“MISTERIOSO OMICIDIO A MANHATTAN”: UNA PICCOLA PERLA NELLA CINEMATOGRAFIA DI WOODY ALLEN

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Carol e Larry soffrono la noia e la monotonia della vita coniugale. La morte di una vicina di casa, apparentemente per cause naturali, diventa l’occasione per evadere dalla routine quotidiana. Carol, dunque, sviluppa un istinto investigativo e conduce un’indagine tutta personale coinvolgendo suo marito e un suo amico nonché vecchio spasimante. Larry si mostra riluttante, Carol invece, spirito libero sempre predisposta a vivere nuove esperienze, è intrigata al punto tale da volere andare in fondo alla questione.Un giallo che si confonde con la commedia: “Misterioso omicidio a Manhattan” è lontano dalle tinte cupe di “Match Point”, Allen mantiene sempre un tono piuttosto leggere e si serve della componente thriller per raccontare le dinamiche della medio borghesia. Il regista racconta la noia, quella che affligge tante coppie e che spinge a cercare continuamente stimoli esterni. Ogni cosa può attirare l’attenzione, persino la morte di una donna a causa di un infarto. La noia crea questo meccanismo malato: pur di non affrontare alla radice i problemi, ci si focalizza su altro, meglio ancora se questo “altro” ha a che fare con il male, il mistero o il sospetto di un omicidio. Cos’è realmente questa noia, in realtà? Da cosa scaturisce, e come si attenua? Si è realmente annoiati o ci si adagia semplicemente? Quale che sia la spiegazione, il punto è che è una parola di cui si abusa: ci si annoia di lavorare, di prendere un impegno e mantenerlo, di dedicarsi ad un rapporto sentimentale, di mantenere costanza e coerenza. Se ci soffermasse un po’ di più a riflettere, forse ci si renderebbe conto che probabilmente quella che viene definita monotonia è una normale fase di passaggio della vita di una coppia (o in generale, dato che può estendersi anche ad altri campi), a cui si dovrebbe reagire non ricercando impulsi all’esterno trascinando anche altre persone che dovrebbero restare estranee al rapporto, ma concentrandosi ad apprezzare quello che si ha migliorando quello che può essere modificato e facendo della sana e costruttiva autocritica. D’altronde, però, anche questo concetto potrebbe essere definito un ragionamento banale, o semplicemente, troppo ottimista.

La pellicola di Allen, come altre sue opere, ha un ritmo frenetico, a volte fin troppo diventando persino nevrotico; i dialoghi sono incalzati ed è difficile stare dietro a tutti i personaggi. Al tempo stesso, però, “Misterioso omicidio a Manhattan” è divertente, si contraddistingue per il tipo di comicità sempre intelligente e studiata per coinvolgere ed appassionare lo spettatore. Il film di Allen ha poi chiari (e voluti) riferimenti Hitchcockiani, innanzitutto naturalmente a “La finestra sul cortile”, ma anche a “La donna che visse due volte” e a “Il delitto perfetto”; e ad Orson Welles, in particolare a “La signora di Shangai”.

Woody Allen, attraverso uno spionaggio atipico, goffo e maldestro, mostra il finto perbenismo borghese: il risultato è un prodotto leggero ma con note malinconiche e di spessore.

Mariantonietta Losanno