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IL RITORNO DI MALTHUS

di Vincenzo D’Anna*

In guerra la prima a morire è la verità. Un aforisma collaudato, quello citato, per la semplice ragione che ciascuno dei belligeranti, tenta di accreditare le proprie ragioni attraverso la propaganda che è il ricettacolo di ogni menzogna utile allo scopo. E’ questo anche il contesto polemico intorno alla guerra sull’uso dei vaccini. Dopo la verità vengono i morti quelli veri, coloro che, a differenza dei superstiti, la guerra l’hanno persa lo stesso, insieme alla propria vita. Una cruda verità che non riguarda solo i conflitti tra gli eserciti in armi ma anche quelli combattuti con altri mezzi e finalità di scopo. La guerra che oggi affligge il mondo, quella scatenata dal Covid, la si combatte contro un essere che biologicamente non può definirsi neanche “vivente” in senso stretto, ovvero dotato di vita autonoma, in quanto parassita obbligato delle cellule viventi. In termini biologici un virus è solo un filamento di materiale genetico avvolto, come in una navicella spaziale, da una capsula proteica che lo protegge abbastanza bene dagli agenti esterni. Quando questo virus si lega alla superficie di una cellula, sia essa di un batterio (che ha una sola cellula) oppure di un organismo complesso come una pianta, un animale oppure un uomo, vi trasferisce il materiale genetico che trasporta e, come un parassita, ne neutralizza il materiale genetico cominciando ad usare le strutture cellulari per potersi riprodurre. Pur incapace di farlo da solo, il virus è capace di riprodursi in danno della cellula che lo ospita sulla scorta delle informazioni che ricava dal filamento (RNA) che ha iniettato. Si dice che sia capace di “teleonomia”, ovvero di realizzare il progetto codificato nei propri geni che costituiscono il filamento genetico ad una (RNA) oppure a doppia elica (DNA). Una spiegazione certo un poco ostica per quelli che non conoscono la materia ma che ben descrive come il virus sia proteso, come tutti gli esseri esistenti in natura, a riprodursi. La conservazione della specie è un tratto caratteristico comune per tutti i viventi e con essa la capacità di difendersi dalle insidie esterne che possano far soccombere la riproduzione di qualunque organismo biologico. Chiarito, approssimativamente, questo aspetto basilare, si può ben comprendere come il virus Covid Sars 2 con il suo filamento di RNA, abbia un codice per riprodursi nella cellula sfruttandone tutti i componenti per riprodursi ed attecchire sulle altre cellule in un processo continuo. Così come appare chiaro che esso si difenda dagli attacchi che i nostri anticorpi gli sferrano, riconoscendolo estraneo al nostro organismo, mutando alcune sue caratteristiche tanto da rendere ininfluenti gli attacchi che subisce da parte del nostro sistema immunitario, sopratutto se l’agente patogeno e’ di una specie mai venuta a contatto con l’Uomo. I virus ad RNA sono più inclini a mutare e lo fanno con grande velocità, soprattutto quando l’attacco è massiccio e frequente. Quello che avete letto finora non è una” lectio magistralis” di un cattedratico, ma una delle nozioni che acquisisce un qualsiasi studente che si occupi di biologia di base. Ecco allora che, nella guerra scatenata all’unisono dai governi in tutto il mondo contro il Covid, mediante terapia genica (volgarmente definita vaccinale), il virus cerca di proteggersi mutando in quelle parti attaccate dagli anticorpi prodotti naturalmente, oppure artificialmente attraverso la somministrazione dei vari sieri prodotti da Moderna o Pfizer. Queste semplici considerazioni di Virologia smentiscono una serie di postulati che per mesi, “insigni” scienziati divenuti tali per telegenia da apparizioni in TV, ci hanno propinato garantendo l’avvento della cosiddetta immunità di gregge che solo la vaccinazione ad oltranza avrebbe assicurato. Nei fatti, costa dirlo, non è stato debellato il virus, ma solo attenuate le conseguenze della malattia e la necessità di cure drastiche. Insomma abbiamo puntato alla roulette non per vincere ma per limitare le perdite. Chi siano i responsabili non interessa perché il morbo infuria ad ondate e mutazioni progressive, esigendo l’inoculo di nuove miscele di vaccini come un cane che si morde la cosa. Fuor di metafora: così come fallimentare è stata la preconcetta campagna “No Vax” che miete vittime ad oltranza tra i non vaccinati, anche quella contraria degli idolatri della “infallibile fede vaccinale” viene irrisa dalla realtà. Occorre quindi darsi una mossa e cambiare strategia integrando la terapia vaccinale con altre in combinato disposto tra di loro. Fuori da questa realtà c’è solo il rincorrere il virus mutato e contare i morti, ovvero il triste ritorno delle teorie di Thomas Malthus, il prete inglese che, da economista, predisse che guerre e pestilenze fossero un sistema naturale per limitare la popolazione ed il consumo dei beni naturali disponibili. Insomma, un sorta di “selezione naturale”. Lo stesso uomo che si crede Dio avendo la tecnica ed il progresso dalla propria, non può accettare il ritorno alla barbarie malthusiana. Una tragedia che riguarda tutti i belligeranti.

*già parlamentare

Caporedattore

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