quanta gente “morta dentro” si aggira nelle piazze, finge di respirare lungo le vie affollate, di dormire, di mangiare…quanta gente abbiamo ucciso?, quanta ne uccideremo ancora?, voi con la giustizia peregrina del giorno dopo e noi con la tastiera di supporto contemporaneo…noi servi e complici dell’assassino, giustizieri e poveracci in cerca di emozioni  del prima del dopo e del durante…ma l’empietà della strategia a lungo termine, quella che ti tiene in vita e in attesa e ti logora nella speranza che cambi il vento … conficcando ed avvitando una vite alla volta del tuo sarcofago, in ogni centimetro della tua carne, si compie con la consegna del silenzio…con la tumulazione veloce e perenne del tuo pensiero libero, con l’ordine di isolamento per chi non si allinea, con l’imperio silenzioso dell’ esilio perenne per chi non riconosce il sistema…Ordine di scuderia di quei quattro cialtroni, che si masturbano il cervello nell’ombra e presiedono come cacicchi con l’ernia, alle cose di un mondo che si genuflette: “Colpite scientificamente, né prigionieri…né feriti…potrebbero parlare” Hasta el silencio!

1 commento

  1. Il giudice Felice Di Persia, uno dei giustizieri di Tortora, nel 1984 rilasciava interviste in tv e diceva:”meglio 100 innocenti in carcere che un colpevole libero”.
    Poi ha finito la sua carriera come direttore della DDA di Napoli lasciando il suo insegnamento. Da pensionato fu chiamato dalla famiglia Coppola nel 2010 a ricoprire la carica di presidente del loro “consorzio rinascita” e da lui partirono le denunce contro il Giolì e contro il Domitia Village, denunce che andarono a quelli che erano stati i suoi collaboratori fino a due anni prima. Collaboratori che hanno usato il suo insegnamento, meglio 100 innocenti in carcere che un colpevole libero. Ciao Francesca

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