DIPENDENTI DEL CUB SULL’ORLO DELLA DISPERAZIONE. DA ANNI SENZA STIPENDIO, SOPRAVVIVONO CON I “PALLIATIVI” DELLA REGIONE

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(f.n.) – La migliore strategia, quella vincente, quella che legittima “con i fatti” l’imbroglio, il malcostume, l’affaire per pochi intimi, è quella che si compie con l’aiuto fondamentale dell’oblio, classico scudo protettivo, a salvaguardia delle storiche fetenzie ed a tutela dell’ignoranza popolare del problema…Il popolo non deve sapere perché non deve pensare, non deve riflettere altrimenti… “sbaglia” a votare. Detto questo, affinché la predisposizione d’animo con cui si considerano certi problemi, sia chiara ed inequivocabile, riesumiamo con cognizione di causa, alla luce dell’ennesimo tentativo flop di risvegliare le coscienze commissariali in causa, la questione del Consorzio Unico di Bacino delle province di Napoli e Caserta che non è assolutamente risolta, anzi,  come accade nelle migliori famiglie “perbene” viene opportunamente occultata, nascosta, come fa la cameriera quando getta la polvere sotto il tappeto. Ma come la “polvere”, così anche i lavoratori del CUB sono costretti a vivere sotto il tappeto dell’indifferenza. Completamente abbandonati dalle istituzioni, affidati alla gestione di un commissario, al secolo Francesco Paolo Ventriglia, individuato a suo tempo dal presidente delle Provincia Domenico Zinzi e che oggi risponde al Vicepresidente della Regione ed Assessore all’ambiente, sua eccellenza potentissima e reverendissima nonché “intoccabile” Fulvio Bonavitacola. Ricordiamo che al momento, i dipendenti del CUB, sono impegnati in un progetto straordinario L.R. 14/2016 art.5 comma 1 lettere a,b,e., progetto che tradotto in termini accessibili a tutti, non è che il solito “palleggiamento” di questi lavoratori , anzi della loro dignità, tra gli uffici del CUB e quelli della Regione Campania. Tra proroghe e stipendi in cronico ritardo, la vita di molti padri e madri di famiglia si svolge faticosamente, talvolta con risvolti addirittura drammatici…e non occorrono coreografici esempi o frasi ad effetto, per rappresentare efficacemente,  quanto sia difficile oggi assicurare alla propria famiglia un pasto e quanto sia devastante la consapevolezza di non avere certezze minime di sopravvivenza…come possa essere pericoloso accorgersi di non avere diritti… Inoltre,  queste difficoltà acuiscono le forti dicotomie create “storditamente” tra i singoli lavoratori…infatti, e la politica non si smentisce mai nella sua losca intima essenza, anche in questa dimensione di disagio, assistiamo alla differenza, tra coloro che fanno parte del cerchio magico della liquidazione, scelti non si sa bene secondo quali criteri ma possiamo immaginarlo, ufficio a supporto del commissario liquidatore, la cui gestione del personale appare  una ‘ntecchia, sui generis…sembrerebbe infatti,  che alcuni dipendenti continuino a prestare la propria opera lavorativa negli uffici del consorzio, pur avendo avuto la fortuna di essere già passati presso altri enti pubblici. A conti fatti, dovrebbe filare tutto liscio, ma il commissario straordinario, pur godendo di poteri speciali ed usufruendo di un pool di esperti, sembra “arrancare” nella gestione dell’ente e tra transazioni con aziende creditrici e recupero crediti dai comuni morosi, si dimentica dei lavoratori che vantano anni di stipendi arretrati, e che in quanto dipendenti risultano essere creditori preferenziali dell’ente in liquidazione. Ma non finisce qui perché sembrerebbe che un gruppo di fortunati, abbia già ricevuto le spettanze al completo e finanche la liquidazione. Ma…poiché il fantasioso favoritismo non ha limiti, si vocifera che qualcuno abbia percepito la liquidazione ben due volte. Stendiamo un velo pietoso sulla situazione contributiva di queste anime del purgatorio, che vedono quotidianamente calpestati i loro diritti, ma resistono nella speranza che venga adottata la L.R. 14/2016. Infatti, l’art. 44 della già citata legge regionale, prevede la ricollocazione lavorativa del personale già dipendente dei Consorzi di bacino e fino al completo reimpiego delle unità di personale dei Consorzi di Bacino della Regione Campania, vieta di procedere a nuove assunzioni per lo svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti. L’articolo di legge è assolutamente ignorato dalle società provinciali, dai comuni e dagli altri enti che si occupano di gestione dei rifiuti, infatti quello che sta accadendo oggi nei Comuni di Caserta, Aversa e Parete è la fotografia dal vivo delle acque putride e ribollenti in cui si rivolta e si gestisce la vicenda. Intanto, ovviamente per gettare fumo negli occhi al popolo sovrano, si continua a parlare di ATO e di EdA, si fanno le corse alla poltrona nell’assoluta indifferenza nei confronti di chi ogni giorno deve scendere a patti  con il suo stesso istinto di sopravvivenza. Hasta la verguenza, companeros de merienda!