LE CELLE TELEFONICHE ESCLUDONO CHE MICHELE BUONINCONTI ABBIA OCCULTATO IL CADAVERE DI SUA MOGLIE

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–   di Ursula Franco  –   
1 1 LE CELLE TELEFONICHE ESCLUDONO CHE MICHELE BUONINCONTI ABBIA OCCULTATO IL CADAVERE DI SUA MOGLIE
Michele Buoninconti

Sono stata consulente della difesa di Michele Buoninconti e ho dovuto affrontare il problema delle celle telefoniche in quanto all’epoca della mia nomina, fino a due mesi dopo la consegna della mia consulenza, la difesa non disponeva di una propria consulenza in merito. Non ho potuto prescindere dallo studio delle celle telefoniche in quanto le risultanze della consulenza dell’accusa redatta dal geometra Giuseppe Dezzani sono state considerate uno dei cardini di questo caso giudiziario nonostante fossero sbagliate.

Elena Ceste portrait LE CELLE TELEFONICHE ESCLUDONO CHE MICHELE BUONINCONTI ABBIA OCCULTATO IL CADAVERE DI SUA MOGLIE
Elena Ceste

I dati estrapolati dai ROS relativi alle celle telefoniche, se analizzati senza pregiudizio e se incrociati con i dati testimoniali, escludono che Buoninconti abbia occultato il cadavere di sua moglie Elena Ceste e di conseguenza che l’abbia uccisa.

Questi dati permettono di collocare Buoninconti nell’area del Rio Mersa con certezza scientifica solo alle 9.02.50 e non alle 9.00, come erroneamente sostenuto dalla procura.

Il fatto che il giudice del processo di primo grado Roberto Amerio abbia creduto alle conclusioni antiscientifiche del geometra Giuseppe Dezzani lo ha indotto in errore.

Il giudice Amerio ha sostenuto a pag. 9 delle motivazioni della sentenza di condanna di Michele Buoninconti che “alle 8.55.04 e 8.57.28 Buoninconti transitava in un’area compresa tra la propria abitazione e la strada statale 231 Asti Alba”, un’affermazione priva di supporto scientifico ma soprattutto errata, che il giudice ha mutuato dalla consulenza del geometra consulente della procura.

Buoninconti quella mattina chiamò la vicina Marilena Ceste alle 8.55.04 e i signori Rava alle 8.57.28, in queste due occasioni il suo telefono agganciò la cella servente casa sua, solo questo dato è scientificamente certo, è un grave errore affermare che Michele in quei minuti fosse in movimento.

L’unico dato certo e riproducibile è che in quei minuti il telefono di Buoninconti si trovasse ad agganciare la cella servente l’area di casa sua, che fosse “in un’area compresa tra la propria abitazione e la strada statale 231 Asti Alba” è un’inferenza errata, l’analisi in parallelo di celle telefoniche, tabulati e testimonianze prova il contrario.

Dopo le prime due telefonate delle 8.55.04 e delle 8.57.28, che agganciarono la cella di casa sua, Buoninconti, alle 9.01.48, fece una terza telefonata che agganciò ancora la cella servente casa sua.

Michele agganciò la cella del Rio Mersa solo al termine di questa terza telefonata, tale cambiamento di cella è la prova che Buoninconti si mosse dall’area della cella servente casa sua solo dopo le 9.00 in modo da agganciare la cella del Rio Mersa alle 9.02.50, cella che non aveva mai agganciato in precedenza.

Secondo l’accusa si impiegano 2 minuti e 30 secondi per raggiungere il Rio Mersa da casa Buoninconti, un tempo compatibile con uno spostamento posteriore alle 9.00 e in linea con le dichiarazioni di Buoninconti e quelle dei vicini.

Buoninconti ha dichiarato di aver lasciato casa sua dopo la telefonata delle 8.57.28 senza risposta ai Rava e di avergli suonato il campanello, di essersi poi diretto verso il Rio Mersa e di aver fatto un breve giro di perlustrazione. Le celle ce lo confermano e ce lo conferma la vicina Marilena Ceste, destinataria della prima telefonata di Buoninconti, quella delle 8.55.04. La Ceste ha sempre sostenuto di aver visto Michele di fronte a casa Rava circa 5 minuti dopo quella telefonata, quindi intorno alle 9.00.

