GIUSEPPE SANTONASTASO, 100 ANNI DALLA NASCITA: PER RICORDARE UN UOMO, PER ONORARE UN POLITICO, PER RINGRAZIARE L’ISTINTO

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   –   di Francesca Nardi   –                                                                 

A volte le soluzioni ai dilemmi lasciati ad ingrigire, tra mille domande senza risposta, arrivano nel tempo e la morbida naturalezza con cui svolgono le loro pieghe rivelatrici, rilascia nel vento che scompone la memoria, il polline del ripensamento…Critica oltremisura nei confronti della Dc e dei suoi tribuni, sempre dialetticamente tagliente ed assai poco propensa alla conciliazione, rigida come la giovinezza immolata senza sconti, nei difficili cortei a sostegno di quell’Idea che qualcuno oggi affonda nei liquami della più squallida nostalgia, ciò nonostante…ogni qualvolta mi accingessi a scrivere con la ferma intenzione di provocare qualche ustione al senatore Geppino Santonastaso, potente sottosegretario della DC, qualcosa di inspiegabile mi tratteneva…ed invariabilmente, seguita da lontano dal sorrisetto sornione del prof Federico Scialla, passavo oltre…Poi…un giorno che non sarà mai differente da quello che è stato e cioè “qualsiasi”, al via oscuro ed occulto di chissà chi, qualcuno mandò in onda il film più gettonato di quello scorcio di millennio…Tangentopoli…una sorta di lapidazione scientifica a freddo, studiata a tavolino e fatalmente predisposta a quelle esagerazioni inquinanti, che il popolo giustizialista e sovrano alla casereccia, da sempre si preoccupava di intensificare.  E fu in questa frangia di esagerate professioni di fede e giustizia e assai poca carità da un lato e di spietate fustigazioni dall’altro, che il mio “pensiero contro” prese coscienza del mefitico pernicioso “a prescindere”. Il tempo e la gente, il saggio del prima e la pietosa attualità, paradossalmente consentirono alla verità oggettiva delle cose di trasudare naturalmente ed iniziare a navigare, tra le convinzioni che si annidavano nei segnalibri dei testi di maestri della politica, della sociologia, della filosofia, che non avevano fatto i conti con la peggiore delle opposizioni future, quella che non aveva idee né cultura, ma serpeggiando ovunque velenosa e subdola, rilasciava spore riproduttrici…E fu a margine di una revisione asettica della ondulante dimensione politica dei primi anni ’90, che incontrai de visu Geppino Santonastaso, l’uomo, il politico e l’amico degli ultimi anni…gli anni migliori di un uomo che non ha rimpianti, se non quello di non aver avuto più vite da dedicare alla sua Città, alla provincia di Terra di Lavoro. Solo ciò di cui si ha memoria… conta davvero nella vita…ed io ricordo la sera in cui salii su quella vettura scura…Lo sguardo ammiccante di Giuseppina al volante e quel raggio di luna che fece brillare per un attimo l’argento dei capelli del senatore…Salii sull’auto per andare a cena con “capaianca e signora” e la conversazione iniziata con un buonasera, prego, grazie, terminò a Mergellina, quando, intorno alle tre del mattino, qualcuno ci ricordò che… forse… avrebbero dovuto chiudere…La conversazione doveva riprendeva nella giornata di sabato, all’ora di pranzo e fu in quelle indimenticabili occasioni, che i testi studiati, persero l’autorità del dogma e lo smalto dell’autore…Con garbo, mi portò per mano attraverso il racconto di un’epoca ormai lontana, esortandomi  ad esplorare valanghe di dubbi incrostati al pensiero… Ed io ascoltai la sua voce che arrotolava i mille ricordi, nella breve risata rauca e con l’attenzione avida ed inossidabile di chi sta spiando in una dimensione parallela, più di una volta io lessi il dolore nel suo sguardo, quando la storia degli uomini raccontati dalla saggezza di un grande politico, incupiva i silenzi della ragione e uccideva la voce del cuore. Come “il sabato del villaggio”, quei giorni avevano il grande pregio di una vigilia che prepara alla luce e ai colori del giorno dopo, ma conserva in sé la ricchezza imponderabile e preziosa dell’anima che ha coscienza del mondo e di sé. Non furono molti i sabati del villaggio, interrotti sovente dai problemi di salute del senatore, ma resero omaggio all’istinto misterioso che guida le azioni che non hanno un perché. Oggi a cento anni dalla nascita di Geppino Santonastaso, io celebro lui, figlio nobile e prediletto di Terra di Lavoro e la sacralità dell’istinto.