LA BARACCOPOLI DI PANTANO, DOPO LE CAUSE ECCO GLI EFFETTI!

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  –  di Salvatore Zinno  – 

Nel racconto che stiamo facendo sulle cause di inquinamento del litorale domizio nei comuni di Sessa Aurunca e Cellole dei giorni scorsi, abbiamo toccato l’argomento baraccopoli abusiva realizzata nel corso dell’ultimo trentennio all’interno di quella zona chiamata “Pantano”; ovvero quella fascia di terreno che si sviluppa parallelamente alla costa, compresa tra il nucleo urbano di Baia Domizia e strada statale Domiziana.

Questa cittadella completamente abusiva è stata tirata su da una moltitudine di cittadini dell’hinterland casertano e napoletano, giunti a gruppi sul territorio domizio, “invitati” da qualche politico locale che nei primi anni ‘80 progettava la sua scalata agli scranni del Consiglio Regionale della Campania al quale non bastavano i voti della zona aurunca ma facevano molto comodo i voti dei marcianisani, maddalonesi, aversani, ecc ecc.

Così cominciò l’occupazione abusiva senza alcuna regola o criterio di quell’area, dove oggi sono presenti diverse migliaia di abitazioni; diciamo diverse migliaia perché il numero preciso non si è mai potuto stimare ma basta guardare una qualsiasi mappa satellitare, anche dal proprio smartphone, per potersi rendere conto della vastità del fenomeno.Alle ambizioni politiche, si sono aggiunti anche gli affari dei tecnici locali – geometri, ingegneri, architetti – che si sono arricchiti nel corso degli anni, grazie ai vari condoni che questo sciagurato paese ha saputo inventare. I condoni poi, si sono trasformati in concessioni in sanatoria, come ci è stato confermato (ma questo era il segreto di pulcinella) dagli atti della settima commissione consiliare della Regione Campania.

Il vizio di fondo di tutta la questione è dato dalla legge 431 del 08 agosto 1985, la cosiddetta legge Galasso, che prende il nome dal suo ideatore, l’On. Giuseppe Galasso che da sottosegretario del governo Craxi fortemente la volle. Questa legge prevedeva l’assoluta inedificabilità di alcune zone sulle quali poneva il vincolo; una di queste era proprio il Pantano di Sessa e Cellole.

Oggi, girando per le polverose strade consortili, è possibile constatare l’esistenza di veri e propri condomini abusivi, con strade condominiali chiuse da sbarre in ferro e in alcuni casi dotati anche di vigilanza privata, con una legge tutta interna che ha prodotti anche delle paradossali “auto-deroghe” ai divieti comunali.

Invece, in barba alla legge Galasso, gli amministratori locali per decenni tennero chiusi entrambi gli occhi, in cambio di voti e di “vil denaro” che grazie alle domande di condono entrava nelle magre casse dei comuni di competenza: Sessa Aurunca e Cellole. Con questi denari si sono potuti permettere considerevoli investimenti per far crescere queste cittadine, soprattutto Cellole che nel giro di poco più di vent’anni da sgangherata ex frazione del comune di Sessa è diventata una moderna cittadina.

Queste sono state le cause, che hanno visto la complicità nella crescita della cittadella abusiva, politici, notai, tecnici, dipendenti pubblici e chi più ne ha più ne metta, perché tutti hanno tenuto gli occhi chiusi in cambio delle proprie utilità, compresa l’ENEL che ha fornito regolari allacci di energia elettrica a roulotte, container, baracche in lamiera e qualsiasi altro tipo di tugurio atto ad ospitare genere umano.

In questa area l’illegalità è la regola, perché non ci sono strade, se non piste in terra battuta realizzate dal Consorzio di Bonifica per facilitare gli insediamenti agricoli; non ci sono fogne, con le innegabili ricadute in tema di scarichi illeciti nei canali e quindi nel mare; non ci sono reti di distribuzione di acqua potabile, fatta eccezione per le migliaia di allacci abusivi sulle reti comunali di Sessa e Cellole; non c’è servizio di raccolta dei rifiuti in quanto queste case non sono censite ed il servizio di “differenziata” adottato dai comuni ospitanti non raggiunge questa bidonville!

Questi altri che abbiamo elencato sono gli effetti.

Un effetto spiacevole è quello dello scarico di liquami nei canali del CAB, che vanno in mare senza alcuna depurazione.

Il secondo effetto nefasto è legato allo smaltimento dei rifiuti di queste comunità abusive; non ricevendo il servizio di raccolta “porta a porta”, come avviene per il resto della Baia e dei comuni ospitati, i Pantaneros (come vengono chiamati in maniera dispregiativa dai locali) accumulano cataste di sacchi di indifferenziato assieme ad ogni altro tipo di suppellettili di cui non hanno più bisogno, in prossimità delle strade provinciali che conducono alla Baia aspettando che i comuni decidano di rimuoverli; a volte però non succede ed ecco che parte la mini “terra dei fuochi”.

Così come accaduto la notte scorsa in via Bocca di Pantano, dove una locale associazione di volontariato ha documentato l’ennesimo rogo di rifiuti, ringraziando poi tramite facebook per la dose di diossina ricevuta.

La situazione è giunta ai limiti della vivibilità, i malumori dei locali contro i cosiddetti Pantaneros sono palpabili, e abbiamo raccolto tante voci di dissenso tra la popolazione “regolare” di Baia Domizia, i quali rivolgono un appello ai Sindaci del posto, affinché affrontino in maniera seria il problema per una migliore vivibilità generale della località turistica, che si trova a fare i conti con gli evidenti errori del passato.

Oggi, il bilancio tra le cause, gli effetti e gli eventuali benefici che hanno consentito quello scellerato insediamento umano in una zona paludosa, sono nettamente di segno negativo.

La politica sarà in grado di rimediare agli errori commessi e fare i conti con un recente nefasto passato che ha permesso tutto questo?

6 Commenti

  1. Gentilissima signora Francesca Nardi, grazie per la Sua sollecita risposta, ma mi permetta, se è ancora consentito, di esprimere opinioni senza incorrere in reprimende, in verità alquanto fuori luogo. Credevo di aver usato un linguaggio secondo gli insegnamenti ricevuti, comprensibile, cjhiaro e sicuramente senza allusioni.
    Questo è quanto riportato nell’articolo:
    “Oggi, girando per le polverose strade consortili, è possibile constatare l’esistenza di veri e propri condomini abusivi, con strade condominiali chiuse da sbarre in ferro e in alcuni casi dotati anche di vigilanza privata, con una legge tutta interna che ha prodotti anche delle paradossali “auto-deroghe” ai divieti comunali.
    Invece, in barba alla legge Galasso, gli amministratori locali per decenni tennero chiusi entrambi gli occhi, in cambio di voti e di “vil denaro” che grazie alle domande di condono entrava nelle magre casse dei comuni di competenza: Sessa Aurunca e Cellole. Con questi denari si sono potuti permettere considerevoli investimenti per far crescere queste cittadine, soprattutto Cellole che nel giro di poco più di vent’anni da sgangherata ex frazione del comune di Sessa è diventata una moderna cittadina.”

    Le mie modeste affermazioni, secondo il Suo inopinabile giudizio poco credibili, riguardano in particolare questo passaggio dell’articolo, che non solo è un falso storico, ma è anche oggettivamente offensivo. Cellole, che a Lei ed all’estensore dell’articolo piaccia o meno, è stata, anche da sempilice frazione, una comunità dedita al lavoro ed impegnata a migliorare la qualità della vita dei suoi figli, con grandi sacrifici, ma sempre con grande dignità. Altro che sgangherata ex frazione. L’ordine e il decoro urbano sono nel DNA di ogni famiglia Cellolese. Le rammento una brevissima ricostruzione cronologica, pertanto facilmente verificabile. Cellole diventa Comune autonomo nel 1973. Vota per la prima Amministrazione nel giugno del 1975 ed elegge la prima Amministrazione Autonoma. E dunque dal 1975 Cellole inizia a prevedere il suo sviluppo di opere pubbliche finanziate dalla Stato. Dopo un breve periodo di Commissariamento per procedere al Referendum per l’Autonomia che presentava questa mancanza, l’Amministrazione torna nel 1980 ad essere a suffragio popolare. Da allora in poi e sino alla riforma degli Enti Pubblici tutte le opere sono state realizzate con finanziamneti a credito pagati negli anni dai cittadini di questa sgangherata ex frazione. Ebbene, sfido chiunque a dimostrare il contrario, nei primi anni ottanta il 99% degli attuali abitanti nelle casette abusive del pantano, non sapevano neanche dove fosse Baia Domizia, figurarsi Cellole, sgangherata ex frazione di Sessa. Resta la gravissima responsabilità nell’aver permesso una così selvaggia invasione, e spero che, prima o poi, vengano individuati i veri responsabili e puniti, con la Legge, non con le allusioni. Le Casse del Comune di Cellole sarebbero ben più piene senza quello che è un vero e proprio sfacelo del Pantano. Che, tra l’atro, ha mietuto tante vittime tra i nostri avi prima della bonifica ma che era un solido sostenimento all’agricoltura del territorio. I fagioli prodotti nel pantano tra gli anni 60 e 70 hanno consentito a molte famiglie di costruire case e mentenere i figli impegnati nello studio. Negli anni, praticamente, il territorio ha perso questa grande risorsa economica, a vantaggio di una vendita sovraprezzo di terreni prettamente agricoli. Inoltre, se Lei avrà il tempo, può sempre informarsi di quanto danaro sia costato all’Amministrazione Comunale in termini di consulenze e patrocini legali, tutta la vicenda pantano. Rimarrebbe stupita da somme enormi, mai più rientrate nelle casse Comunali, ovviamente. Per quanto affermato , dichiaro la disponibilità a qualsiasi confronto. Damiano Verrengia

