“STATE OF PLAY”: UNA LOTTA TRA POLITICA E GIORNALISMO

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Cal McAffrey (Russell Crowe) è un astuto giornalista d’inchiesta, si espone, va dritto alla fonte, investiga in nome della verità e di una buona storia da prima pagina. Il suo amico Stephen Collins (Ben Affleck), nonché giovane ed ambizioso deputato, viene coinvolto in una indagine per omicidio, quando la sua assistente (ed amante) viene trovata morta. Le vite dei due amici si incastrano, come si incastrano i ruoli che ricoprono: inizia una partita a guardie e ladri tra giornalismo e politica.

“State of play” parla di Potere, sotto varie forme. Il Potere della carta stampata, quello per cui tanti giornalisti hanno combattuto (e alcuni ne sono usciti anche sconfitti); il Potere che deriva da un ruolo politico che si riveste e che comporta responsabilità e compromessi da accettare; il Potere della verità. Cal McAffrey è l’emblema del giornalista che rischia di perdere anche la sua vita pur di andare a fondo all’intrigo, pur di svelare i colpevoli e punirli. Rappresenta forse un eccesso, un uomo che si è dedicato così tanto al suo lavoro che ha dovuto accettare in cambio di vivere in solitudine. Per diffondere la notizia Cal sacrifica ogni cosa, persino se stesso. Un’idea abbastanza cinica, ma che è in realtà realistica. Ed è vero anche che: “Il compito di un dottore è guarire i pazienti, il compito di un cantante è cantare. L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”, diceva la giornalista Anna Politkovskaja.

“State of play” è, dunque, un film su cui riflettere, pieno di colpi di scena e con un ritmo avvincente. Quante notizie vengono insabbiate per omertà e corruzione? Quindi, “State of play”, può definirsi anche un prodotto attuale: lo spettatore è, infatti, coinvolto e affascinato; vive l’inchiesta in prima persona, comprende che, in fondo, nessuno è davvero innocente. Il thriller firmato da Kevin MacDonald affronta il duello tra notizia e verità, un conflitto che non avrà mai fine, come quello tra Bene e Male. I temi vengono sviscerati così nel profondo cos’ da permettere allo spettatore di comprenderne totalmente l’essenza. “State of play” è anche colmo di rimandi ad altre pellicole (“Tutti gli uomini del presidente”, “I tre giorni del Condor”, “Quinto potere”), è un film coraggioso e necessario.

Mariantonietta Losanno

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