L’ISOLA DELL’ENERGIA DELL’UNIONE EUROPEA

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L’aumento dei prezzi del gas e dell’elettricità avrebbe sorpreso l’Europa con riserve di gas ai minimi storici (60%) e avrebbe messo in scena il clamoroso fallimento delle politiche energetiche di un’Unione europea incapace di raggiungere un’utopica autosufficienza energetica

    –   di Germán Gorraiz López  –                                  

%name LISOLA DELLENERGIA DELLUNIONE EUROPEAUno dei fattori che più incide sulla dipendenza energetica di un paese è la quantità di petrolio e gas che deve importare per l’industria e i trasporti: la media europea è del 52% e la Russia è il principale fornitore di gas, petrolio e carbone dell’UE (rispettivamente con il 42%, 33% e 26%), ne consegue che l’UE sarebbe un’isola energetica e soffrirebbe di una grave dipendenza energetica russa. Spinta dall’elevata dipendenza energetica (oltre il 50%), dall’elevata volatilità dei prezzi del petrolio e del gas dovuta a fattori geopolitici destabilizzanti e dall’urgente necessità di garantire un approvvigionamento energetico sicuro, l’UE ha attuato una strategia energetica basata sugli accordi preferenziali con la Russia e Algeria per la fornitura di gas, nell’utilizzo di centrali nucleari obsolete al posto dei reattori atomici di nuova generazione EPR (European Pressurized Water Reactor) e nella straordinaria spinta delle energie rinnovabili (1° produttore mondiale), con l’obiettivo inequivocabile di raggiungere l’autosufficienza delle risorse energetiche e idriche entro l’orizzonte del 2.030.

Allo stesso modo, all’orizzonte del 2030 è stato approvato l’ambizioso Programma europeo sui cambiamenti climatici (Triple 30), con l’impegno di ridurre del 30% le emissioni di anidride carbonica, migliorare l’efficienza energetica di un altro 30% e ottenere che il 30% dell’energia consumata provenga da fonti rinnovabili, insieme al Riorientamento del Trasporto di merci terrestri attraverso le nuove Autostrade del Mare e Ferrovie dell’Alta Velocità attraverso l’imposizione di tariffe ecologiche sul trasporto su gomma e sui veicoli senza marchio ECO. Tuttavia, secondo Marie-Helene Fandel, analista dell’European Policy Center, “la politica energetica dell’UE soffre di un’elevata dipendenza dall’esterno a causa della sua scarsità di risorse e della sua limitata capacità di stoccaggio” che, insieme all’incapacità di Twenty- sette per sviluppare una vera politica energetica comune rallenterà l’intero processo e renderà irrealizzabile l’utopia dell’autosufficienza energetica europea all’orizzonte del 2030, di cui la recente escalation dei prezzi del gas e dell’elettricità in Europa sarebbe un paradigma.

Geopolitica del gas in Europagas europa 02 LISOLA DELLENERGIA DELLUNIONE EUROPEA

L’Algeria esporta il proprio gas attraverso tre gasdotti: due Algeria-Spagna (di cui uno attraversa il Marocco) non collegati alla rete europea e un terzo Algeria-Tunisia-Italia. Dopo la crisi in Ucraina, i leader dell’UE hanno stabilito come priorità la necessità di migliorare il collegamento del gas con la penisola iberica attraverso un gasdotto che collegherebbe la Spagna con la Francia attraverso la Catalogna (il gasdotto Midcat) attraverso il quale la Spagna raggiungerebbe l’energia europea rete il gas dall’Algeria, (equivalente alla metà di quello che arriva dalla Russia attraverso l’Ucraina), progetto che sarebbe stato nel limbo a causa della miopia dei regolatori europei e che avrebbe reso impossibile per il gas algerino di essere l’alternativa europea al Dipendenza energetica russa.

Il progetto del gasdotto Nabucco West progettato dagli Stati Uniti per trasportare il gas azero in Europa attraverso Turchia, Bulgaria, Romania e Ungheria e quindi evitare la dipendenza energetica russa dell’UE è fallito mentre Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakistan si sono orientati verso il progetto russo del sud Stream gasdotto e dopo che l’Azerbaigian si è finalmente ritirato dal progetto nel giugno 2013, è stato scelto il percorso alternativo del gasdotto transadriatico (TAP, Trans Adriatic Pipeline), attraverso il quale l’Azerbaigian esporterà il suo gas in Europa attraverso la Grecia, l’Albania e l’Italia ma che può trasportare solo un terzo del progetto Nabucco, quindi non rappresenta una minaccia per gli interessi della Russia.

Da parte russa, nel 2007 ha presentato il progetto del gasdotto South Stream, un gasdotto da 39.000 milioni di dollari che avrebbe attraversato Russia, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia e che doveva iniziare la costruzione nel giugno 2014 ha garantito la fornitura di gas russo. all’UE evitando il passaggio attraverso l’instabile Ucraina. Così, dopo la crisi del gas nell’inverno del 2006 e i tagli alle forniture avvenuti in innumerevoli paesi dell’UE (l’80% del gas totale che l’UE importa dalla Russia passa attraverso l’Ucraina e fornisce oltre il 70% ad altri paesi). come i paesi baltici, Finlandia, Slovacchia, Bulgaria, Grecia, Austria, Ungheria e Repubblica Ceca), ma questo progetto dormirà nel limbo dei sogni dopo il rifiuto della Bulgaria di parteciparvi a causa delle pressioni ricevute dagli Stati Uniti.

