PAROLE MUTE

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      –           di Adriana Castiello         –                          donna sole scaled PAROLE MUTEQuando guardi il sole, chi stai realmente guardando?

Quando lo guardi così intensamente da lacrimare, per cosa stai realmente piangendo?

Quando sfidi la sua solennità, contro chi stai realmente cercando di vincere?

Ho sempre pensato ci sia qualcosa di sbagliato e meraviglioso nella rugiada che ti bagna il viso mentre il cielo splende. La magia delle contraddizioni esalta l’errore, prezioso fardello dell’identità, umile anello al dito dell’esistenza. L’asimmetrico gioco della mente placa la sete di armonia e accende il fuoco dello scontro, nella frenetica corsa verso il punto in cui la poesia nasce e l’equilibrio muore. Le parole. Io sono una parola, L’Universo è una parola: niente di più immenso e potente vibra tra i meandri dell’incomprensibile coscienza della vita. Guarda il sole e chiudi gli occhi: il respiro incontra il peso di risposte incastrate tra domande sbagliate e l’enigma si scioglie, in un silenzio tanto denso di parole da essere in grado di sussurrarti la verità sul colore blu di un fiore e svelarti l’inganno della tua anima chiusa in se stessa. Guarda il sole e apri gli occhi: il respiro incontra il peso dell’incomprensione, assapora l’amaro della sconfitta e la contraddizione ha inizio. Un silenzio denso di parole non dette, sguardi non catturati da parte di un cuore muto che grida ad un cuore sordo: quanta poesia arde del più perfido dei disequilibri. Le onde del mare, la risata di un amico, un aereo che decolla, il finestrino di un treno in corsa: le mani del mondo sono ferme e le ali della gabbia vibrano forti per il viaggio che stanno per compiere, tutto tace e la quiete mette in scena un’inquietante danza solitaria che raggiunge le pareti di una casa di vetro, dove tutto è esposto e tutto è indifferente. La cultura dell’indifferenza distrugge, perché ci allontana: queste le parole tratte dall’intervista a Papa Francesco che domenica sera ha commosso e scosso gli animi di milioni di spettatori. La radice dell’indifferenza è la pura incomprensione, non verso la Parola di Dio, bensì verso la Parola dell’Uomo. L’imperterrita competizione di un animo perso che non cerca altro che la sua strada, in un continuo tentativo di distinzione tra il vero e il falso, troppo spesso accecato dal buio e confuso dalla luce, nuotando senza sosta nell’oceano del suo stesso sguardo, inesperto marinaio ma leale ed umile assertore dello sforzo. Guarda il sole e chiudi gli occhi: il mare in cui nuoti improvvisamente apparirà calmo ed accogliente, perché in fondo tu sai chi sei. Quando guardi il sole, guardi te stesso, piangi per te stesso e sfidi te stesso. Ogni persona convive con ciò che è, crede di essere e vuole essere, in un labirinto di splendidi ossimori e ingestibili emozioni. La meta annebbiata di un cammino nel deserto, dove non puoi bere altro che parole: qualcuno non si disseta ed ecco che l’anima trema, in bilico, tra aspettative, obiettivi, dubbi. Qualcuno non si disseta e tu stesso torni ad essere assettato: hai bisogno che le tue parole vengano capite perché l’incomunicabilità rende l’uomo mero e discordante frammento di se stesso, generando una densa nebbia di solitudine, in cui si stagliano, solitari anch’essi, i contorni degli opachi custodi dell’indifferenza. Come possiamo intenderci se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e il valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro?  Pirandello ha così spiegato il dramma dell’incomunicabilità, ma la sua equazione è priva della volontà individuale all’unione collettiva che, se assente, sfocia in terribili parole mute e lì, casa non c’è.

Ma in fondo, cosa c’è senza la parola?

Rumore assordante.

Aneliti di anime indisposte, in un concitato falso colloquio all’insegna della solitudine e dell’incomprensione.

Nessuno si salva da solo e nessuno potrà mai essere salvato se il cuore muto non inizia a parlare e il cuore sordo ad ascoltare.

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