“L’ULTIMA MINACCIA”: UN INNO AL VERO GIORNALISMO

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“È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”, recita l’articolo due della legge 63 del 1969 sull’ordinamento della professione del giornalista. Quello del giornalista è sempre stato un mestiere “scomodo”, ha sempre dato fastidio a potenti, despoti e tiranni. Come si può definire, allora, un giornalismo libero, che può adempiere la sua funzione, cioè quella di mettere in luce i fatti nell’interesse generale dei cittadini? Potremmo definire un vero giornalista colui che sostiene sempre con vigore le regole deontologiche e tiene sempre a mente l’unico obiettivo da perseguire: informare il pubblico.

“L’ultima minaccia” è un inno al vero giornalismo, al ruolo che deve -o dovrebbe avere- la stampa nella società. È un film molto idealista e forse ingenuamente ottimista che racconta il rapporto tra Verità e Potere. Humphrey Bogart è un direttore di un giornale che conduce una violenta campagna contro un’organizzazione criminale per evitare che la sua testata chiuda. Si improvvisa anche detective, pur di smascherare i colpevoli; combatte contro il sistema e conduce un’inchiesta coraggiosa, rifiutando ogni forma di ipocrisia e ogni tentativo di corruzione. In un mondo però, in cui tutti sono corruttibili, come si può definire la pellicola diretta da Richard Brooks attuale? Proprio perché, di opere che parlano della voracità e del cinismo dei giornalisti non ne mancano, “L’ultima minaccia” è, invece, la dimostrazione di come si possa esercitare la propria professione al servizio della verità e della libertà (intesa sia come libertà intellettuale che come libertà di stampa) e di come, per una volta, si possa uscire vittoriosi da questa battaglia. È una parola importante, Libertà, senza la quale si potrebbe dire anche che non c’è giornalismo; sono due concetti che vanno insieme, non può esistere uno senza l’altra. C’è da domandarsi, però, che uso sia stato fatto in questi anni della Libertà. È una parola così importante al punto tale che tanti ne sono morti. Possiamo citare alcuni dei tanti eroi: Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Maria Grazia Cutuli. “L’ultima minaccia” si rivela, dunque, un film da cui trarre esempio. Dimostra che finché un giornale è al servizio della verità e della giustizia, allora contribuisce al bene comune. Il coraggio di denunciare naturalmente non sconfigge in un colpo ogni potere coercitivo e ricattatorio, ma è un modo per non diffonderlo e non consentire che condizioni e umili chi crede nel valore della propria professione.

“L’ultima minaccia” è la dimostrazione di come si possano contrastare i Poteri forti, si presenta diverso da altre pellicole sul giornalismo ma è un prodotto ben riuscito perché è una dichiarazione d’amore ad un lavoro da tutelare che non deve piegarsi mai alla sopraffazione.

Mariantonietta Losanno