MONNEZZA & MISTERI, L’ECOCAR VUOLE ASSUMERE I DIPENDENTI DEL CUB, MA… QUALCOSA NON QUADRA NELLA MODALITÀ

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VOCI INQUIETANTI CIRCA STRANE IMPOSIZIONI-CONDIZIONI DA PARTE DELLA CONCESSIONARIA DELLA RACCOLTA RIFIUTI, CHE I NEO DIPENDENTI DOVREBBERO ACCETTARE PUR DI POTER TORNARE A LAVORARE

(f.n.) – La legge regionale n°14 del 2016 parla chiaro, “… è fatto obbligo al soggetto affidatario di utilizzare, le unità’ di personale dei Consorzi di Bacino della Regione Campania costituiti ai sensi della legge regionale 10 febbraio 1993, n.10 …”, attingendo dalle liste di mobilità regionali e tenendo conto delle peculiarità del singolo lavoratore, insomma si tratta di un mero “passaggio di cantiere” da una società all’altra. Ma a quanto pare, l’Ecocar starebbe interpretando la norma in maniera diversa, pare infatti sia stata “costretta” a dover acquisire il personale dal CUB, ma sembrerebbe che stia imponendo a questi un declassamento forzato… forse per risparmiare sui costi del personale? Eppure, sono stati proprio i vertici della concessionaria a porre i primi paletti, ponendo la pregiudiziale dell’esigenza in pianta organica relativa a personale inquadrato al 2° e al 3° livello del CCNL. Ma, sfortunatamente per l’Ecocar, a quanto pare di dipendenti del CUB con tali caratteristiche, ce ne sono a sufficienza, anzi, se non bastassero, ve ne sono alcuni in possesso del 4° livello, con la qualifica di autista per automezzi pesanti e si sono resi disponibili a ridursi il livello pur di riprendere il lavoro. Insomma, stiamo parlando di personale qualificato, abile alla raccolta, formato per la sensibilizzazione alla differenziata e addirittura dotato di patenti speciali. Personale specializzato che potrebbe rimpiazzare egregiamente le carenze in organico, e sicuramente meglio di lavoratori occasionali assunti alla bisogna, attraverso un’agenzia di lavoro interinale, che pare sia diventato il modo più semplice per “segnalare” politicamente le assunzioni. Ma cosa succede durante i colloqui preliminari fatti ai lavoratori del CUB? Premesso che il colloquio preliminare a chi deve raccogliere la “monnezza” appare una forzatura, ancor di più se fatto a un individuo che ha svolto negli ultimi 10/15 anni tale attività, maturando sul campo svariate capacità, come centrare bendato lo scarrabile con il sacchetto di indifferenziata, oppure allenato tanto da essere pronto per battere il record regionale di scarico del bidone nel compattatore. Altro è, invece, se durante il colloquio si cerca di bypassare la legge, proponendo una nuova assunzione al lavoratore, addirittura declassandolo al primo livello d’inquadramento e facendogli così perdere l’anzianità di servizio maturata. Speriamo che questa voce sia una delle classiche boutade che accompagnano questi momenti, in cui la tensione è altissima e l’ultimo tentativo di suicidio di un dipendente del CUB ne costituisce la cifra. Ci troviamo di fronte ad un passaggio amministrativo delicato, e che dovrebbe essere particolarmente attenzionato dagli organi di controllo. Sembrerà strano, ma in questo caso non si tratta soltanto di lavoro, ma c’è in ballo molto di più, ci sono più di dieci anni di dignità calpestata, diritti negati e stipendi e TFR scomparsi. Tutto viene nascosto come la polvere sotto il tappeto, anzi come la monnezza sotto la terra, messa lì affinché sia più facile dimenticare. Ma ancora più colpevole è chi dimentica quando invece dovrebbe tutelare i lavoratori e i loro diritti, come i sindacati e le istituzioni. Il CUB, insieme ai precedenti consorzi di bacino, è figlio di un preciso momento storico, è servito infatti alla politica come alle istituzioni, ma i suoi dipendenti non possono essere considerati come danni collaterali. Si faccia chiarezza una volta e per tutte, e si dia finalmente lavoro e dignità ai dipendenti di questo comparto.

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