ATTACCO ALLA POLITICA

0

di Vincenzo D’Anna*

Non ho titoli e preparazione specifica per imitare sociologi, psicologi, psichiatri, titolari delle scienze sociali, quelle che, per intenderci K.R. Popper chiamava le “non scienze”, in quanto “non assoggettabili alle prove di fallibilità”. Mi spiego: Popper, filosofo ed epistemologo (colui che studia la natura ed i limiti  della conoscenza scientifica), riteneva che le scienze che non potevano essere sottoposte a prova e confutazione, ovvero a conferme o contestazioni razionali, non fossero tali. Quindi, in base a questo assunto, una scienza, le cui teorie non possono essere confermate, oppure contraddette, da altri scienziati, con analoghi esperimenti, non può definirsi razionale. È questo il caso delle scienze cosiddette “sociali” che spesso producono teorie che non possono essere  assoggettate a prove di fallibilità. Pur con questo limite epistemologico le scienze sociali hanno fatto presa sulla comunità, tanto che gli assunti teorici e le esperienze maturate sono considerati basilari per l’interpretazione dei fatti e degli eventi che interessano la società umana. Tuttavia, anche se queste falliscono la prova dei successivi eventi ed esperienze, sono assunte come vere, allorquando entrano nei gusti e nei comportamenti che muovono le masse e l’opinione pubblica. Tra questi ambiti aleatori si segnalano i costumi, i gusti della collettività e poi quelli che riguardano la mentalità e l’agire politico. Il primo ambito, quello sociale, si misura con l’imprevedibilità delle mode e con la continua induzione dei bisogni, essenziali e voluttuari, della società consumistica, imprevedibilmente legate ad eventi pubblicitari, a consuetudini oppure fatti non intenzionali, quindi da ritenersi estemporanei. Insomma, la stessa morale pubblica si adegua costantemente alle mode rendendo la morale pubblica figlia dei tempi. Un esempio eclatante viene dalle mode e dai costumi sessuali, dalla diffusione della pornografia, dalla continua offerta oppure dalla ostentazione del corpo femminile per fini di lucro, dalla radicale modifica dei gusti e delle pratiche sessuali. Quel che un tempo suonava scandaloso oggi è praticato in tutti i contesti sociali, influenzando anche le interazioni dentro la famiglia, o meglio di quel che ne rimane. E’ in questo relativismo etico, che spessa tocca punte impensabili, che si inserisce una recente sentenza di assoluzione a carico di un giovane scoperto da una donna a masturbarsi in uno scompartimento ferroviario. La  corte ha deciso che non vi fosse reato perché lo scompartimento di un treno non è un luogo pubblico a cui tutti possono accedere, così facendo venir meno il reato di atti osceni in luogo pubblico. Insomma una pignoleria giuridica che lascia impunito il reo e basita la donna che lo ebbe a denunciare allorquando se lo trovò di fronte sul treno. Insomma, una sentenza che assomiglia a quelle pronunciate in favore delle prostitute, dei travestiti e degli omosessuali che, ai bordi delle strade, adescano i passanti. In questo caso il reato scatta quando sia palese l’offerta delle prestazioni sessuali da parte di quella tipologia di persone che, viceversa, sono da comparare ai normali cittadini che passeggiano indisturbati. A nulla contano gli abiti succinti e provocatori sui marciapiedi e nei parchi pubblici. Il secondo ambito, quello dell’agire politico, non fa molta differenza di questi tempi. Non bastava l’abolizione dei valori di riferimento peculiari che costituivano l’essenza stessa dei partiti politici, la scomparsa delle motivazione per la militanza operosa nei partiti medesimi, dell’impegno civico  a candidarsi in spirito di servizio e di testimonianza ideale. Da anni le forze politiche sono appannaggio di persone che ne caratterizzano la presenza sulla scena politica e parlamentare. Scatole vuote prive di organismi democratici e di rappresentanza degli iscritti, che spesso filtrano e selezionano il peggio della società. Parimenti scadenti le motivazioni dell’impegno a candidarsi, laddove, quasi sempre, queste sono da ricercare nel soddisfacimento di bisogni personali ed interessi imprenditoriali. Ancor peggio l’esempio che venne dato nell’epoca appena passata in Forza Italia ove i maître a penser del liberalismo di cui si circondava Silvio Berlusconi, vennero accantonati e sostituiti da scelte partorite nell’alcova del leader di quel partito. Insomma, la politica sostituita dai “cerchi magici” e dalle avvenenti subrettine elevate al rango prima di candidate e successivamente di elette a tutti i livelli. Poiché al peggio può seguire il peggiore, anche in questo ambito si è potuto peggiorare. Un avvenente ragazza, tale Giusy Rizzotto, nelle file, candidata, manco a dirlo, di Forza Italia e dello Scudo crociato uniti, lancia appelli elettorali ammiccanti. Dice “Io per te…ci sono” con tanto di puntini sospensivi, mostrando il generoso petto. Forse in quel petto batterà un cuore puro ed un anelito politico, ma non lo si coglie, per così dire, a prima vista. Il messaggio spopola sul web accompagnato da un filmino provocatorio e conturbante, che però la candidata disconosce essere suo. Protesta la generosa Giusy dichiarando che il video sia un fotomontaggio, e definisce l’accaduto un subdolo attacco alla politica!! Sarà pure, ma in tutto questo credo la politica non ci sia mai entrata.

*già parlamentare

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui