SANITÀ, OSPEDALI DI COMUNITÀ ALL’ODG E LE RISORSE PER IL PERSONALE?

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Il segretario regionale del Nursind Antonio Eliseo, ha inviato una nota al Capo Gabinetto del Presidente della Regione Campania, alla Direzione Per la Tutela della Salute e il Coordinamento del S.S.R  Antonio Postiglione, al Presidente della V° Commissione Vincenzo Alaia, all’assessore al Bilancio-Finanziamento del SSR, al Direttore UOD Personale del SSR, avente per oggetto: Ospedali di Comunità e Infermieri di famiglia Decreto Ministeriale n. 71, in cui si legge: “ La nuova organizzazione della Sanità Territoriale, disegnata dal D.M 71 risulta contenere tutti quei principi, che un moderno modo di “fare salute “dovrebbe contemplare. Nuove strutture, acquisto di nuove tecnologie, ammodernamento tecnologico di quelle già esistenti. Il NurSind chiede alle SS. LL se le risorse per poter soddisfare il personale che opererà sul territorio siano sufficienti. La preoccupazione è di dare vita a Ospedali di Comunità e Case della Salute che poi non sono in grado di funzionare perché privi delle necessarie risorse umane e tecnologiche. Il Decreto prevede un infermiere di famiglia e di comunità ogni 2000 – 3000 per abitanti. Il 24/2/2022 è stato presentato dal Presidente De Luca il Piano di Sanità Territoriale che prevede un investimento complessivo di 380 Ml. di euro; con tali fondi entro il 2025 si realizzeranno 169 Case di Comunità, 45 Ospedali di Comunità e 58 Centrali Operative. Il Piano prevede un impegno di spesa di 130 Ml di euro. Vale la pena ricordare che il costo medio di un infermiere comprensivo degli oneri riflessi, è pari, secondo il Conto annuale del 2019, a 45,539 € ai quali vanno aggiunto i costi per gli altri profili professionali. Nell’ultima Legge di Bilancio, per coprire i costi relativi al personale dipendente e convenzionato da assumere è stata autorizzata una spesa di 90,9 milioni di euro per l’anno 2022, di 150.1 milioni per l’anno 2023, di 328,3 Ml. 2024, di 591,5 per l’anno 2025 e di 1.015,3 Ml. a decorrere dall’anno 2026. Bisogna poi ripartire questi fondi per le Regioni, e su questa questione la nostra Regione per l’età dei suoi abitanti riceve un consistente taglio. A nostro parere i fondi destinati alla nascita di queste strutture territoriali verosimilmente sono insufficienti. Il NurSind ritiene che se veramente si vuole far decollare la nuova Medicina Territoriale ed evitare che essa affondi perché priva di risorse, la sua nascita deve necessariamente, accompagnarsi oltre ad una riorganizzazione di tutta l’assistenza sanitaria nella Regione, alla riduzione dei costi reali che non possono avvenire dalla riduzione degli accessi impropri al pronto Soccorso o dalla riduzione dei codici bianchi oppure dal trasferimento dei pazienti cronici dall’Ospedale alle strutture sul territorio. Il risparmio delle vere risorse avviene dal prestare maggiore attenzione alla spesa farmaceutica, all’abbattimento delle liste di attesa per prestazioni orientate verso il privato, una riduzione di spesa per acquisto di prestazioni sanitarie da privato, una voce questa che cresce di anno in anno nei bilanci delle Aziende. Cosi Come bisognerebbe ridurre le prestazioni sanitarie fuori regione che incidono notevolmente. È insomma impensabile collegare la sopravvivenza degli Ospedali di Comunità e delle Centrali Territoriali ad un risparmio prodotto dalle Strutture Ospedaliere che oggi sono già in affanno vedi Cardarelli. Pertanto è necessaria una rivalutazione del fondo Sanitario Regionale che permette di sostenere nel tempo questo ambizioso piano previsto dal DM 71, evitando così di dar vita a strutture sanitarie non in grado di rispondere alle reali esigenze dei cittadini. Senza dimenticare che è stata avviata la ricognizione del personale precario utilizzato durante la fase pandemica e non, che attende la stabilizzazione”.