“THE VILLAGE”: LA FAVOLA NERA DI SHYAMALAN

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Covington è un piccolo villaggio della Pennsylvania. È un luogo di pace e tranquillità ed è completamente isolato dal resto del mondo. Gli abitanti non si allontanano mai dal villaggio, né si addentrano nella foresta vicina, in cui, secondo alcune credenze, abitano creature mostruose. Lucius, un giovane coraggioso, è intenzionato a sfatare il mito e ad attraversare il bosco.La pellicola di Shyamalan è una parabola politica sul rifiuto di tutto ciò che è oltre il confine. I “mostri” che si trovano al di là del limite sono considerati i “cattivi”, gli “innominabili”. Per vivere in sicurezza, quindi, l’unica possibilità è la solitudine. L’opera di Shyamalan, però, è molto lontana dall’essere una favola: “The Village” è un riferimento all’isolamento degli Stati Uniti di America dopo la strage dell’11 settembre 2001. Non è un film di paura, ma sulla paura che ha colpito gli USA e che li ha portati poi all’emarginazione. Covington rappresenta metaforicamente il luogo sicuro dove non può accadere nulla di spiacevole, in cui non è possibile ricevere attacchi esterni. La paura può portare l’uomo a incarcerarsi entro muri e confini invalicabili. Gli abitanti del villaggio devono poi rispettare un patto con le “creature innominabili”: nessuno deve varcare il confine altrui. Il Male però, non si caccia fuori solo evitando di superare un certo limite.

Il regista spazia dal presente al passato, dal thriller all’horror inserendo elementi di fantascienza funzionali alla narrazione. Quello che sorprende e incanta è la messa in scena poetica e grottesca allo stesso tempo. “The Village” è un raffinato e studiato thriller psicologico che punta sulle atmosfere, sulla suspense, sulle immagini. Shyamalan ritrae una società apparentemente lontana dalla nostra, ma in realtà colpita dagli stessi problemi e contraddizioni. Insiste anche sul concetto di Conoscenza e Ignoranza, perché gli abitanti del villaggio, pur di non infrangere un’assurda ed ottusa promessa, preferiscono morire. C’è così tanta paura nei confronti del mondo esterno, quando poi, i problemi più grandi sono proprio all’interno del villaggio  stesso. Covington è la rappresentazione di una società che nei momenti di difficoltà tende ad alzarsi e a fortificare le barriere per proteggersi dalle minacce esterne. Shyamalan ci racconta il mondo come sembra e poi ci svela com’è realmente. La valenza delle sue pellicole non sta tanto nel riuscire a creare un colpo di scena, quanto nella riflessione che spinge lo spettatore a fare. Il pubblico, infatti, è ammaliato e rivive nella propria mente più di una volta tutte le situazioni a cui ha assistito, per trovare una chiave di lettura sempre diversa. “The Village” è un’opera claustrofobica seppure sia ambientata in ambientazioni di ampio respiro. Il potere dell’immaginazione risulta -ancora una volta- incredibilmente efficace.

Mariantonietta Losanno