PIEDIMONTE MATESE, IL QUARTIERE ALDO MORO NEL LIMBO ‘DELL’INCOMPIUTEZZA URBANISTICA’

0

PIEDIMONTE MATESE – (mi.ma.) Mezzo dentro e mezzo fuori, tra periferia e centro, come integrazione al cuore della città : il quartiere di via Aldo Moro è sempre in bilico tra completamento (di servizi ed attrezzature pubbliche) ed incompiutezza urbanistica.  Ha conosciuto il periodo di massima popolarità, ed intensità d’uso, in occasione della chiusura del ponte dei briganti e quindi della deviazione obbligatoria del traffico veicolare verso la strada “a scorrimento veloce” come nel gergo burocratese è stata qualificata per mettere in evidenza il rafforzamento dell’intervento viario alternativo a quello tradizionale ad opera dell’amministrazione provinciale. Eppure non è un caso che è proprio l’arteria viaria ad identificare, nel sentire popolare, il quartiere in questione: per indicare la zona si usa fare riferimento proprio alla strada che attraversa i lati saturi, ormai, di aggregati abitativi di diversa tipologia. Quella che una volta era periferia di campagna, di territorio agricolo è stata la principale via di espansione edilizia a partire dagli anni ’60 con la realizzazione di case popolari e di edilizia residenziale pubblica di diversa tipologia (il problema della manutenzione delle strutture abitative, di competenza Iacp, è uno dei problemi irrisolti) in un crescendo di densità abitativa e di riduzione progressiva del suolo agricolo. Quartiere “figlio” di un’urbanistica che intendeva soddisfare (sotto vari aspetti giustamente per la crescita demografica della città) ma che guardava alla quantità mettendo in secondo piano la qualità insediativa.  Quartiere dormitorio – Non è offensivo usare questa espressione- come avviene in aree metropolitane- per esprimere la dimensione esclusivamente abitativa delle aree trasformate: il quartiere per tanto tempo (ancora lo è) è stato caratterizzato dall’ assenza di attrezzature pubbliche, di servizi collettivi da fruire tranne alcuni piccoli negozi storici che sono ancora l’anima e la memoria del quartiere a cui si è aggiunto un supermercato. Non è insignificante che sono in molti a ricordare l’edificazione di una chiesetta, quella di S. Rita, fortemente voluta da un gruppo di residenti, come un elemento per rivendicare la presenza di attività sociali come lo è stato stringersi intorno alla autocostruzione di un edificio religioso (o un’edicola a S.Antonio) per colmare il vuoto sentito dalla gente che per i riti religiosi faceva capo alla struttura salesiana , non lontana , poi dismessa e alla parrocchia della frazione di Sepicciano a nord del quartiere. E’ stata una battaglia per generare identità sociale in quartiere che ospitava famiglie di provenienza diversa, spesso dal centro storico che si svuotava. Occorre aspettare la fine degli anni ’90( amministrazione Sarro) per la realizzazione di un’attrezzatura pubblica : un parco urbano ovvero un’area di verde urbano, con un minimo di giochi, a disposizione dei cittadini del quartiere . Un’area che esige un rifacimento quasi integrale con continui problemi di manutenzione. L’opera è stata realizzata negli spazi residuali di due comparti Peep(piano di edilizia economico popolare) mentre altre particelle catastali sono rimaste fuori da questo disegno.

La genesi del PRU-

Tutto è iniziato con il piano di recupero urbano (PRU) avviato nel 1998 dall’allora amministrazione Sarro : un percorso burocratico con la regione molto travagliato con fondi pubblici messi a dotazione dalla regione stessa poi proseguita dai governi locali Cappello con la riqualificazione dell’assetto viario e dei sottoservizi . Di questo progetto faceva parte anche la realizzazione di un asilo nido(progetto miseramente incompiuto) e di servizi ad iniziativa privata (anche questa progettualità è naufragata) . Il quartiere, a metà tra Sepicciano e la confusa area pip che si affaccia sulla provinciale, è ancora senza strutture sportive, anche minime tranne un campetto “artigianale” situato nel primo tratto del peep . Adesso? La realizzazioni di spazi privati, specie nel primo tratta dell’arteria, ha consentito negli ultimi anni l’insediamento di altri negozi, di esercizi pubblici (bar) di servizi socio- sanitari (parafarmacia) e, da ultimo, anche di una pizzeria su impulso di giovani provenienti da comuni vicini vivacizzando il quartiere. Ma rimane l’esigenza di valorizzare il quartiere (Prima parte).