“L’AVVOCATO DEL DIAVOLO”: IL POTERE DELLA SEDUZIONE

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Kevin Lomax (Keanu Reeves) è un avvocato della Florida che non ha mai sbagliato un colpo: è famoso, infatti, perché durante la sua carriera non ha mai perso una causa. Non si tratta, però, solo di bravura. Lomax è ossessionato dal bisogno di vincere ad ogni costo fino al punto di difendere persino un professore accusato di pedofilia che, con prove tangibili, era stato definito colpevole. Proprio dopo questa assoluzione, l’avvocato viene contattato dal potente studio di John Milton (Al Pacino) di New York e -nonostante il parere fortemente contrario di sua madre- decide di cogliere al volo quest’occasione: Kevin e la moglie Mary Ann (Charlize Theron) partono per questa nuova avventura, ma ben presto cominceranno a comprendere le conseguenze di questa scelta.

“L’avvocato del diavolo” è una sorta di thriller giudiziario che si tinge di mistero e di esoterismo, e che ricorda per certi aspetti Roman Polański e la sua opera affascinante e conturbante “Rosemary’s baby”. Al posto di soffermarci sulle riflessioni filosofiche sul significato del libero arbitrio, cerchiamo di andare più a fondo, indagando sulle metafore che la pellicola suggerisce. Il racconto ha già di per sé una carica magnetica: nonostante l’eccessiva durata (circa due ore e mezza), lo spettatore è coinvolto e sedotto dalla narrazione dei fatti. Nonostante le esagerazioni (la pellicola è spinta e perversa) però, il film invita a riflettere su un concetto molto importante che riguarda il mestiere dell’avvocato ma può estendersi anche ad altre professioni: l’integrità morale. John Milton (un nome scelto non a caso, che si riferisce allo scrittore, filosofo e teologo inglese, autore di “Paradiso perduto”) rappresenta la tentazione, tutto quello che seduce e allontana dalla retta via. Entra in scena proprio dopo che Lomax difende e riesce a far assolvere un pedofilo, per dimostrare come il desiderio di successo riesca a prevalere sulla dignità, sul rispetto, persino sulla vita di ragazzine innocenti. Il regista propone un meccanismo simile a quello di “Sliding Doors”: in questo modo lo spettatore comprende perfettamente qual è la strada più giusta da percorrere. Però, la speranza di un finale rassicurante dura poco, perché la seduzione può presentarsi ancora, sotto un’altra forma. Keanu Reeves è, dunque, l’emblema di un uomo combattuto tra il piacere dell’onestà e quello malsano e perverso di vincere sempre.

Nonostante si sfiori il ridicolo in certe scene, “L’avvocato del diavolo” è intessuto di raffinate simbologie, mantiene la sua fama di cult e invita il pubblico a riflettere sul fascino del Male e sui peccati che si possono commentare cedendo alla tentazione, e in particolare sul più veniale, la vanità.

Mariantonietta Losanno

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