Marilena Ceste ha riferito ai carabinieri: “Entro in casa, mi preparo un caffè, ho avviato le pulizie di casa, poco dopo ha suonato il telefono di casa era Michele…. torno alle faccende, ricordo che avevo la tazza del caffè in mano e dalla finestra ho visto Michele che parlava con i comuni vicini famiglia Rava…. rispetto alla telefonata saranno passati poco più di 5 minuti”.

Si noti che Marilena Ceste ha riferito di essersi preparata un caffè prima della telefonata delle 8.55.04, di aver ricevuto la telefonata e di aver visto Buoninconti davanti a casa Rava intorno alle 9.00, pertanto Michele a quell’ora si trovava nei pressi di casa sua e non intento ad occultare il cadavere di sua moglie nel Rio Mersa, come sostenuto dalla procura.

A pag. 6 delle motivazioni dell’Appello, riguardo alla mattina della scomparsa della Ceste, il giudice ha scritto che il vicino di casa della famiglia Ceste Buoninconti, Aldo Rava, aveva riferito agli inquirenti: “verso le 9.05 circa sentivo suonare il campanello di casa con insistenza e sentivo anche suonare il mio telefono di casa”. Aldo Rava è stato sentito il 6 febbraio 2014, pochi giorni dopo la scomparsa di Elena Ceste, all’epoca non erano ancora noti agli inquirenti i tabulati telefonici relativi al caso, pertanto quel “verso le 9.05 circa” detto dal signor Rava era naturalmente un orario solo approssimativo. 8.57.28 è l’orario esatto della telefonata che si può estrapolare dai tabulati. Quindi è facile intuire che alle 8.57.28 Buoninconti si trovava davanti a casa Rava.

L’orario della telefonata, 8.57.28, è un dato scientifico incontestabile che purtroppo è stato ignorato da chi ha accusato e da chi ha condannato Buoninconti. Chi ha accusato e condannato Buoninconti ha omesso di riportare l’orario esatto della telefonata ad Aldo Rava e ha invece sempre fatto riferimento all’orario approssimativo ed errato da lui fornito.

I dati incontestabili dei tabulati telefonici, se incrociati con le testimonianze di Aldo Rava e Marilena Ceste, provano che Buoninconti non può aver occultato il corpo della Ceste in quanto mentre faceva le prime due telefonate (8.55.04 e 8.57.28) si trovava vicino a casa sua e non dove l’ha collocato l’accusa.

Michele si diresse verso il Rio Mersa solo dopo la seconda telefonata e non si trattenne in quell’area ma vi transitò soltanto, lo provano le celle telefoniche da lui agganciate, non ebbe quindi il tempo materiale di occultare un corpo.

Buoninconti si stava dirigendo verso il Rio Mersa solo durante la telefonata delle 9.01.48, non prima, e lo era anche durante la quarta chiamata, quella delle 9.03.14 che iniziò agganciando la cella del Rio Mersa e terminò alle ore 9.04.16 agganciando la cella di casa sua. Michele Buoninconti fece pertanto una breve ricognizione nell’area del Rio Mersa, il tempo di andare e tornare senza trattenersi, ce lo dicono con certezza scientifica le celle telefoniche.

E’ chiaro che solo il fatto che un utente agganci due celle diverse durante una chiamata può significare che è in movimento, cosa che accadde a Michele durante la terza e la quarta telefonata ma mai prima. Pertanto è sbagliato ciò che ha sostenuto l’accusa ovvero che Buoninconti si stesse già dirigendo al Rio Mersa tra le 8.55.04 e le 8.57.28 .

La vicina Marilena Ceste è stata definita dalla procura una testimone credibile tanto che nella richiesta di misura cautelare a pag. 13 si legge: ‘Il (suo) racconto era dettagliato, i (suoi) ricordi molto nitidi e netti (…). Della giornata del 24 gennaio ricordava bene episodi, tempi, il succedersi degli eventi’. E allora perché la sua testimonianza non è stata riportata in udienza e nelle carte per quello che era?

A pag. 7 della Richiesta di misura cautelare, la procura, nonostante ritenga la Ceste una testimone affidabile, ha falsificato il suo dato orario: ‘Marilena (Ceste) rientrava definitivamente a casa alle ore 8.35. Poco dopo raccontava di aver ricevuto una telefonata da parte di Michele Buoninconti….. la chiamata si interrompeva, quindi la donna aveva modo di vedere dalla finestra (circa dieci minuti dopo) il Buoninconti parlare con gli altri vicini di casa…’.

