Ammetto: avevo grandi aspettative per questo film sin dai primi trailer. Un finto biopic che spiegasse l’ascesa di Vladimir Putin mi appariva assai interessante come idea e la co-sceneggiatura di Emmanuel Carrère(uno dei miei scrittori preferiti) mi aveva fatto davvero sperare. Sperare vivacemente che il film fornisse qualche spunto storico-culturale adatto a far riflettere il pubblico in primis. Date queste premesse ho quindi dedicato la sera di San Valentino alla visione di questo film e ne sono rimasto amaramente deluso. Il film è basato sull’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli che io non conosco quindi premetto che tutte le mie opinioni saranno rivolte non agli oggetti della rappresentazione ma solo alle modalità e ai mezzi. Unica altra premessa è che la mia visione è stata quella del doppiaggio italiano (dopo ci ritornerò) ma sono abbastanza certo che non sia possibile in Italia una visione in originale.

Partiamo dal primo problema: sceneggiatura. Si nota particolarmente il contributo di Carrère nella scrittura dei dialoghi e nel sistema di narrazione e proprio qui si trova il primo problema a mio avviso. Più volte infatti sembra di trovarsi dinanzi a una sorta di audiolibro con immagini: i dialoghi sono troppo lunghi e davvero poco credibili, le introspezioni di Vadim risultano talvolta incoerenti talvolta mal gestite e fin troppo spesso superflue. Inoltre parlando da un punto di vista più generale l’intera storia sembra di per sé priva di significato: una morale su come il cinismo renda malvagi che però è priva di fondamenta a schermo e soprattutto priva di motivazioni. Senza poi soffermarsi sulla storia d’amore tra Vadim e Ksenia totalmente incoerente e pretenziosa (per la prima metà del film dici che il suo tradimento ti ha reso una cattiva persona poi gli fai incarcerare l’amante e ti ci rimetti insieme senza alcuna reticenza???)
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Secondo problema: recitazione. Ammetto che probabilmente questo punto è stato peggiorato dal davvero pessimo doppiaggio Italiano che a volte è addirittura desyncato ma rimangono innegabili i principali problemi. Per quanto si possa amare Paul Dano questo film non fà che avvalorare le tesi di Tarantino: l’attore risulta troppo debole per il ruolo principale, inespressivo e generalmente inadatto. Peggio di Paul Dano è però Tom Sturridge: troppo sopra le righe e con un’espressività semplicemente sbagliata. L’unica scelta azzeccata in questo casting davvero pessimo è Jude Law che dimostra quantomeno un pò di impegno nella messa in scena del suo personaggio.

Terzo problema: regia. Qui non mi soffermerò eccessivamente sia perché penso sia già chiara la mia posizione sia perché non è strettamente il mio ambito. La regia di Assayas è costellata di problemi: dalle panoramiche senza messa a fuoco finanche agli scavalcamenti di campo. Non parlo poi degli errori scenografici sperando che siano dovuti solo a una pessima localizzazione del prodotto. Unica cosa che ho davvero apprezzato sono stati i reali filmati d’archivio inseriti nel film che gli conferiscono perlomeno una valenza documentaristica.
In chiusura ci tengo ad invitare i qui presenti lettori che ancora non hanno visto il film che se ancora volessero dedicargli tempo ci sono film ben più validi a cui prestare attenzione e soldi, Hamnet su tutti.



















