IL CITTADINO TRA SONDAGGI E SCELTE INDIVIDUALISTE

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  –  di Nicolò Antonio Cuscunà  –

Cosa pensano gli abitanti di Caserta del governo della città in cui vivono? Gli umori e le opinioni hanno peso, influenzano le scelte degli amministratori. Qualità della vita, rapporti sociali, i cittadini giudicano la città, i suoi amministratori, le forze politiche e l’associazionismo. Cos’è cambiato nei rapporti tra amministratori e amministrati con la riforma che consente la scelta diretta del primo cittadino? Quali strumenti usano i cittadini per indicare gli elementi positivi e negativi della qualità della vita della città in cui vivono? Non passa giorno che in TV o sui giornali non appaiano sondaggi per indicare il gradimento di uomini, partiti e movimenti. L’avvento del web ha rivoluzionato gli umori ballerini, una volta più duraturi e sinceri. I sondaggi d’opinione servono ad indicare pareri diffusi, valorizzare idee, denigrare, sviare, pilotare scelte, gusti ed opinioni. I politici usano i sondaggi per comprendere, esplorare umori, per indirizzare scelte a proprio uso e consumo. Tra notizie vere, semivere e false, i sondaggi la fanno da padroni e si inizia a non comprendersi più il giusto gradimento di persone, fatti e scelte. I sondaggi non sono la democrazia, ma è bene ricordare che nei Paesi dittatoriali, non esiste questo libero strumento d’espressione. Le opinioni liberamente espresse, non per forza nei sondaggi, sono espressione di vera libertà e democrazia. Il vero dal falso spesso non è distinguibile per cui, avere un’opinione, fare delle scelte diventa difficile, come fare, quindi, scelte il meno sbagliate. Le risposte non sono semplici né assolute, però vale la pena tentare di proferirle. Non accettare passivamente indicazioni, non rimanere passivo rispetto a ciò che ti accade intorno, mettere in dubbio ciò che ti viene somministrato, partecipa informandoti per diventare attore protagonista del tuo film e non guardare solo i film degli altri. Le scelte, piccole o grandi che siano, sono individuali laddove l’intelligenza e la cultura vengono esercitati facendo la differenza. L’espressione del consenso o del diniego è antica come il mondo, nelle arene di combattimento tra gladiatori, i cittadini si esprimevano a favore o contro l’esito del combattimento col pollice in alto o verso. Scegliere ed esprimere le proprie opinioni è sinonimo di libertà culturale, d’intelligenza, di superiorità rispetto alle masse passive, anonime ed inespressive. Sicuramente serve esprimere opinioni, pareri, idee che girarsi dall’altra parte, far finta di non esistere, non partecipare, al massimo, spiare, copiare, condividere senza concedere all’idea un proprio contributo. Esprimersi e contribuire al dibattito, anche rischiando, è un atto di vera libertà. Nell’epoca del radicamento delle ideologie, i partiti utilizzavano le loro strutture (sezioni, circoli, cellule) per ascoltare, comprendere, elaborare e risolvere le necessità i desiderata dei loro popoli. La fine dei partiti tradizionali, l’avvento del web, hanno trasformato le sensibilità alla partecipazione, all’ascolto dal basso, all’elaborazione dall’alto per la soluzione dei problemi presenti ed insoluti. I sondaggi come modello partecipativo sono riduttivi e fuorvianti, possono pilotare le risposte-scelte, asseconda della formulazione delle domande-quesiti. Del resto, il web di massa non è significativo in quanto espone-palesa e nello stesso tempo nasconde, il multimediale comunicativo, invece di avvicinare, allontana dal paese reale. Di questo fa profitto certa politica, convinta d’essere eterna e di non dovere mai pagare il conto avendo compreso il significato del “silenzio non partecipativo”. Profetico fu Umberto Eco quando asserì “l’inutilità del web voce dell’ignoranza”. Ed in amor suo si crede e si agisce convinti di non subire mai il calcolo della somma del proprio operato. Al contrario, arriva e come una scure taglia le teste degli inutili, dannose, cattive ed anche quelle dei giusti. “Il parere del mucchio è come quello di un vecchio senza giudizio”.