Sanità & clientele, intervista al dottor Federico Nardi

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(f.n.) -Una dimensione ambigua in cui muoversi con circospezione per non urtare
suscettibilità e compromettere privilegi, una larga e slabbrata prateria d’interessi
palesi, talvolta spudoratamente evidenti, quasi ostentati, attraversata da sporadici,
improvvisi e fugaci tentativi di “ripulitura” degli ingranaggi…Questa è la sanità
pubblica, che abbiamo imparato a conoscere, attraverso le parole che, a fatica,
trasudano dagli ordini imposti che prevedono il silenzio, dal racconto sussurrato delle
carriere stroncate e dalle fulgide ascese di pseudo “baroni bianchi” con il mocassino a
punta…rigorosamente con nappina…Una dimensione coreograficamente instabile
come un palude di sabbie mobili, in cui affondano lentamente nel tempo, il merito, il
diritto e l’intelligenza di chi conserva l’ardire di ritenere che, fare il medico, sia una
mission…e non soltanto il posto sicuro in cui sedersi per limarsi le unghie, mentre lo
zio vescovo o il papà senatore o la mamma, direttrice in capo di qualche società poco
benemerita, ma molto conosciuta, alzano il telefono e chiamano l’amico o l’amica del
cuore e del consenso bisbigliano: “m’arraccumann…po’ ce vedimm”. Molti
soccombono ai disegni di un potere politico, sovente miope ed ignorante e, a capo
chino, con lo stetoscopio afflosciato sul petto ed il camice che sembra afflosciarsi
sulle spalle, improvvisamente cadenti, si avviano nel chiaroscuro che segna e indica
l’uscita e che improvvisamente ingoia la loro vita, affossando ciò che resta di quella
famosa mission …Molti soccombono ma pochi altri, fortunatamente no…E tra questi
il dottor Federico Nardi, una eccellenza della Chirurgia Vascolare che, dopo un
periodo di riflessione e di sconforto, ha deciso di reagire alle logiche di un sistema
che continua impunemente a falcidiare il merito e l’onestà di intenti, favorendo il
proliferare di favori, logiche perverse, e vendette dei cui devastanti effetti nessuno
chiederà mai conto a nessuno… E racconta in attesa che altri possano farlo e che la
gestione della sanità possa un giorno essere affidata a uomini e donne competenti e
onesti, dotati di quella strana e fantastica qualità, semisconosciuta, che coltiva
emozioni e si chiama “umanità”. Hasta la suerte!

1 commento

  1. Grande Dott.ssa Nardi,
    ho visto l’intervista e ho sentito l’esigenza di congratularmi con il servizio che ha reso al progresso della Sanità, ma soprattutto all’Ospedale di Caserta. Il suo modo conciliante di rendere a suo modo tranquillo il dr. Federico Nardi, ha fatto uscire fuori verità incredibili e preoccupanti. Ho appreso che per anni un Ospedale ha preferito non fare concorsi nazionali a primario per dare un incarico f.f. ad un medico. Addirittura, poi, quando fa il concorso chi lo vince se ne va subito e lascia il posto libero. A chi? Un medico che si vanta di aver fatto duemila interventi ( un mio amico primario chirurgo maxillo facciale si vanta di aver estirpato 50.000 denti: è più bravo lui o chi ha fatto 100 interventi di chirurgia maxillo facciale?) alla fine si rammarica di essere stato irreperibile quando doveva operare d’urgenza: come se uno che sta per morire può aspettare mezz’ora sul tavolo operatorio che arrivi il primario. Un po’ come il Primario Guido Tersilli che si concede un innocente divertimento sulla barca rendendosi irreperibile proprio come quando hanno bisogno di lui in clinica. Criminale, poi, la prima commissione disciplinare ( d’accordo con lui ?) che con un cavillo tecnico – se ho ben capito fa passare i 120 giorni di termine perentorio per concludere il procedimento che viene archiviato per legge senza sanzioni- fa che il Nardi è come se non avesse mai avuto nessuna contestazione e mortificando il primario in servizio! Inorridisco a pensare di poter essere operato in un reparto dove c’è una guerra di potere del Nardi contro tutti. Un primario bravo, un medico, avrebbe chiesto il trasferimento o avrebbe partecipato, se ha titoli, ai concorsi nazionali banditi dalle Asl ed AO in tutta Italia. Invece è esplicito un attaccamento a rimanere con un incarico pagato 300 euro netti in più al mese in uno stesso posto, questa l’indennità di un f.f. . Mi domando perché. Incredibile, poi, che sia imbastita una causa penale per un fatto amministrativo. Bastava fare causa innanzi al giudice del lavoro e, se veniva data ragione, il Nardi avrebbe avuto il riconoscimento delle indennità spettanti ( i 300 euro al mese) e la ricostruzione di carriera come se fosse stato sempre il primario f.f. in servizio. Mistero. Grave, poi, l’ammissione che è stato male per questo fantastico complotto. Come sarebbe stato in camera operatoria su un paziente? Flemmatico, distaccato e determinato? Non ho capito poi le dimissioni. Se veniva licenziato non poteva fare causa e farsi pagare l’ingiusto licenziamento? Ci sono molti punti oscuri in questa vicenda. Pensando alla tranquillità sicuramente riacquistata nel reparto, alla luce di quanto ho sentito, riprendo a respirare. Attendo gli sviluppi.Grazie, dottoressa Giornalista Nardi.

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