L’INDIFFERENZA DELLA NATURA

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peppe rock suppa LINDIFFERENZA DELLA NATURAL’Uomo è sempre alla mercé dei capricci del cielo e della terra. Ci illudiamo che non sia così. Ma le tragedie ce lo ricordano. Il coronavirus ci ha solo rinfrescato la memoria, sperando che ce ne ricorderemo a lungo.

«O natura, o natura/ Perché non rendi poi/ Quel che prometti allor? perché di tanto/ Inganni i figli tuoi?». È la Natura contro cui si scaraventa Giacomino nostro, designandola a nemico principale, dandogli un ruolo di interlocutore, per sfuggire al silenzio.

Come tutti i silenzi che seguono ai terremoti che seppelliscono sotto le macerie decine di persone. Come il silenzio dopo ogni tipo di catastrofe naturale.

Di fronte ai morti degli attentati abbiamo provato rabbia, desiderio di combattere, di contrattaccare (in teoria, perché in Europa siamo mosci pure in questo); di fronte alla Natura invece restiamo attoniti, inetti, inermi. Si sospira accorati: «Ah, la Natura la Natura…». Ma noi non siamo come i giapponesi, loro sì abituati a morire per tsunami e terremoti, ma sono anche ben organizzati contro la Natura. Per noi la Natura è bella, meravigliosa, e ci restiamo male quando ci ammazza, sembriamo tutti degli Heidi.

Invece basterebbe pensare che l’Uomo e tutte le altre specie oggi esistenti sono solo l’1% di tutte le specie esistite, estinte, spazzate via proprio dalla Natura. La grande scoperta di Charles Darwin cioè la selezione naturale, funziona così: l’evoluzione andrà sempre avanti con lo sterminio di massa. Per arrivare alle corna lunghe di un cervo devono morirne molti con le corna corte. Come muoiano non importa, sono cazzi dei cervi con le corna corte. E in ogni caso moriranno anche quelli con le corna lunghe.

Dunque sul Pianeta Terra, negli ultimi 4 miliardi di anni, abbiamo avuto non solo terremoti, ma anche gigantesche inondazioni, tsunami, frane, lampi gamma, glaciazioni, inversione dei poli magnetici, e piogge di asteroidi grandi come città, tra cui quello che 65 milioni di anni fa causò l’estinzione dei dinosauri e di ogni altro mammifero sopra i venticinque chili, e senza quel botto terribile noi non saremmo qui. Un bene, un male? Sicuramente i dinosauri si facevano meno problemi, vivevano meglio.

Ogni tanto provo a immaginarmelo, un asteroide simile solcare il cielo. Il mese scorso ci siamo andati vicini e non è detto possa tranquillamente accadere in futuro. Non sarebbe una morte veloce (a parte per quelli che ci finiscono sotto), ci lascerebbe il tempo di esalare come dei cretini l’ennesimo: «Ah, la Natura, la Natura!».

Ho sempre pensato che rispetto ai crimini della Natura il Processo di Norimberga è una cosuccia da niente e Hitler solo un misero allievo che ha preso la lezione della Natura alla lettera. Magari senza leggere Darwin, ma poco cambia. Tra l’altro non ho mai capito quelli secondo il quale dopo Auschwitz nessuna poesia è più possibile. Perché, prima sì? Non si sono accorti di niente? Basta farsi un giretto in un ospedale qualsiasi.

Nel frattempo la Natura continua a godere di buona reputazione, vai a capire perché!

Intanto continuate a illudervi, sperando di salvarvi mangiando cibi naturali, magari immersi in un paesaggio naturale. Mi spiace, non mi fregate, io li evito come la peste i cibi naturali, le marmellate le voglio con i conservanti (che preservano dai batteri naturali), anzi se è fatto in casa non mi fido affatto, io voglio vaccinarmi contro tutto ciò che posso e vista la mia età che avanza già sono consapevole che in futuro prenderò farmaci per la pressione, sebbene l’ipertensione sia totalmente naturale, ma io non voglio morire di morte naturale, voglio vivere una vita più artificiale possibile, antisismica, antibiotica, con l’aria condizionata sparata a palla (a proposito, l’ossigeno è uno dei gas più aggressivi in natura, per questo i medici ci consigliano di assumere antiossidanti).

Nel Settecento l’impotenza dell’uomo di fronte alla forza della Natura fu perfino un movimento artistico parecchio in voga, si chiamava «il sublime». Non c’era Youtube per vedere catastrofi in presa diretta, ma importanti pittori come Caspar David Friedrich o William Turner che dipingevano il sublime. Il senso era questo: la piccolezza dell’Uomo rispetto alla potenza della Natura.

In realtà non c’è neppure più l’illusione di consolarsi guardando il cielo stellato, come ancora potevano fare Kant o Aristotele perché non sapevano che ogni singola stella è una centrale nucleare di enormi dimensioni e il buio intorno è lo spazio più contrario alla vita che si possa mai immaginare: senza ossigeno, senza una gravità, attraversato da radiazioni micidiali.

La tragedia è che la Natura non incarna più il Male di Leopardi, peggio: è totalmente indifferente. Tu o un altro, per lei è uguale.

PepPe Røck SupPa

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