PRONTI 73 PROGETTI DEI CONSORZI DI BONIFICA, MA MANCANO LE LINEE GUIDA

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PNRR, ANBI E COLDIRETTI A REGIONE: 535 MILIONI A RISCHIO PER ACQUA E SUOLO

Vito Busillo presidente Anbi Campania PRONTI 73 PROGETTI DEI CONSORZI DI BONIFICA, MA MANCANO LE LINEE GUIDA
Vito Busillo presidente Anbi Campania

La Campania ha un  territorio periodicamente esposto a condizioni di allerta meteo con importanti effetti al suolo di carattere idrogeologico, ma all’assessorato Ambiente delle Regione Campania non hanno ancora definito le modalità per la partecipazione dei Consorzi di bonifica e irrigazione della Campania al PNRR – Piano nazionale di ripresa e resilienza, che offrono un patrimonio di 73 progetti nel comparto della difesa suolo, messi a disposizione della collettività regionale dai 10 Consorzi campani, per un valore complessivo di 535 milioni di euro.

 “Il PNRR per i Consorzi di bonifica rischia di rivelarsi un’occasione persa – spiegano Vito Busillo, presidente dell’Unione regionale Consorzi gestione e Tutela del Territorio e Acque irrigue – Anbi Campania e Gennarino Masiello, presidente di Coldiretti Campania – poiché l’Assessorato regionale competente per materia continua ad ignorare completamente le richieste inoltrate dai Consorzi di bonifica campani. Lo stesso atteggiamento di noncuranza è stato assunto dall’Assessorato regionale per l’Ambiente e la Difesa del Suolo anche verso i progetti di manutenzione straordinaria e rimessa in efficienza del reticolo idrografico consortile, il cui elenco è stato debitamente trasmesso alla Regione da parte di Anbi Campania per i finanziamenti in favore dei Consorzi di bonifica stanziati dal Governo con i fondi del DPCM 18 giugno 2021”.

 “Ciò nonostante – aggiungono i due presidenti – i Consorzi di bonifica guardano avanti e continuano a sperare in un segnale di attenzione della Regione, pronti ad offrire la loro competenza per la sicurezza idrogeologica del territorio e nei giorni scorsi hanno incontrato l’assessorato Agricoltura per definire invece i progetti su Pnrr e Programma di sviluppo rurale per quanto riguarda l’irrigazione, oltre che per una ricognizioni sulle competenze consortili in materia di difesa idrogeologica.”.

Il tutto avviene in una regione, la Campania, che secondo i dati illustrati dall’Anbi in un recente convegno con l’Associazione SVIMEZ, tra il 2013 e il 2019 si sono verificati numerosi eventi idrogeologici estremi che hanno determinato uno stato di emergenza, prodotto danni riconosciuti pari ad oltre 1.113 milioni di euro, con richieste di interventi per quasi 695 milioni, a fronte dei quali però sono stati assegnati e trasferiti fondi per appena 38 milioni.

“Nonostante una situazione a dir poco critica in Campania sul fronte della difesa suolo, che questi numeri sintetizzano, sta inspiegabilmente sfumando la possibilità per i Consorzi di bonifica della Campania di partecipare alla Misura M2C4Tutela del Territorio e della Risorsa Idrica del PNRR, che ben potrebbe contribuire significativamente al contrasto e alla prevenzione del dissesto idrogeologico e alla riduzione dal rischio idraulico cui è sottoposto il territorio regionale, che per altro ricade in larga parte nei comprensori di bonifica degli enti consortili”.

Nella missiva dello scorso luglio all’indirizzo del Vice Presidente Fulvio Bonavitacola, il Presidente Anbi Busillo, aveva opportunamente, quanto vanamente, ricordato come – sulla base dell’articolo 3, comma 2 della legge regionale della Campania n. 4/2003 che disciplina le competenze dei Consorzi di bonifica – a questi enti sono affidati “interventi nel campo della difesa del suolo da eseguirsi nei comprensori di bonifica” che sono “di competenza di codesta Direzione Generale per l’Ambiente, la Difesa del Suolo e l’Ecosistema”.

E in Campania i territori interessati dalla bonifica coprono oltre il 60% della superficie territoriale della Regione per circa 900.000 ettari su un totale di 1.367.100. Inoltre, nelle aree di pianura una superficie di circa 286.000 ettari è servita da opere di scolo – realizzate e gestite dai Consorzi – e di questi oltre 16.000 ettari sono sottoposti al livello del mare e, per essere fruibili in condizioni di sicurezza, richiedono il sollevamento meccanico delle acque con impianti idrovori.

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