– di Giovanna Vitale –
La struttura politica regionale della Campania attualmente rappresenta un capitolo di svolta all’interno del proprio panorama istituzionale, segnato dalle elezioni regionali del 23 e 24 novembre 2025 e dalla nascita di una nuova maggioranza politica. Dopo oltre un decennio sotto la guida di Vincenzo De Luca, che ha esaurito i suoi due mandati consecutivi consentiti dalla legge, la Regione ha visto emergere una leadership diversa, affidata a Roberto Fico, esponente di rilievo del Movimento 5 Stelle. Fico si è imposto con una vittoria significativa ottenendo circa il 60,6 % dei voti alla presidenza. Il suo avversario principale, Edmondo Cirielli per il centrodestra, ha raggiunto poco più del 35 % dei consensi, consolidando un’opposizione che si fa sentire, netta, ma minoritaria nella nuova organizzazione politica regionale.
La Campania, in particolare, si presenta come una delle regioni più popolose e complesse d’Italia. Al suo interno convivono diverse realtà caratterizzate da contraddizioni strutturali e governare questa pluralità richiede una regia, un “dietro le quinte”, che guidi la regione con un atteggiamento deciso e capace. In questo senso, la struttura politica regionale ha puntato su una giunta che punta la propria attenzione su indirizzo e programmazione, soprattutto in merito a punti cruciali come sanità, trasporti e gestione dei fondi europei.
Il settore sanitario rappresenta probabilmente la sfida principale e l’ambito in cui più chiaramente si sono manifestati gli effetti della struttura politica regionale. Dopo anni di commissariamento per deficit, la Campania ha gradualmente recuperato margini di autonomia finanziaria. La gestione centralizzata ha consentito una riorganizzazione delle aziende sanitarie, ma ha anche alimentato critiche sulla distanza tra decisioni regionali e bisogni dei territori e dei cittadini, soprattutto nelle aree interne. È importante tenere conto anche della gestione delle infrastrutture e dei trasporti su territorio campano, da sempre ambiti sottoposti a valutazioni e critiche in merito alla loro concreta funzionalità. Investimenti su linee ferroviarie e metropolitane sono stati utilizzati non solo come strumenti di sviluppo ma come caratteristiche identitarie di un progetto politico che rivendica efficienza e visibilità. Tuttavia, il divario tra annunci e tempi di realizzazione, insieme alle storiche fragilità e ritardi burocratici del Mezzogiorno, continuano a rappresentare un limite strutturale imponente.
Un altro elemento centrale è il rapporto tra Regione e Comuni. In Campania, più che in ogni altra regione, le amministrazioni locali dipendono per la maggior parte dalle scelte e dalle risorse regionali. Ciò ha rafforzato il ruolo del presidente e della giunta come autorità imprescindibili per la distribuzione di fondi e progetti, consolidando una rete politico-istituzionale che incide anche sugli equilibri elettorali. La gestione dei fondi europei e del PNRR, soprattutto, ha accentuato questa dinamica, rendendo la Regione protagonista della pianificazione strategica.
Oltre ai vari punti elencati, non bisogna sottovalutare la condizione socio-economico con cui la Campania continua a confrontarsi, facendo emergere non poche complessità; tassi di disoccupazione superiori alla media nazionale, emigrazione giovanile in crescita, frammentarietà del tessuto produttivo. Senza una visione di sviluppo capace di integrare innovazione, infrastrutture, iniziative di lavoro e valorizzazione del capitale umano, la governabilità rischia di diventare mera gestione passiva.
Proprio per questo, il vero banco di prova della politica regionale, soprattutto in vista del futuro, non sarà la durata della maggioranza, ma la sua capacità di incidere sulle dinamiche profonde della regione, facendo la differenza sulla riduzione delle disuguaglianze e promuovendo una crescita che sia non solo economica, ma anche istituzionale e democratica. Il destino della Campania ha necessità e urgenza di essere legato alla sua capacità di trattenere e attrarre capitale umano. Bisogna che l’orientamento delle politiche regionali si direzioni su lavoro, innovazione e sostegno all’imprenditorialità giovanile, contrastando l’emigrazione e creando un sistema favorevole alla crescita, affinché il programma politico si traduca in cambiamento reale.



















