LA POLITICA OLTRAGGIATA

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–   di Vincenzo D’Anna   –                                                

Caserta non è l’ombelico del mondo. Non ho mai amato la “casertanità” come linea politica. Anzi, ho sempre avversato questo pensiero ritenendolo il rifugio di ogni briccone oppure di gente di “mezza tacca” a caccia di spazi di rappresentanza a buon mercato. Tuttavia sulle pagine di questo stesso portale, benevolmente concessemi da una giornalista che non si è mai svenduta e non si è mai commiserata, ho più volte rimarcato come l’attuale classe politica di “Terra di Lavoro” conti meno del due di briscola nel panorama politico regionale e nazionale. Non c’è un’idea, una proposta, una presa di posizione su di un tema di ampio respiro, che sia stata partorita da queste parti, in nome della collettività e del territorio. Niente di niente. A livello regionale, poi, siamo al vassallaggio puro nei confronti di Vincenzo De Luca artefice di un divide et impera, realizzato attraverso la manipolazione saliente di liste civiche che hanno partorito tanti piccoli politicanti, ciascuno espressione diretta delle cinte daziarie dalle quali essi stessi provengono: fanno opera di affiliazione, nei vari Comuni della provincia, di galoppìni elettorali travestiti da sindaci ed assessori, concedendo fonti di finanziamento rese disponibili dalla munifica ed astuta politica presidenziale. Chiuse le segreterie politiche, sono state aperte, in franchising, delle botteghe che offrono il “deluchismo” come pensiero e pratica politica in uno con le opportunità e le risorse che il convento salernitano mette a disposizione. Briciole che cadono dalla tavola imbandita. Sul piano nazionale neanche a parlarne! Una mezza dozzina di parlamentari chiusi nel mutismo e nell’apatia propositiva, si limita a spingere il bottone nelle sempre più spoglie e deserte aule parlamentari. Sono essi stessi vittime della nullità e della marginalità che caratterizzano i lavori di Camera e Senato. Affermo queste cose con amarezza, del tutto estraneo a valutazioni che affondano nella critica malevola e nei termini di paragone con il passato. Insomma occorre pur fare una diagnosi dopo aver repertato i sintomi di questa “malattia”. La diagnosi in parte è frutto del segno dei tempi, espressione di un’epoca nella quale la politica è stata bandita ed i politici esecrati, oltre che aggrediti dalla maldicenza popolare instillata dalla malvagità della propaganda grillina e dai postulati della rivoluzione farlocca propugnata dal M5S. Un bluff che resterà negli annali della nostra storia patria. Un altro motivo della decadenza della politica casertana risiede nella scarsa cultura e preparazione degli eletti, suddivisi in animelle prive di nerbo, dedite al moralismo parolaio ed al giustizialismo. Ai neofiti si aggiungono politici scafati, residuato dei vecchi politicanti, tardivi epigoni della seconda Repubblica, perlopiù scampati ai rigori della persecuzione giudiziaria. E’, quest’ultima, il terzo, decisivo elemento diagnostico. La classe politica casertana è stata, infatti, falcidiata da azioni giudiziarie che spesso hanno anche compromesso se non vanificato il libero e democratico responso elettorale. Nella maggior parte dei casi i fatti postumi, anche sotto forma di sentenze emesse, hanno cancellato oppure fortemente ridimensionato gli assunti accusatori. Eppure resta il dato di fatto, freddo, incontestabile che, con puntualità cronologica sospetta, la quasi totalità del ceto politico che andava per la maggiore negli ultimi venti anni, sia stata eliminata nelle aule dei tribunali. Questa sospetta attività giudiziaria, in combinato disposto con le rivelazioni di questi ultimi tempi (leggi caso Palamara), sulla “collusione” tra una parte della magistratura inquirente ed una determinata area politica tendente a sinistra, ci porta a dire che nulla è avvenuto per mera coincidenza. In parole semplici: tutti gli esponenti politici che militavano nel centrodestra, sono stati ritenuti rei a prescindere, perché il loro consenso era il frutto di un assistenzialismo e di un clientelismo amorale e come tale illecito. La recentissima vicenda che riguarda Nicola Cosentino aggiunge un altro grano al rosario, confermando la tesi che quei politici erano ritenuti dai magistrati orientati politicamente, come persone ontologicamente compromesse sul piano elettorale in quanto depositari di voto di scambio. Cosentino, assolto ben due volte con formula piena, dichiarato esente da qualsivoglia connivenza con la camorra, in un terzo processo si è visto comminare una pena a 10 anni di reclusione per scambio di voti e collusione con l’apparato elettorale gestito dalla malavita organizzata! Il tutto per bocca di un “pentito”, l’ex presidente del Consorzio Rifiuti Eco 4, Giuseppe Valente, che fu dichiarato inattendibile in un altro identico procedimento contro l’ex ministro Mario Landolfi che lo aveva indicato a capo di quel consorzio dell’area Domitia. Insomma Cosentino, per giunta eletto altrove (nel listino bloccato), è diventato, assurdamente, depositario di voti di scambio in una zona dove…non si era nemmeno candidato!! Tuttavia, prima e dopo di lui, lunga è stata lista di coloro che, nel centrodestra, sarebbero stati inquisiti sulla base di un pregiudizio ideologico ed elettorale. Palamara ha svelato che gli scambi di favori sono all’ordine del giorno anche tra alti magistrati . Chi sarà perseguito tra questi?

*già parlamentare

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