La coalizione di interessi russo-tedesca ha ideato il progetto Nord Stream che collega la Russia con la Germania attraverso il Mar Baltico, con una capacità massima di trasporto di 55.000 milioni di metri cubi (bcm) di gas all’anno e con una durata di 50 anni. Questa rotta è considerata vitale per la Germania ei paesi nordici, motivo per cui è stata dichiarata di “interesse europeo” dal Parlamento europeo ma disastrosa per la geopolitica statunitense e cruciale per la geostrategia energetica russa. Pertanto, questa rotta chiuderebbe il blocco energetico russo scartando le Repubbliche baltiche e la Polonia come territorio di transito, scartando anche il gasdotto BTC affiliato alla Clinton. La Russia raggiungerà così il suo duplice obiettivo geostrategico di garantire un flusso ininterrotto di gas verso l’Europa attraverso due vie alternative, trasformando Polonia e Ucraina in “isole energetiche”.

Merkel e Putin trionfanomerkel putin 3 LISOLA DELLENERGIA DELLUNIONE EUROPEA

L’obiettivo inequivocabile di Trump era sostituire la dipendenza energetica russa europea (il 30% del gas importato dall’UE proviene dalla Russia) con la dipendenza dal fracking, inondando il mercato europeo di GNL (gas naturale frazionato negli Stati Uniti e trasportato da navi cisterna) per affondare i prezzi del gas russo. Altro obiettivo era quello di promuovere l’utilizzo della tecnica del fracking in tutti i paesi dell’Est Europa, il cosiddetto “arco fracking europeo” che si estendesse dagli Stati baltici all’Ucraina europea, passando per Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria e che dipenderebbe dalla tecnologia di società americane come Chevron o Shell. La Polonia aspirava così a diventare, con i suoi due terminal, il principale centro di distribuzione del gas naturale liquefatto (GNL) importato sul territorio europeo e dopo aver denunciato che “il suddetto gasdotto potrebbe rafforzare la dipendenza dell’Ue dal gas russo e consolidare la posizione dominante di Gazprom nel mercato europeo”. sarebbe riuscito a paralizzare la costruzione del suddetto gasdotto con l’obiettivo inequivocabile di rallentare al parossismo la costruzione del Nord Stream 2.

Questo gasdotto ha una lunghezza totale di 1.200 km con un costo stimato di circa 11.000 milioni di dollari, trasporterà il gas russo direttamente attraverso il Baltico in Germania e quando era già stato costruito all’80% e nel disperato tentativo di evitarne il completamento, il Senato Il 17 dicembre gli Stati Uniti hanno approvato il National Defense Authorization Act 2020 firmato da Donald Trump che prevedeva sanzioni economiche contro le aziende che hanno partecipato alla costruzione del gasdotto Nord Stream 2. Questo rappresentava un missile sulla linea di galleggiamento della politica energetica progettata dalla Germania quando Angela Merkel dichiarò che era “una dichiarazione di guerra degli Stati Uniti contro la Germania”, una tardiva riaffermazione della sovranità tedesca che fece smettere gli Stati Uniti di boicottare i lavori e benedisse il culmine del progetto gas che avrà come effetti collaterali il rafforzamento dell’Asse Parigi-Berlino e il successivo avvicinamento alla Russia.

%name LISOLA DELLENERGIA DELLUNIONE EUROPEACosì, nel suo primo incontro con Joe Biden, la Merkel ha chiesto il necessario completamento dei lavori di detto gasdotto per evitare la disaffezione europea nei confronti degli Stati Uniti, per la quale Biden è stata costretta a benedire il culmine di detto progetto del gas per mantenere legami affettivi con l’Europa Unione e impedire l’uscita di Germania e Francia dall’orbita gravitazionale della NATO. Questo rappresenterebbe una clamorosa vittoria per Merkel e Putin che sarà avallata dopo le elezioni tedesche e la prevedibile formazione di un governo di coalizione della SPD, dei Verdi e della sinistra con il ritiro delle sanzioni alla Russia e l’inizio di un nuovo pan- epoca europea. guidata da Francia e Germania, che ospiterà sotto il suo ombrello i paesi nordici e le Repubbliche baltiche, lasciando sotto l’orbita statunitense i paesi dell’”arco europeo del fracking” (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, Ucraina, Romania e Bulgaria) ed esposto a nuove guerre del gas.

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Germ%C3%A1n Gorraiz L%C3%B3pez analista spagnolo LISOLA DELLENERGIA DELLUNIONE EUROPEA
Germán Gorraiz López

*Analista spagnolo di Economia e Geopolitica. Collabora, oltre a Diario SIGLO XXI, in altri media digitali spagnoli e latinoamericani come Bottup, España Liberal, Libre Pensador, Socialdemocracia.org, Alainet, CubaNuestra, Plano-Sur.org, Entorno-empresarial.com o El Mercurio Digital.