“IL FLAUTO MAGICO DI PIAZZA VITTORIO” AL QUINTO APPUNTAMENTO CON IL FESTIVAL DEL CINEMA

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di Mariantonietta Losanno 

Il quinto incontro del Festival del cinema di Capua si è aperto con un doveroso momento di celebrazione di due grandi artisti recentemente scomparsi: Andrea Camilleri e Luciano De Crescenzo. In due soli giorni il nostro Paese ha visto andarsene due personaggi che rappresentano un vanto della cultura italiana.

Ogni appuntamento del Festival è una nuova esperienza per il pubblico. Quella di giovedì 18 luglio è stata una serata magica: “Il Flauto magico di Piazza Vittorio” è un’opera creativa, stimolante, piena di idee. Un film che rompe gli schemi e che ha il coraggio di osare. Inevitabilmente, il pubblico resta contagiato da questo incredibile spettacolo. “Il Flauto magico di Piazza Vittorio” è un libero riadattamento della celebre opera di Mozart. Racconta le gesta del principe Tamino, deciso a liberare la bella Pamina, trattenuta dal crudele stregone Salastro. Il film non nasconde la natura teatrale, anzi, se ne serve; gli stessi performer dell’Orchestra di Piazza Vittorio diventano attori, accanto ad altri professionisti come Petra Magoni, nelle vesti della regina, e Fabrizio Bentivoglio, co-autore del progetto.

L’opera di Mario Tronco e Gianfranco Cabiddu è coloratissima, per quanto le ambientazioni siano solo notturne. È un film che esprime l’ideale armonia dell’universo, in cui culture, religioni, lingue e tradizioni differenti si legano insieme spontaneamente, collaborando. Si respira purezza, l’atmosfera è incantata. I messaggi più importanti che il film vuole lanciare sono sicuramente l’idea di fratellanza e, più in generale, di famiglia: “Il Flauto di Piazza Vittorio” ha la necessità di mostrarsi senza barriere. Rallegra le orecchie, gli occhi, sembra che chiunque si avvicini a questo spettacolo sia obbligato a volergli bene. La visione del film da fiducia di credere che una piccola realtà utopica possa davvero realizzarsi.“Il Flauto magico di Piazza Vittorio”, interpretato in otto lingue, è una gioiosa impresa corale, realizzata con passione e dedizione, con metodi artigianali da personalità colte e determinate a portare gli spettatori in una realtà onirica e fiabesca, ma al tempo stesso estremamente reale. L’Orchestra spazia dal reggae alla musica classica, attraversando tradizioni culturali e musicali di tutto il mondo; in questo modo, il film si presenta come un vero e proprio mosaico multietnico. La zona di Piazza Vittorio, non a caso, è una delle più multietniche della capitale, e l’Orchestra -questo è il suo diciottesimo anno di attività- nasce proprio con l’intento di dare valore a questa mescolanza di culture, che altrimenti resterebbe inespressa. Lo sbocco più naturale de “Il Flauto magico di Piazza Vittorio” potrebbe essere allora quello didattico, per il messaggio di coesione culturale che trasmette. Il dibattito successivo al film, nel corso dell’incontro del Festival, tra il direttore artistico Francesco Massarelli, i due registi e la costumista Ortensia De Francesco (il suo, è un ruolo fondamentale, in quanto, come ha raccontato lei stessa, “persino i costumi hanno un loro suono”) ha dato poi modo di comprendere ancora più a fondo gli intenti del film, uno tra i quali sicuramente quello di riscoprire la bellezza nelle diversità. “Il Flauto magico di Piazza Vittorio” ha regalato al pubblico di Capua una sensazione di sollievo e una piccola e sana illusione che un lieto fine ci possa essere.