INTERVISTA A GIOVANNI ROMANO…QUANDO Il SOSPETTO DIVENTA SOPRAVVIVENZA

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   –   di Francesca Nardi   –                                                             

Giovanni Romano risponde alle domande, dapprima quasi stranito…come un reduce che dopo avere sostato forzatamente in un guado, circondato da acque limacciose, radice unica e residua di sé, ferma, impiantata nella profondità della terra sottostante, dopo avere trasportato pesi immani nelle braccia, che a fatica rimuovevano le ondate che il buio informe rovesciava con strana ed irregolare cadenza, sia chiamato improvvisamente a riflettere sul silenzio di Dio. 

E prima delle parole le sue mani corrono virtualmente sulla tastiera della memoria e il suo sguardo, solo per un attimo si spegne e poi torna… per mettere a fuoco il tempo trascorso.

   E poi…un giorno qualcuno si avvicina alla tua casa di dentro e senza chiederti nulla, penetra il tuo sguardo attonito, lo attraversa e chiude la via di fuga, che la tua mente aveva costruito, riservandosi il privilegio di sognare, quando sarebbe calato il buio…E poi…anni dopo…dopo che oceani di parole non dette, di desinenze stropicciate in fondo al cuore, avranno sommerso, affogandolo miseramente, anche l’ultimo sospetto, paradosso consolatorio del nostro scontento, penserai che in quel giorno lontano, la prima cosa che ti avevano strappato, oscurato, negato, era l’ultima proprietà da difendere, alla quale avresti pensato, se qualcuno avesse inciampato nel tuo destino e te l’avesse raccontato, come l’anticipazione dell’assurdo…Invece…tu non sapevi che era così che il potere diventava inossidabile, spezzandoti le mani…e adesso sai che non potrai più arrampicarti, lungo le liane immaginarie della disperazione, per traghettare la tua povera vita oltre la cima del dolore… Non potrai giocare con le illusioni, perché il tempo che smuore lentamente, le ha già sfilacciate e disperse in un’altra vita, in quella vita che sarai costretto a dimenticare per sopravvivere in questa, finché potrai…finché vorrai continuare ad essere un uomo che ha imparato a rammendare con pazienza quel che resta del sogno. 

Giovanni Romano, commissario di Polizia oggi in pensione, era stato accusato qualche anno fa, del reato di corruzione, per avere, secondo una ipotesi accusatoria poi rivelatasi infondata, intrattenuto rapporti con soggetti di dubbia reputazione che avrebbero ottenuto alcuni favori dall’ufficiale. Il dottor Romano che per le accuse mossegli ha subito alcuni mesi di ingiusta detenzione, è stato completamente prosciolto da ogni accusa e reintegrato nel suo ruolo e nelle sue funzioni.