“MILLENNIUM – QUELLO CHE NON UCCIDE”: UNA NUOVA LISBETH SALANDER AFFIDATA ALLA REGIA DI FEDE ÁLVAREZ

Hacker e vendicatrice implacabile, criminale efferata: bentornata Lisbeth Salander. Otto anni dopo l’opera firmata da David Fincher (“Millennium – Uomini che odiano le donne”), tocca a Fede Álvarez adattare l’omonimo romanzo di David  Lagercrantz, prosecutore della saga di Stieg Larsson. In questo capitolo della saga Lisbeth diventa il bersaglio degli “Spiders”, un’organizzazione criminale che vuole entrare in possesso di un programma in grado di scatenare una guerra nucleare.

La pellicola diretta da Álvarez tenta di riportare sullo schermo le atmosfere e i tratti tipici della protagonista, ma il risultato ottenuto si presenta diverso. Era un compito difficile raccogliere l’eredità di David Fincher e ancora di più quella di Stieg Larsson: il prodotto, dunque, risulta poco incisivo. L’intrigo è interessante, ma prevedibile. Le caratteristiche tipiche che Larsson aveva messo in chiaro sin dal principio (il desiderio di vendetta, il bisogno di fare giustizia in un modo atipico, spingendosi oltre il limite), non si ritrovano nell’adattamento di Álvarez. Lisbeth Salander è sempre stata forte, violenta, invincibile. In questo capitolo della saga, invece, la ritroviamo intenta a risolvere un dramma familiare dall’epilogo facilmente presumibile. Sia Lagercrantz che Álvarez non tradiscono l’universo di Larsson e dei suoi protagonisti, ma si concentrano su altro. È come se la trama fosse stata semplificata. La complessità dei personaggi, la ricerca di verità e la brama di vendetta non sono i punti principali né del romanzo che della pellicola. Sarebbe servito un po’ di coraggio in più, quello che non è mancato a Larsson e a Fincher nel mostrare scene di sesso o di violenza esplicite spesso disturbanti ma efficaci. La personalità di Lisbeth è abbozzata, dei suoi problemi familiari si parla poco e solo in riferimento alla sorella; perde, insomma, la sua essenza così controversa e misteriosa. Lo spettatore avrebbe forse voluto vedere meno effetti speciali e più attenzione alla psicologia dei personaggi. Bisogna prendere atto, però, del cambiamento (prima di tutto letterario), e adeguarsi senza tentare di fare paragoni che risulterebbero solo inutili e banali. Le ambientazioni sono diverse, così come i personaggi e le loro personalità. Con “Millennium – Quello che non uccide”, siamo in un mondo internazionale a base di spionaggio e non nel territorio larssoniano. Lisbeth non è più la protettrice delle donne che rivendica soprusi e relativi insabbiamenti, è meno graffiante, più morbida e sensibile: il suo essere provocatoria e affascinante viene meno.

 Mariantonietta Losanno

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