– di Francesca Nardi –
Nonostante le cosiddette “cronache rosa” non costituiscano il pezzo forte dell’informazione italiana, per intere stagioni le penne più “in” del Bel Paese, hanno maliziosamente indugiato, sulle presunte debolezze dell’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano… e, ce la va sans dire che, con una certa misura ed una giusta percentuale di ironia, il gossip avrebbe potuto aggiungersi, deliziosamente, alla passerella di gaffes, in cui il ministro si produceva con una certa frequenza, contribuendo magari, a renderlo persino più simpatico, di quanto in realtà fosse…Peccato che… mentre il rubicondo Genny trotterellava virtualmente sulle frange luminescenti della cronaca, a tratti persino paradossalmente compiaciuto della eventuale tegola in arrivo, le penne intinte nel veleno shakerato con il fiele, graffiassero senza pietà né sconti, la vita e la storia di Maria
Rosaria Boccia…che, in men che non si dica, si trovò ad essere defraudata di tutti i diritti, che le brave femministe di ieri, oggi e domani, rivendicano con forza e… costanza a puntate. Già…pare infatti che in Italia le donne si dividano in due categorie, quelle che hanno tutti i diritti e all’occorrenza persino qualcuno in più e quelle che ad un certo punto, diventano invisibili, assieme ai soprusi e alle ingiurie che stanno subendo. Le vicende che hanno coinvolto Maria Rosaria Boccia e Sangiuliano sono note a tutti ma, come sovente accade, la notizia succulenta che ha scatenato attenzioni morbose e commenti feroci, come tutte le altre è destinata a sfumare, fino a scomparire dall’immaginario collettivo, assieme ai commenti, alle ferite inferte e ricevute, alle canagliate, alle aggressioni improvvise, al dolore, a quel dolore che apparterrà sempre e soltanto a chi lo ha avvertito sulla sua pelle e incamerato nell’anima. Talvolta accade però… che la Giustizia, improvvisamente, apra uno squarcio nel comodo silenzio dell’ingiustizia e all’improvviso, emerga un desiderio inarrestabile di verità, di onestà intellettuale, di chiarezza
e riconoscenza… Ed oggi, il Tribunale di Roma ha annullato la sanzione di 150mila euro che il Garante della Privacy aveva comminato alla Rai, per la diffusione dell’audio tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e sua moglie Federica Corsini, relativo al contratto di Maria Rosaria Boccia con il ministero della Cultura. L’audio era stato reso noto attraverso la trasmissione Report condotta Da Sigfrido Ranucci. Il Tribunale di Roma ha considerato legittimo e di interesse pubblico trasmettere l’audio ed inoltre i magistrati hanno evidenziato che il Garante aveva svolto le indagini fuori dai tempi stabiliti dalla Legge. Il Garante quindi, ha sbagliato nei contenuti e nella forma e deve pagare le spese. Ed è con grandissima soddisfazione che salutiamo questo atto di giustizia che restituisce alla professionalità di Sigfrido Ranucci e di tutti i colleghi che lottano per la verità, il giusto valore. Hasta la vista!
Maria Rosaria Boccia, dopo la sentenza del Tribunale di Roma ha desiderato inviare un messaggio a tutti i giornalisti, che pubblichiamo di seguito.
Cari giornalisti italiani,
vi scrivo senza spirito di rivalsa e senza chiedere indulgenza. Vi scrivo per chiedere riflessione. Per mesi la mia vicenda è stata osservata, commentata, amplificata con un’attenzione insistente, talvolta ossessiva. Un’attenzione che non si è limitata ai fatti, ma che ha inciso profondamente sulla mia vita: sulla mia reputazione, sul mio lavoro, sulla mia salute, sulla mia dimensione umana. Oggi mentre, alcuni nodi iniziano finalmente a sciogliersi, temo che lo stesso zelo non accompagnerà la ricostruzione della verità con pari intensità. So bene come funziona il meccanismo mediatico: l’attacco fa rumore, la rettifica molto meno. Ma è proprio in questo scarto che si misura la credibilità dell’informazione e la coscienza di chi la esercita: E’ facile accanirsi contro chi è esposto e più difficile interrogare il potere, soprattutto quando quel potere è interno allo stesso sistema. Non vi chiedo di prendere posizione per me. Vi chiedo però di ristabilire un equilibrio, di guardare ai fatti con la stessa severità con cui mi avete giudicata, di applicare lo stesso metro, la stessa attenzione, la stessa profondità di analisi. La dignità non è un favore: è un diritto. E può essere ferita non solo da ciò che si racconta ma anche da ciò che si sceglie di non raccontare.”




















a) non riesco a credere che si possa ritenere ‘normale0 pubblicare il contenuto di una telefonata tra marito e moglie;
b) continuo a dubitare sulla buona fede di Ranucci, qualunque cosa faccia o dica;
c) la prima a calpestare la propria ‘dignità’ è stata questa Boccia, o no?
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