– di Francesca Nardi –
E poi…all’improvviso ti accorgi che un gesto, un sorriso, uno sguardo hanno il potere miracoloso di riconciliarti con il mondo… e comprendi che persino quando l’ultima speranza appare miseramente naufragata sulle secche del mondo, qualcosa può ancora cambiare…Il cielo della Vigilia era più cupo che mai e i rami degli alberi sbattevano contro le finestre, infiltrando a tratti, lame sottili di vento gelido nel salone illuminato e la pioggia battente, sembrava trasudare dal legno, quasi volesse spezzare l’armonia salvifica di una famiglia che, a dispetto di una stagione controversa che aveva deciso di sfogare la sua rabbia ai bordi del Natale, viveva i momenti meravigliosi di un magico rituale che si ripeteva nel tempo, asciugando le ansie e pacificando gli animi…la Vigilia sacra dell’Evento consumava piano le ore profumate d’incenso e le pause lucenti, indifferente ai tentativi stonati della burrasca…Ma l’agguato peggiore alla pace e alla serenità di una famiglia, doveva arrivare a tradimento come un sicario, più rovinoso e atroce del tempo spietato che imperversava. Il secondogenito della padrona di casa si alza improvvisamente da tavola e sussurra al fratello maggiore, credendo di anticipare l’arrivo di una crisi vagale: “Tra poco svengo…” e si dirige barcollando verso il divano, seguito da suo fratello, dove crolla tentando di prendere e trattenere l’aria che progressivamente iniziava a mancargli…Soltanto chi ha vissuto la paura cruda e irrazionale che ti pervade, quando un figlio sta male e tu cerchi innanzitutto di restare lucida e non sprecare energie dimenandoti nella disperazione, può comprendere quella stretta impietosa e lancinante che ti accartoccia il cuore e ti arroventa l’anima, mentre intorno si avvia un confusionario tentativo babelico di raccontare, inventare, trovare la soluzione migliore…Intanto… qualcuno chiama l’ambulanza del 118…una due tre volte….l’ambulanza non è disponibile…le ambulanze sono tutte in servizio…è necessario aspettare….aspettare cosa?, il figlio non respira quasi e suo fratello è disperato …tenta di tirarlo su…(due colossi ) ma il fratello piccolo non respira…non parla…e lui si mette le mani nei capelli e chiama sua madre, come se fosse su un altro pianeta e non lì vicino, seduta ad asciugare il sudore copioso di suo figlio che non respira quasi più…La ricerca frenetica del Bentelan, perché il secondogenito è un soggetto allergico e quello che sta succedendo sembra proprio un laringospasma o chissà…uno shock anafilattico…due Bentelean…saranno troppi?, non so ma… diamogli due Bentelan, subito per carità…Il panico è qualcosa che ti avvolge come una coltre stretta ed umida…pesante…in breve ti impedirà persino di muoverti…Una madre guarda sua figlio come un bene esclusivo, sul quale nessuno potrà accampare diritti…lo guarda e lo vede immobile e procede con un massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca…no…non è una madre coraggiosa…è soltanto una madre disperata …suo figlio alza un braccio …sembra muoversi e proprio allora si registra un movimento lungo le scale e i familiari immobili e disperati, si aprono a ventaglio ed ecco che arriva di corsa un giovane dalla faccia rotonda e simpatica…Ha diverse cose in mano, una borsa, fili, una flebo ed altro… ha la faccia del cherubino e la madre per un attimo pensa che forse sono tutti morti e quello è l’ingresso del Paradiso e lui il cherubino dell’accoglienza…Il cherubino ha l’energia di un “rambo” …in men che non si dica si trasforma in quattro infermieri specializzati per l’emergenza… inietta, misura, attacca, parlando continuamente con il paziente, lo tocca, lo scuote, va avanti indietro mille volte ed intanto insiste affinché si chiami ancora l’ambulanza…tenta di scrollarsi di dosso quella famiglia ingombrante che vuole sapere e che, rassicurata dalla sua presenza inizia progressivamente a fare da consulente..un classico! Il cherubino è arrivato con l’auto medica e di lì a poco arriva anche l’ambulanza… Entrano una giovane operatrice sanitaria e l’autista…l’ambulanza arriva da San Felice a Cancello…E’ quasi mezzanotte ed i loro visi sono segnati dalla stanchezza e da qualcosa di diverso,…che non è facile trovare sul volto di tutti…Dietro il velo di stanchezza che opacizza a tratti lo sguardo dei tre soccorritori, vi è la pena, la partecipazione, la conta dei mali che quella sera hanno tentato di lenire…il dolore che registra il dolore del mondo…dietro quei volti c’era qualcosa che non si vedeva da tempo: una splendida umanità…La madre chiese il nome del cherubino e lui a fatica disse: Gabriele, rifiutandosi di dire il cognome e la madre… non si meravigliò che si chiamasse come l’Arcangelo…Intanto la giovane operatrice con voce serena, suadente parlava con il paziente che lentamente si stava riprendendo…Intanto attendevano indicazioni dall’Ospedale di Marcianise con i cui operatori erano in contatto fin dall’inizio …Dopo un tempo che a tutti era apparso incredibilmente lungo, il paziente appariva quasi stabilizzato e avrebbe voluto restare a casa…La giovane operatrice, il cui nome è Rosanna e Vincenzo l’autista, con pazienza ammirevole ed il garbo che si adopera per convincere un ragazzino recalcitrante, intanto tentavano di convincere il paziente recalcitrante ma adulto, che sarebbe stato meglio andare in Ospedale per completare le indagini. Alla fine, come quattro amici che giungono ad un compromesso, se ne sono andati insieme verso l’Ospedale di Marcianise dove il paziente ha completato le indagini cardiologiche. La Vigilia di Natale ha compiuto il suo miracolo inviando tre Angeli…Con il passare del tempo le memorie che contano non svaniranno…resteranno come pietre preziose nello scrigno fatato del cuore…forse si ridimensionerà la magia del momento e dell’incanto natalizio ma nessuno convincerà mai quella madre che ha temuto di perdere il figlio, che Gabriele, Rosanna e Vincenzo fossero soltanto tre operatori sanitari coscienziosi e preparati per l’emergenza. Per quella madre ogni Vigilia ricorderà la magia del Natale ed il meraviglioso passaggio di tre Angeli Custodi. Buon Anno a tutti coloro che credono e vivono nella profonda consapevolezza di non essere soli ma di appartenere ad un “branco” la cui sopravvivenza dipende esclusivamente dalla coscienza di ognuno dei suoi componenti!



















