ORDINE DEI MEDICI…QUANDO SI DICE LA CLASSE!…

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–    di Francesca Nardi    –   

Quando un errore medico provoca la morte di un bambino, a nessuno conviene ricordare la verità all’origine dei fatti…ed il volgare lancio delle responsabilità decolla, fornendo ai soliti noti di tutti i colori, il pretesto per tradurre una tragedia senza fine, nella solita spregevole occasione, per continuare a tenere ben riposta, sotto quintali di bluff e porcherie, l’unica verità possibile, quella che da troppo tempo giace sepolta e volontariamente dimenticata.  Quando la morte di un bambino di due anni dipende da un errore medico, vi è soltanto una vittima: “quel bambino”, e chiunque, al di là di quel bambino e della sua famiglia, osasse sentirsi tale, sarebbe un cialtrone. Un sistema intero dovrebbe paralizzarsi ed autoescludersi dal diritto di parola, perché la responsabilità reale, appartiene innanzitutto a quella società che, nella sua deviata evoluzione, ha creato le condizioni, affinché quel giorno (purtroppo e non soltanto), una prestigiosa campionatura della Sanità, categoria professionale della società di cui sopra, commettesse materialmente un errore fatale.  E quella campionatura, per quel che ci riguarda, indistinta, che materialmente ha commesso una serie di azioni o di distrazioni che si sintetizzano nell’errore medico fatale,  è soltanto la diretta conseguenza di una società abituata da decenni, a vivere e ad osservare le regole, secondo una coscienza agevolata dai meccanismi consolidati, di un sistema sanitario, anzi politico-sanitario che, soltanto casualmente, favorisce il merito e attenziona, accompagnandola, l’eccellenza in vitro ed ancora più raramente ed in maniera del tutto fortuita, sostiene la carriera di un raccomandato di ferro, che, solo incidentalmente, si rivela promettente e valido. Quel sistema sanitario, strapieno fino alla nausea di episodi, forzatamente taciuti dalle seconde e dalle terze file, attraversato da piccole ridicole tirannie primariali, inquinato da agevolazioni becere, da interventi agevolati, da tresche più o meno discrete, ma utili alla carriera, da errori taciuti, da infezioni simulate, da complicità talvolta criminali, da liste di attesa che cadono come per incanto davanti ad una telefonata, da nomine spettacolari sulle quali erano fioccate le scommesse, sui figli di Tizio e le nipoti di Caio, per non parlare delle cummarelle e dei cumparielli di Sempronio e non finisce qui…cosa dire delle carriere illustri e decorate delle mogli dei primari, talvolta addirittura ben sistemati (carucci) nella stessa UOC, perché la sanità è anche romanticismo, o no?   Quando un bambino di due anni in attesa dell’impianto di un piccolo cuore donato,  muore per un errore medico o per una serie di errori e la storia orrenda di quel giorno, si apprende dalla stampa dopo due mesi e ad un soffio dalla sua morte, ci si chiede con molto sconcerto, in quale misura la partecipazione ad un dolore, ad un lutto o alla morte di una piccola, adorabile creatura, che avrebbe potuto essere evitata, sia autentica, dettata da una sensibilità umana e non sia adulterata dalle solite convenienze, ci si chiede in che percentuale quella partecipazione, sia libera da ogni residuo di ipocrita strategia e soprattutto sia esente da quel patetico convincimento, che gli autori del messaggio di cordoglio sembrano nutrire, in merito alla inossidabile credibilità dello stesso e al presunto candore e alla perfetta buona fede che dovrebbero, presumibilmente, averlo ispirato… Un interrogativo insistente questo che che ci siamo posti, con molta amarezza, soprattutto dopo aver letto il messaggio di partecipazione inviato dall’Ordine dei Medici di Caserta, accompagnato da una foto, la cui scelta è stata probabilmente dovuta ad un attimo di distrazione… visto che riteniamo non vi sia nulla da ridere né nel messaggio di cordoglio, né tantomeno, nel tentativo una ‘ntecchia  becero, di difendere a tutti i costi, l’indifendibile…o forse sì…in quel caso magari sì… Inquinare un messaggio di vicinanza ad una madre che ha perduto il suo bambino di due anni a causa del fallimento di un trapianto cardiaco, con una insistente, petulante, appena celata ma non troppo, arringa di difesa della categoria, significa innanzitutto non essere consapevoli del vuoto abissale in materia di scrupoli, valori e rispetto, in cui è precipitata la società di cui sopra ed il sistema sanitario, in virtù della pesante e fortemente perniciosa ed indiscutibile ingerenza politica,  e… sapete?, questa presunta inconsapevolezza, in verità, ci preoccupa non poco. Hasta la vista!

1 commento

  1. Il fatto era prevenibile e prevedibile, quindi la vicenda è chiusa! Responsabilità piena al di là che l’atto medico possa rivestire un piano di intervento di eccellenza, ma non di speciale difficoltà!

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