CELLOLE: IL BIG DELLE MOZZARELLE CONDANNATO A SEI MESI DI CARCERE

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LA CONDANNA PER IL REATO DI MINACCE E VIOLENZE SU PUBBLICO UFFICIALE!

     –     di Giulia Bosco      –                                    

Carlo Cilento CELLOLE: IL BIG DELLE MOZZARELLE CONDANNATO A SEI MESI DI CARCERE È arrivata al termine la vicenda giudiziaria che vede coinvolto il noto imprenditore del settore caseario Carlo Cilento, titolare di un noto caseificio industriale a Cellole; è stata infatti pubblicata la sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere con la quale il Cilento viene condannato a sei mesi di carcere con pena sospesa.

I fatti: era l’estate di due anni fa e durante un sopralluogo di un tecnico del consorzio di bonifica su un terreno di proprietà della famiglia Cilento, l’imprenditore cellolese minacciò il citato tecnico del Consorzio che era stato inviato sul fondo con i carabinieri a controllare i danni, provocati dall’opera di sbancamento del terreno, alle canalette che trasportano l’acqua per l’irrigazione dei campi.

Per questo motivo il giudice monocratico del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dott. Giovanni Caparco ha condannato a sei mesi di carcere per resistenza a pubblico ufficiale con pena sospesa, Carlo Cilento, il quale compì i reati contestati di fronte a tre carabinieri tra i quali il Maresciallo Vincenzo Franco Comandante della Stazione Carabinieri di Cellole.

Il Cilento, oltre a distruggere una intera linea di canalette dell’acqua per i campi, poste su area demaniale attigua al fondo di Cilento ad oltre mezzo metro di altezza, quindi pienamente visibili, in quell’occasione dette in escandescenze e si scagliò contro il dipendente del consorzio che a suo dire non aveva il diritto di essere lì sulla sua proprietà, mentre il poveretto era pienamente legittimato ad esserci per adempiere alle disposizioni a lui impartite dai suoi superiori.

Secondo quanto emerso dal processo, basato sulla denuncia dei Carabinieri presenti e testimoni diretti dell’aggressione, Cilento colpì il tecnico del Consorzio, in quel frangente incaricato di pubblico servizio, con una manata alla spalla sinistra e lo minacciò: “Vattene dalla mia proprietà – intimò Cilento – oggi ti va bene che ci stanno i carabinieri, sennò finiva diversamente. Ma poi ci vediamo…”.  In effetti c’è da chiedersi cosa sarebbe successo se il malcapitato dipendente del consorzio si fosse trovato lì da solo e non in compagnia di tre Carabinieri?

Per questo il PM aveva chiesto dieci mesi di reclusione. Cilento è stato invece assolto per il danneggiamento dei 240 metri di canaline, che hanno creato disagi agli agricoltori della zona, in quanto secondo il giudice, i danni sarebbero frutto di imperizia da parte di chi eseguì lo sbancamento, e non sarebbero stati voluti intenzionalmente dall’imprenditore; vi sarebbe stata dunque solo colpa nella realizzazione dei danni, e non dolo come richiede la norma penale che contiene il reato di danneggiamento.

Alla fine il Consorzio, che non si è costituito in giudizio per richiedere eventuali danni, ha riparato a proprie spese le canalette. E qui viene spontanea la domanda del perché i vertici del consorzio di bonifica non vollero procedere nei confronti del Cilento per i danni subiti, nonostante non fosse la prima volta che il condannato mettesse in atto condotte simili nei confronti delle opere del consorzio?

Il processo comunque si è tenuto lo stesso solo perché i Carabinieri di Cellole sporsero denuncia d’ufficio nei confronti di Carlo Cilento per i reati di cui erano stati testimoni; e dalla lettura della sentenza è chiaro che a condannare definitivamente l’imprenditore per le condotte violente da lui messe in atto, fu la deposizione in giudizio del Maresciallo Vincenzo Franco il quale riferì con estrema precisione quali furono le condotte del Cilento in quella giornata di fine estate.

Carlo Cilento non è nuovo a problemi giudiziari, oltre ad essere già pregiudicato per altri motivi, come scritto dal giudice nella recente sentenza: “…attesa la risalenza nel tempo della precedente condanna di cui il Cilento risulta gravato…sicchè può essere riconosciuto meritevole della concessione del beneficio della sospensione della pena…”,  nel giugno del 2019 incappò anche in una vicenda di reperti archeologici trafugati durante altri lavori di sbancamento fatti lunga la via Domiziana (presumibilmente nel medesimo fondo sul quale si è consumata l’aggressione – NDR), durante i quali emersero dal sottosuolo pezzi dell’Appia antica e altri reperti romani, di cui Cilento si sarebbe indebitamente appropriato e che furono rinvenuti dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico presso un abitazione privata di sua pertinenza.terreno consorzio scaled CELLOLE: IL BIG DELLE MOZZARELLE CONDANNATO A SEI MESI DI CARCERE