CASERTA – La gestione dell’impiantistica sportiva a Caserta ha raggiunto un livello di stallo paradossale – dichiara Pasquale Napoletano (FdI) -che offende la cittadinanza e il mondo dello sport. Da un lato lo Stadio del Nuoto di via Laviano, di competenza provinciale, resta un cantiere fermo nonostante gli annunci di investimenti milionari; dall’altro, la piscina di corso Giannone, di pertinenza comunale, è prigioniera di un’inerzia amministrativa che dura dal marzo 2023.
In questo scenario, le indiscrezioni circa un possibile utilizzo della piscina di corso Giannone da parte della Provincia come soluzione temporanea per sopperire alla chiusura di via Laviano richiedono una smentita o un chiarimento immediato. È una beffa logica: come può una struttura comunale attualmente inagibile e bloccata da gravi carenze documentali — come l’assenza dei calcoli strutturali — soccorrerne un’altra parimenti chiusa per lavori? Non si risolve un’emergenza sommandola a un’altra paralisi.
Sulla piscina di corso Giannone è necessario un approccio di trasparenza da parte della Gestione Commissariale. È inutile pubblicare bandi di gara se il Comune non risolve prima le criticità documentali e strutturali che rendono l’impianto inassegnabile. Invece di ipotizzare soluzioni precarie, le istituzioni hanno il dovere di valorizzare le eccellenze agonistiche del territorio, società di rilievo internazionale pronte a investire seriamente.
Da cittadino impegnato e nel rispetto del mandato di rappresentanza ricevuto, chiedo formalmente al Presidente della Provincia e ai Commissari Straordinari del Comune di Caserta:
- A. Chiarezza immediata: si fugga ogni dubbio su ipotesi di ripiego tecnicamente impraticabili tra i due Enti.
- B. Cronoprogramma reale: la Provincia indichi date certe per la fine dei lavori allo Stadio del Nuoto.
- C. Tempi certi su corso Giannone: il Comune fissi la scadenza per il completamento dei calcoli strutturali, unico passaggio tecnico per un bando di gestione credibile e sostenibile.
- D. Concretezza: basta protocolli d’intesa che non siano seguiti dall’apertura immediata dei cantieri o dei cancelli.
La città non accetta più scuse. Il tempo dei “sembrerebbe” è scaduto: servono collaudi, date certe e il ripristino immediato del diritto allo sport.



















