Referendum, le Sibille della grande menzogna

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    –   di Vincenzo D’Anna*   – 

In un clima sempre più infuocato ci avviciniamo alla data, ormai fatidica, dello svolgimento del referendum sulla giustizia. Dal fronte del No non passa giorno che non si ponga l’accento sui pericoli che la riforma vada a modificare la fonte da cui scaturiscono tutte le leggi, che si snaturi, con intento malvagio e sacrilego, la Magna Carta costituzionale. Quest’ultima viene additata sia dai magistrati sia dai politici contrari alla riforma approvata dal Parlamento come testo intoccabile, un Vangelo laico nel quale sono trasfuse regole immutabili e princìpi inviolabili. Insomma, dismessa la toga oppure il laticlavio del parlamentare, molti hanno indossato il candido manto delle Vestali, le sacerdotesse che nei tempi antichi presidiavano gli oracoli, luoghi ove si manifestava la volontà degli dèi e ciascuno poteva interrogare il futuro. Le più note, in epoca romana, furono le Sibille che nell’antro del tempio di Cuma venivano interpellate sulla sorte che sarebbe toccata a coloro che si accingevano a recarsi in guerra. In una cornice mistica e dopo riti propiziatori, con espressioni di tipo oracolare, le sacerdotesse emettevano il loro responso, assicurando, con sibillina scaltrezza, il buon esito a tutti gli interroganti. «Andrai e ritornerai, non morirai in guerra» era l’espressione pronunciata. Allorquando, all’esito dei fatti, la previsione si rivelava sbagliata, le stesse imputavano a chi le avesse interrogate un difetto di comprensione della profezia, perché spostando una sola virgola l’espressione cambiava radicalmente senso: «Andrai e ritornerai non, morirai in guerra». Ed è esattamente con la stessa ambigua scaltrezza che molti profeti di sventura oggi annunciano la morte della Costituzione in caso di vittoria del Sì al referendum sulla giustizia. Nel caso specifico, il trucco consiste nell’indicare modifiche alla Carta costituzionale del tutto inesistenti, ossia che la legge di riforma su cui si andrà a votare non prevede affatto. Ancor più grande è la menzogna se si tiene conto che la legge sottoposta a referendum confermativo dà attuazione all’articolo 113 della Costituzione, realizzando appieno il dettato previsto dalla medesima, ossia la condizione che nel giusto processo vi sia la figura di un giudice terzo rispetto a chi accusa e a chi difende l’imputato. Una terzietà del giudice che si rafforza separando la carriera dei pubblici ministeri da quella dei magistrati che dovranno emettere la sentenza, distinguendo altresì gli organi preposti al controllo e alla disciplina dell’operato di quelle due diverse categorie di magistrati. Un’altra sibillina menzogna viene propalata sul pericolo che la separazione possa sottoporre i pubblici ministeri al controllo della politica, favorendo la devianza verso l’illegalità e l’impunità di chi la pratica. La riforma non tocca affatto ambiti e modalità delle funzioni svolte dai pubblici ministeri, né diminuisce i loro poteri di indagine e ancor meno li sottopone al vaglio oppure alle ingerenze di altri poteri. Lo stesso si può dire per la mistificazione con la quale si rappresenta il sorteggio dei componenti dei due Csm al posto delle elezioni dei medesimi: il sorteggio non sarà una riffa oppure una tombola affidata alla mera casualità, ma avverrà su un elenco di magistrati in possesso di requisiti professionali specifici già maturati in carriera. Quello che cambia è l’azione parapolitica e ideologica delle correnti organizzate dentro l’Associazione nazionale magistrati, che scelgono, fanno votare ed eleggere i propri adepti, i più fedeli e quelli maggiormente politicizzati, e non i più capaci. Un taglio netto alla commistione tra benemerenze politiche e carriere professionali, alla designazione di magistrati di determinata corrente politica a occupare posti di vertice nelle procure e nei tribunali. Ma quel che maggiormente viene utilizzato tra tutte le menzogne propalate dal fronte del No è l’intangibilità del dettato costituzionale, una sorta di sacrilegio che starebbe per realizzarsi minando alla base il testo sacro della Magna Carta. Va innanzitutto avvertito il lettore che la Costituzione, come tutte le leggi partorite dalle istituzioni statali, non è né intangibile né intoccabile, ed essa stessa prevede e indica quali siano le procedure da seguire per i cambiamenti futuri. Dal 1948 ad oggi è stata modificata più volte, come è giusto che sia per adeguarla alle mutate esigenze politiche e sociali della nazione. Modifiche consistenti e decisive in diversi casi, che hanno inciso non poco sulla vita dei cittadini e delle istituzioni repubblicane. Va precisato che giammai sono state modificate le parti relative ai diritti, ai doveri e alle libertà destinate ai cittadini, ma che il tempo determina e regge la necessità del cambiamento. Chi ci propone la Costituzione come un Moloch da adorare non solo mente, ma trasforma il senso laico del rispetto delle leggi in una professione di fede in mano a delle Sibille menzognere. Le leggi sono adottate dagli uomini, non hanno veste di sacralità, ne necessitano di ambigue profezie.

già parlamentare