LA VIOLENZA CONTRO I DISABILI: QUANDO NON E’ SOLO UN REATO

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Viaggio nella disabilita LA VIOLENZA CONTRO I DISABILI: QUANDO NON E SOLO UN REATO

Ieri 25 novembre in tutto il mondo si è celebrata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne indetta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite già nel 1998 che ha stabilito l’istituzione di una data, e ovunque si sono tenute manifestazioni a tutela delle donne, vittime di violenza e forme di soprusi. Il 25 novembre appunto, è la data scelta per commemorare a livello internazionale tutte le donne vittime di violenza di genere. Scopo della Giornata, oltre appunto a ricordare le vittime, è anche sensibilizzare l’opinione pubblica su questo barbaro fenomeno, che comprende il femminicidio, ma anche ogni forma di violenza di genere, che sia fisica e psicologico. Tuttavia sembra più logico e giusto parlare di violenza di genere, ossia quando è l’uomo a subire forme di violenza subdola, psicologica e morale da parte della donna, che utilizza una modalità velata, ma pericolosa e persistente che lede la serenità e talvolta mina la vita dell’uomo, istigandolo al suicidio. Da tali forme di violenza, i soggetti portatori di disabilità non sono immuni. Non sono escluse da forme di soprusi e modalità di maltrattamenti, anche le persone disabili, di ambo i sessi, prede facili di soggetti violenti e deviati che tendono ad accanirsi contro persone fragili e limitate sotto il profilo motorio-fisico e/o psichico.Nell’ormai noto “Contratto per il Governo del Cambiamento” è inclusa un’unica disposizione che sembra interessare in modo peculiare le donne e gli uomini con disabilità vittime di violenza. Essa prevede l’introduzione di nuove aggravanti ed aumenti di pena quando la vittima è un soggetto particolarmente vulnerabile, ovvero quando le condotte siano particolarmente gravi e premeditate. Una misura in realtà è già presente nell’ ordinamento giuridico italiano, ma che offre il pretesto per provare a buttar giù qualche indicazione operativa per chi volesse fare qualcosa di concreto per affrontare e contrastare la violenza nei confronti delle donne o uomini con disabilità.La presente riflessione vuole prendere in esame però le misure di contrasto alla violenza nei confronti delle donne con disabilità. Non ve ne sono di specifiche nella parte in tema di disabilità, ed in materia di violenza di genere sembra prevalere l’approccio securitario e repressivo.

«È prioritario l’inasprimento delle pene per la violenza sessuale, con l’introduzione di nuove aggravanti ed aumenti di pena quando la vittima è un soggetto particolarmente vulnerabile ovvero quando le condotte siano particolarmente gravi», si legge nel paragrafo 11, intitolato “Giustizia rapida ed efficiente”, sebbene chi lavora in questo settore abbia sottolineato in tutte le sedi possibili che gli inasprimenti di pena non sono un deterrente efficace per questo tipo di reati. Un concetto ribadito da DiRe – Donne in Rete contro la Violenza, che ha pubblicato sul proprio sito istituzionale un accorato appello rivolto al Presidente delle Repubblica, Sergio Mattarella, nel quale evidenzia come nel “Contratto” manchino adeguate tutele per le donne vittime di violenza, e chiede che vengano rispettate le indicazioni espresse nella Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica del 2011, ratificata dall’Italia con la Legge 77/2013). In realtà un’aggravante specifica per la violenza sessuale commessa ai danni di persone con disabilità è già presente nel nostro ordinamento giuridico (art. 609 bis del Codice Penale), e altri casi possono essere adeguatamente sanzionati facendo ricorso alle aggravanti generiche previste nell’art. 61 del Codice Penale.Le donne con disabilità sono più esposte delle altre donne alla violenza di genere, ma questo aspetto è scarsamente considerato sia nelle politiche inerenti la violenza contro le donne, sia nelle politiche relative alle persone con disabilità.Solo in rari, rarissimi, casi le Leggi in favore delle donne prendono in considerazione le donne con disabilità e la legislazione a favore delle persone con disabilità, non considera il genere. Le persone con disabilità sono semplicemente “i disabili”, vale pertanto sia per le donne che per gli uomini.Riguardo alla situazione delle donne con problemi di salute o disabilità, nel 2020 l’Istat ha specificato che «ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Il rischio di subire stupri o tentati stupri è doppio (10% contro il 4,7% delle donne senza problemi)».

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità all’art. 6 riconosce che le donne con disabilità sono soggette a discriminazione multipla (in quanto donne ed in quanto disabili), e l’art. 16 impegna gli Stati Parti a contrastare ogni forma di sfruttamento, violenza e maltrattamenti nei confronti delle persone con disabilità tenendo conto dell’età, del genere e del tipo di disabilità.È necessario puntare sugli interventi di sensibilizzazione in quanto la maggior parte delle persone non crede che le donne con disabilità possano subìre violenza, e spesso sono le stesse persone con disabilità a negare e/o minimizzare questo fenomeno, o, peggio, ad attribuirne la responsabilità alla stessa vittima.È necessario fare campagne di comunicazione rivolte alla popolazione disabile e non, realizzate con criteri di accessibilità all’informazione (supporti fruibili con gli screen reader, filmati audiodescritti, sottotitolati, supportati con traduzioni nella lingua italiana dei segni (LIS), testi in Braille, in linguaggio facilitato e tradotti con la comunicazione aumentativa alternativa (CAA), ecc.), che informino sul fenomeno e diano indicazioni operative per chiedere aiuto.

