VITA PENSATA

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 –      di Adriana Castiello*        –         

JOHN WILLIAM WATERHOUSE scaled VITA PENSATA
JOHN WILLIAM-WATERHOUSE

Ma dove sei stato tutto questo tempo

Stavo chiuso in casa

A meditare, ad aspettare

Che il mondo intero smettesse di girare

 (Brunori Sas )

Casa. Una persona, un odore, una sensazione, a volte, una canzone: una melodia antica che culla la scoperta dell’universalità dei battiti del cuore e la consapevolezza di confini, oggetto di oblio e ammirazione. Naufraghi, tentati da un carezzevole orizzonte, in un’umile danza tra ciò che si è e si vuole essere. Quanta audacia è necessaria nel cercare risposte a domande che temiamo di porci: una lotta di finzione circa regole imposte e auto imposte, chiave della forma accettabile e rassicurante in cui rinchiudere le possibilità. Desiderio ardente di essere padroni della propria vita, bisogno ardente di creare, perseguire, realizzare, necessità di sentirsi vivi. Il tempo scorre ineluttabile: delicata mano tra le cui dita volteggiano fini capelli, prepotente vento che sferza foglie assopite, in un autunno lontano che vibra di malinconia. Siamo terrorizzati dall’eterno avanzare di tale sconosciuta e monumentale dimensione, fonte di costanti dubbi riguardo la nostra stessa esistenza, seguita dall’ombra della lezione di Steve Jobs: fame, follia, coraggio nell’azione, compassione ed onestà nella risposta, un viaggio alla volta della verità ogni giorno appresa, di cui il nostro sguardo è avido esploratore. Tutto appare in un modo e ogni cosa potrebbe esserne un’altra, intrigante gioco di vero ed apparente il cui solo giocatore è la versione di noi stessi che decidiamo di essere. La partita termina, mentre la vera sfida prosegue nella labirintica essenza dell’animo: una corsa senza sosta attraverso corridoi tempestati di specchi, lo sguardo volto ovunque, con bramosia, incapace di scorgere il proprio riflesso. La confusione ingabbia i sensi e un sospiro accompagna una confessione: siamo persi. Così tante strade da non riuscire ad imboccarne una, ma esistere significa poter scegliere. La paura, il rimorso, l’eccitazione dietro una scelta sono la cifra comune ad ogni uomo, connaturata alla sostanza riversata sulle pagine della nostra vita. La realtà odierna mostra le conseguenze di una vita in cui la scelta non trova spazio: scorgiamo il sole dai vetri di una finestra e contempliamo il cielo disegnato su un soffitto, sull’onda di equilibri stravolti e della necessità di costruirne dei nuovi. Nessuno è mai stato così perso. I dubbi ovattano i passi, la cui eco risuona dell’assordante silenzio di un vuoto sorretto dal pensiero, in cui riflessioni e contraddizioni adulano la sorda verità. Percorsi interrotti, assaggi di libertà negati, mete agognate e raggiunte nel sospiro dell’insoddisfazione, l’appagamento che annega nel miele di una resa obbligata, un aereo che non decolla e la mente che vola, lontano, animata dal cocente desiderio di portare con sé il corpo. Le pareti di casa asfissiano il fuoco dei rapporti, che bruciano di solitudine e insofferenza. La vita si pensa e si vive di pensieri, in una monotona prigionia di cui siamo artefici, relegando i giorni ad un’attesa avvilente per l’animo, nemica della speranza, sorella di un domani dominato da una normalità che riluce di rinnovata sensibilità, solidarietà, verità, verso noi stessi, verso il mondo, ormai freddo puzzle di potere e interesse dove la natura stessa non ha più spazio. La società, insegnante di alunni ridotti a tasselli dei suoi meri meccanismi, è ora involucro dell’individuo che necessita di essere scoperto e valorizzato. Passeggeri di un treno ancora senza destinazione, lontani dal mondo e mai stati così vicini a capirlo, focalizzati ad un futuro in cui poter trovare le risposte di cui il presente è privo, incapaci di intraprendere un percorso con risolutezza e fiducia, eppure impegnati ogni giorno a combattere. Non c’è spazio per giudizi, inesistente la linea tra giusto e sbagliato: restiamo vivi, fedeli alle parole di Paolo Borsellino, il quale sosteneva che chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola. Devi comprendere chi sei quando non sai chi essere e questo è il momento di affrontare il proprio riflesso, costruire la casa dentro noi stessi e allo stesso tempo riscoprire l’importanza del calore della casa che ci circonda, ridere, leggere, scrivere, pensare, privi del timore del silenzio, pronti a piangere per il senso di incompletezza che attanaglia un animo solo desideroso di compiere le scelte giuste per vivere in modo pieno e soddisfacente, armato ora del compito di concentrarsi su se stesso ed accettare di sentirsi perso: siamo liberi di aspettare che il mondo smetta di girare o siamo liberi di iniziare a creare i presupposti per sentirci più pronti quando il mondo ricomincerà a girare, più consapevoli di noi stessi e di ciò che ogni giorno il nostro sguardo incontra.

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*“Sogno di viaggiare e di scrivere un libro” …Adriana Castiello, strette nella mano del cuore, le briglie dei suoi sogni, con la destra sfoglia le pagine antiche del Diritto, destinata per la sua intelligenza e capacità, ad esserne, in un prossimo futuro, brillante interprete e protagonista. Ex allieva del prestigioso Liceo Classico “Pietro Giannone di Caserta” Adriana Castiello, oggi iscritta alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli “Federico II”, si è appassionata alla scrittura sin da piccola, traducendo nel tempo la sua passione, in un unico splendido racconto fatto di sospiri, di meraviglie intuite, di passi appena accennati nel buio del tempo e delle stagioni, di interrogativi e di originalissime riflessioni… una passione che la spinge ad indagare con eleganza e armonia, nel vissuto dell’altro e nel contemporaneo danzare delle emozioni, nello studio dell’altrui rimpianto, nascosto dietro l’opacità di uno sguardo, una passione che si immerge nelle pause per riprendere il volo, attraverso riflessioni originalissime. Una sottile malinconia, quasi un illanguidirsi graduale dell’entusiasmo giovanile, lascia intendere nelle “parole scritte” di questa giovanissima promessa della Scrittura, una rapida ascesa verso quel pessimismo ragionato, ormai spoglio di ogni morbosa oscurità…sarà un armonico disincanto e la fertilità della sua anima straordinariamente sensibile a fare il resto e… tutto il resto non potrà che essere un magnifico successo. (f.n.)