Il fatto che l’accusa abbia scritto “dieci minuti” invece di “cinque minuti”, come invece riferito dalla testimone, non è un dettaglio di poco conto, visto che è costato ad un innocente una condanna a trent’anni, questa falsificazione si spiega soltanto con la necessità da parte della procura di aggiustare i fatti tanto da accreditare la propria improbabile ricostruzione. Ma c’è di più, che fine ha fatto il caffè preparato da Marilena e pronto già prima delle 8.55.04? In un altro stralcio della Richiesta di misura cautelare si legge che Marilena, dopo aver ricevuto la telefonata “Nel riprendere le sue incombenze, mentre sorseggiava il caffè che nel frattempo si era preparato, aveva scorto dalla finestra Michele che, con l’auto bianca, si trovava presso l’abitazione della famiglia Rava”. Si noti che la preparazione del caffè viene posticipata, perché? Per allungare i tempi, vi ricordate dei “cinque minuti” della teste trasformati in “dieci minuti” dall’accusa?

Durante l’udienza del 22 luglio 2015, Giuseppe Dezzani, consulente della procura, nel tentativo di supportare la sua errata ricostruzione dei movimenti di Buoninconti ha citato la testimonianza di un vicino di Michele, tale Pier Silvio Terzuolo che ha riferito di essere transitato di fronte a casa Rava intorno alle 9.00.00 e di non aver visto Michele Buoninconti.

Dezzani ha ritenuto arbitrariamente di invalidare la testimonianza di Marilena Ceste a favore di quella dell’altro vicino che ha riferito di essere uscito intorno alle 9.00.00 da casa e di non aver visto Buoninconti di fronte a casa Rava a quell’ora.

Vediamo perché ciò che ha sostenuto in udienza Dezzani è facilmente confutabile:

– Michele rimase solo alcuni secondi di fronte a casa Rava citofonò e si allontanò, non stazionò di fronte a casa Rava;

– Pier Silvio Terzuolo non aveva alcun motivo di far caso a Buoninconti non essendo stato allertato da lui, a differenza di Marilena Ceste;

– Il teste Terzuolo è stato sentito circa 9 mesi e mezzo dopo la scomparsa della Ceste, la sua testimonianza non può che essere, di sicuro, molto più imprecisa riguardo agli orari di quanto non lo sia quella della Ceste che è stata sentita nell’immediatezza dei fatti;

– L’orario fornito da Pier Silvio Terzuolo è semplicemente approssimativo. Terzuolo non poteva avvalersi di riferimenti orari precisi  a differenza di Marilena Ceste, che aveva ricevuto una telefonata da Buoninconti 5 minuti prima e stava bevendo un caffè che si era preparata prima ancora della telefonata;

– a riprova dell’imprecisione degli orari riferiti da Terzuolo è la sua testimonianza riguardo all’orario di una telefonata senza risposta che gli fece Buoninconti alle 9.22.18 e che invece lui ha riferito, nel suo verbale di sommarie informazioni del 6 novembre 2014, come avvenuta alle 9.31.00.

La testimonianza di Marilena rilasciata subito dopo i fatti è più attendibile perché Marilena Ceste, a differenza di Terzuolo, aveva un riferimento temporale ovvero la telefonata delle 8.55.04 e perché aveva un buon motivo per notare Michele in quanto era stata da lui allertata.

Pertanto è facile inferire che Michele Buoninconti alle 9.00 non fosse al Rio Mersa ad occultare il cadavere di sua moglie ma di fronte a casa Rava e che, solo in seguito, come da lui sempre sostenuto, si sia avvicinato a quell’area per una rapida supervisione.

Naturalmente il fatto che Buoninconti non abbia occultato il cadavere di sua moglie Elena esclude di conseguenza che l’abbia uccisa.

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ursula franco 1 LE CELLE TELEFONICHE ESCLUDONO CHE MICHELE BUONINCONTI ABBIA OCCULTATO IL CADAVERE DI SUA MOGLIE* Medico Chirurgo, Criminologo, Statement Analyst. E’ allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. Fa parte del Forensic Team della COLD CASE FOUNDATION, una Fondazione Americana che si occupa di casi irrisolti, Executive Director: FBI Profiler Gregory M. Cooper.

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