    • Gentile signore, mi sembra di capire che il nocciolo della questione ed il motivo del suo risentimento abbia origine esclusivamente nella definizione di “sgangherata ex frazione”. Nessuno di noi ha offeso la comunità di Cellole nè si è permesso di disconoscerne la indiscutibile e dignitosa laboriosità…Qualsiasi tentativo, quindi di deviare discorsi e significati, fallisce in partenza. Non sono in discussione le qualità di un popolo che si è costruito da solo ed il suo orgoglio di appartenenza, signor Verrengia, dovrebbe sentirsi impreziosito e non schiaffeggiato, se qualcuno rammenta le fasi dell’evoluzione di Cellole. Poiché riteniamo che nessuno possa negare i fatti e la storia, neppure lei, dobbiamo arguire che, forse, lei avrebbe preferito che in luogo di “sgangherata ex frazione”, l’estensore dell’articolo parlasse di zona malarica, bonificata grazie al Consorzio Aurunco di Bonifica? Il problema autentico, gentile signor Verrengia, non risiede nelle parole o nelle definizioni o nelle nomenklature, ma nell’abusivismo selvaggio che qualcuno sembra aver scoperto questa mattina, come nella migliore tradizione politiche e questa è la cosa più cialtrona che si possa fare…continuare a far finta di non sapere e continuare a far finta di volere chiedere conto…a chi ?, a cosa? Oggi Il servizio delle 14 al Tg3 conferma quanto sostenuto nell’articolo sul Pantano, in cui lei ha voluto leggere esclusivamente un insulto al luogo in cui è nato. Grazie.

      • Mi permetta ancora di dirLe, signora Nardi, che evidentemente devo rivedere le mie conoscenze della lingua italiana. La ringrazio per l’attenzione, ma è del tutto evidente che il modo corretto di deviare il senso dei ragionamenti mi vede sonoramente sconfitto dalla Sua manifesta superiorità. Saluti e grazie ancora.

  2. Buona sera, di solito scrivete di argomenti di cui mostrate buona conoscenza dei fatti in oggetto. Nel caso del pantano sono troppe le omissioni, che sono certo involontarie, che riguardano i fatti accaduti nell’arco di quasi 40 anni. Per esempio, sostenete, senza alcuna ragione, che il Coumune Cellole abbia incassato tanto dalla vicenda illegale da potersi permettere di diventare in pochi anni da frazione sgangerata a Cittadina moderna. Credo che prima di permettersi tali gravi affermazioni, e soprattutto false, sarebbe opportuno documentarsi in maniera corretta. A meno che l’articolo non sia solo un mezzo per aizzare facili consensi contro qualcuno che non sta simpatico alla Redazione, o allo stesore dell’articolo.

    • Gentile signor Damiano Verrengia, grazie per il suo commento, legittimo anzi addirittura perfetto fino al momento in cui lei azzarda il processo alle nostre intenzioni ed elabora ipotesi gratuite sulle eventuali simpatie dell’estensore dell’ articolo. Forse, tra comunicati su misura, articoli ed esternazioni più o meno comprensibili… lei fa confusione, in buona fede si intende…quindi la invitiamo a contenere la sua fantasia entro i limiti della libertà sua e nostra. Se lei ritiene che le affermazioni contenute nell’articolo siano false, le smentisca chiaramente con argomenti validi, altrimenti rischia di non essere credibile e di rilasciare critiche senza senso alcuno… Grazie

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