– di Francesca Nardi –

Si è conclusa l’8 marzo, a Roma in Piazza Cavour, la Maratona per il Sì, organizzata dal “Comitato per il Sì”, “Camere Penali per il Sì”, e “Si Separa” della Fondazione Einaudi, registrando nel corso di sei giorni, oltre trecento autorevoli interventi, non soltanto di magistrati, ovviamente favorevoli al Sì, politici di diversa coloritura ma soprattutto, di vittime di errori giudiziari…Ed è ascoltando la voce di chi ha contato sulla sua pelle e nelle pieghe profonde della sua anima, le ferite lasciate dalla mistificazione della verità, arroventate dai tempi ossidanti della Giustizia, che comprendi le ragioni di chi, ormai da tempo, ha capito di non essere più la stessa persona di una volta…Solo attraverso le note, improvvisamente basse, rauche, che arpeggiano quasi con fatica, un’altra storia suicida in virtù di una sentenza, che impari a segnare il passo sulle emozioni e quel macigno invisibile, ma orrendo, in dotazione al futuro delle vittime, inizia infine ad uscire dal buio della convenienza e arivendicare attenzione, affinché non si frapponga, stavolta, tra lo sguardo della civiltà e la cosiddetta Giustizia.

E in Piazza Cavour, l’8 Marzo, proprio dinanzi al Palazzo della Cassazione, a chiusura della Maratona per il Sì, vi era un nostro concittadino, peraltro molto conosciuto, vittima anch’egli di una serie di fatali contraddizioni o forse di qualche distrazione e/o magari di qualche crisi di insospettabile amnesia…in verità non riteniamo di possedere una tale carica di fantasia, che ci consenta di tessere un improbabile sudario al sospetto e trovare quindi, l’ennesima giustificazione alla stranezza o alle sconcertanti archiviazioni o addirittura alle parentele tra funzioni che portano ben oltre l’esigenza impellente delle carriere separate…e comprendere quindi, molto bonariamente, le ragioni della maratona/calvario di una verità che al dottor Domenico Ovaiolo, già direttore amministrativo dell’Aorn di Caserta è costata molto, molto più di un travaso di bile…n’est pas? E…soltanto chi, tra noi, non ha alcun interesse a conservare la memoria dei fatti che, in una maniera o nell’altra hanno coinvolto una intera comunità, farà finta di aver dimenticato o addirittura di non sapere…eppure i particolari richiami a qualche passaggio o a qualche personaggio assai riconoscibile e soprattutto il beneficio dell’archiviazione riservato a qualche santo e martire sotto copertura, sono stati talmente chiari che, a noi, forse perché siamo soprattutto “brutti, sporchi e cattivi” e assai maligni, è sembrato addirittura di tornare indietro nel tempo al punto che, ricordiamo addirittura i colori in voga in quell’autunno-inverno, quando qualcuno scelse il dottor Ovaiolo come capro espiatorio importante, già…mica uno così…Se le cose fossero andate come certe strategie caserecce avevano impostato, Ovaiolo avrebbe potuto con la sua presunta colpevolezza

nebulizzare le altrui sgarrupate…Peccato che non sempre i desideri si avverano e la colpevolezza debba essere dimostrata e il dottor Ovaiolo, non potendosi difendere da solo, cosa che avrebbe sicuramente desiderato fare, si è affidato a tre validissimi professionisti, gli avvocati Elena Lepre, Paolo di Furia e Stefano Montone… Sappiamo bene che non sempre si riesce a dimostrare la propria innocenza…soprattutto quando l’accusa è strategica, altrimenti perché saremmo qui a parlare di errori giudiziari? Non è stato facile infatti e noi ricordiamo quel Direttore generale, padre e suocero di magistrati, ma non vorremmo calcare troppo la mano, né potremmo d’altra parte, evitare di ricordare come qualcuno, nonostante il ruolo ricoperto e il potere assoluto, esercitato ininterrottamente, nel senso che, anche da casa, dirigeva l’intero Ospedale, da quel lavoratore indefesso che era…(caruccio), pare non sia stato neppure sfiorato dall’ombra di qualcosa che potesse somigliare ad un’accusa qualsiasi… Magnifico Ospedale!, così in armonia con i poteri forti…fino a che… qualcosa non si è inceppato…Il dottor Domenico Ovaiolo ce l’ha fatta, ma a quale prezzo ha potuto, domenica 8 marzo, stringere tra le mani un microfono e raccontare la sua storia? Chi restituirà a lui e alla sua famiglia, le ore trascorse a chiedersi perché… le notti insonni, le albe luccicanti che avrebbe voluto non vedere sorgere…perché, vedete… non è vero che oggi, un avviso di garanzia non faccia specie a nessuno…e non è vero che un uomo possa sopportare senza conseguenze morali e fisiche, il peso di un’ingiustizia. E dietro gli apprezzamenti e quelle strette di mano che il dottor Ovaiolo ha ricevuto “sul campo” da professionisti prestigiosi come gli avvocati Giandomenico Caiazza, già difensore di Enzo Tortora, Francesco Petrella e Serena Caputo, c’è la consapevolezza del grave tributo, versato per abbattere un castello immaginario, tenuto insieme dalla malafede. Ci chiediamo quanti, a differenza del dottor Domenico Ovaiolo, stiano ancora pagando ingiustamente per errori giudiziari non riconosciuti e quanti hanno pagato con la vita come il dottor Sergio Caneschi, riabilitato post mortem. Hasta la suerte!



