Le donne con disabilità lesbiche e bisessuali sono esposte ad un maggior rischio di abuso e violenza sessuale e, spesso, possono ricevere una risposta inadeguata da parte delle autorità competenti. Le donne con disabilità transessuali sono particolarmente vulnerabili alla violenza, soprattutto nei luoghi pubblici. È necessario prendere in considerazione tali situazioni nelle campagne di sensibilizzazione e sull’immagine sociale delle persone con disabilità, rendendo visibile la diversità di questo gruppo di persone per quanto riguarda l’orientamento sessuale, ed il cambiamento di identità sessuale. I canali principali d’incontro con le donne con disabilità sono le associazioni locali, dove però le donne trovano poco ascolto o sono poco attive. Potrebbero essere le donne attive a livello nazionale ed europeo a creare una rete di sensibilizzazione, girando le diverse associazioni e proponendo programmi mirati. Un altro canale importante, da sensibilizzare per primo, potrebbero essere le Case delle donne esistenti in Italia (fra cui le librerie delle donne), le associazioni femministe e femminili, quelle omosessuali (come Arci-gay, Cassero, ecc.), alcune delle quali si stanno aprendo a questo tema seppur lentamente. Un loro diretto coinvolgimento potrebbe produrre prima un’attenzione al tema, poi un contatto diretto con le donne con disabilità fatto localmente. La parola della donne con disabilità va sempre ascoltata come quella degli uomini, anche se si stenta a credere che gli uomini, con livelli gravi o meno di disabilità, possano essere vittime di violenza. Le donne con disabilità intellettiva (che normalmente hanno difficoltà a riferire le violenze e gli abusi subiti), o con disabilità psicosociali (le cui testimonianze sono interpretate come sintomi della “malattia mentale”), hanno più probabilità di subire violenze o abusi sessuali. Alle testimonianze e alle dichiarazioni delle donne e delle ragazze con disabilità che raccontano la violenza o l’abuso sessuale deve essere dato il dovuto credito, e non ci deve essere alcuna discriminazione fondata sulla disabilità. Tali testimonianze vanno sempre verificate, mai scartate a priori. Va inoltre sottolineato che prevenire la violenza sessuale è fondamentale che le donne con disabilità ricevevano un’adeguata educazione all’affettività ed alla sessualità, nel rispetto della conoscenza del proprio corpo: parola d’ordine informazione per formazione.

disabili e violenza LA VIOLENZA CONTRO I DISABILI: QUANDO NON E SOLO UN REATO

La violenza è un reato:

se maltratti un disabile

sei due volte colpevole

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6 Commenti

  1. La violenza non si giustifica per nessun motivo al mondo, usare la violenza o qualsiasi forma di atto di bullismo a discapito un disabile è veramente una cosa assurda e inconcepibile: sarebbe come sparare contro la Croce Rossa.
    E grazie dottoressa carissima per questi suoi articoli, ormai seguo con piacere la sua bacheca.
    Lei ci apre finestre importanti e riflessioni sul mondo della disabilità a noi sconosciuti.

  2. La violenza non si giustifica per nessun motivo al mondo figurarsi a discapito di un disabile.
    Anche perché la persona con disabilità avrebbe più difficoltà a difendersi da un atto di violenza e quindi sarebbe come sparare contro la Croce Rossa.
    E grazie dottoressa carissima per questi suoi articoli ormai seguo con piacere la sua bacheca. Lei ci apre finestre importanti e riflessioni sul mondo della disabilità a noi sconosciuti.

  3. La violenza che sia fisica oppure psicologica, è un gesto che io e non volermene se sono così severo, la punirei con altrettanta violenza, in una cella rinchiusi per tutta la vita, non anni e con nessuno sconto di pena. Immaginare poi, la violenza ai danni di un individuo disabile, la opterei anche per una pena più severa, lavoro forzati come in Inghilterra nel XV e XVI secolo, ma ciò sempre a vita natural durante.
    Uno spunto impeccabile come sempre, grazie Mariarosaria per il tuo articolo settimanale, che ci arricchisce con argomenti sempre piacevoli da leggere.

  4. Parto da presupposto che qualsiasi cosa si faccia verso terze persone che non vogliono è violenza .. ovviamente contro un disabile o un anziano/a o un bambino/a non è reato di più…
    Grazie di nuovo per questo grande spunto .. sempre sul passo

  5. Non si riesce a concepire la violenza in generale, figuriamoci quando potrebbe essere a discapito di una persona disabile. Accanirsi contro il disabile che oltretutto non potrebbe neanche difendersi è veramente un gesto vigliacco e severamente punibile. Grazie dottoressa per questo suo importante articolo che fa riflettere tanto sulla società distruttiva di cui purtroppo ne facciamo parte.

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