L’ASSESSORE E…IL FASCINO DELLA DELEGA RUBATA…

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   –   di Francesca Nardi   –       

Prima il ragazzo cresciuto troppo in fretta, che ruba la scena a Peppe Cirillo e poi l’inutile sortita dei benpensanti di conseguenza…Il ragazzo che imbocca il viottolo buio, senza fanali e annaspa sulle sue ipotetiche fonti ispiratrici e la platea che tace, vile e molliccia, come sempre… Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le stagioni…peccato che questa città, che ha scelto di non essere più, né militare né ricca, per diventare povera e acculturata, si sia accontentata di essere soltanto povera, visto che il gradino successivo, quello dell’ingresso nelle anticamere della cultura, si è rivelato un vero e proprio percorso accidentato, solo per “dotati” e “predisposti”, solo per gente che avesse dimestichezza con la “follia” e non si limitasse a frustare l’aria, denigrando ciò che non era in grado di comprendere. Peppe Cirillo è giustamente furioso, lui che della “sana follia” ha fatto il motore principale delle sue odissee, attraverso l’ignoranza bisunta e assai complicata dei primi della classe, col portafogli di papà e lo zio senatore, lui che della sua naturale follia ha fatto l’ingrediente principale, per il sostentamento dell’anima, lui che nell’incompresa follia ha nascosto il balsamo delle stagioni oscure. La “follia creativa” era il nuovo orizzonte da condividere con noi, con la sua città, ma era suo e spegnere il suo primo vagito, appropriandosi del tempo infame, è stato un atto peggiore della peggiore strafottenza…è stato come ignorare volgarmente e con imperdonabile naturalezza, il sentimento altrui, sul quale non ci si interroga ma del quale si tiene conto. Emiliano Casale ha sbagliato, profondamente ed assai storditamente, ed il silenzio denso  e indifferente degli altri, è stato l’eco imbalsamato dell’errore…

Poi…a decorare l’insieme grigio e brumoso, quanta inutile ipocrisia e quanta saccenza, per non parlare del livore che trasuda dall’apparente eleganza dialettica, di qualche acculturatissimo genio delle occasioni perdute…Quanta insopportabile spocchia, paludata nella modestia e nella più viscida delle preoccupazioni, quella che istiga la parte più buia, nascosta e gorgogliante di ognuno di noi…Quanta furiosa e furibonda nullità si agita in fondo alla via del Vento

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