– di Giovanna Vitale –
In Italia, il disagio psicologico tra i giovani non è più un fenomeno marginale, ma una realtà strutturale che interseca fragilità individuali e criticità sistemiche. I dati più recenti raccontano una generazione sempre più esposta a stress, incertezza e mancanza di prospettive, in cui la salute mentale appare strettamente legata alle condizioni socio-economiche spesso precarie. Alla criticità del quadro generale bisogna aggiungere, inoltre, il costante confronto dei giovani con una crescente pressione sociale. I modelli di successo, amplificati dai social media, contribuiscono a creare aspettative elevate e spesso irrealistiche.
La salute mentale rappresenta oggi una delle principali criticità per le nuove generazioni. In Italia, come nel resto d’Europa, circa una persona su sei soffre di disturbi mentali, con ansia e depressione tra le condizioni più diffuse. Il fenomeno è particolarmente rilevante tra i giovani: il 74% dei disturbi psichici insorge prima dei 24 anni, evidenziando quanto questa fase di transizione della vita sia cruciale. A livello globale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che un adolescente su sette (14%) presenti un disturbo mentale, mentre il suicidio rappresenta una delle principali cause di morte tra i più giovani. In Italia, si contano centinaia di migliaia di under 25 che convivono con ansia e depressione, in un contesto in cui lo stigma sociale e la carenza di servizi adeguati aggravano ulteriormente la situazione. Uno degli elementi più incisivi sul benessere psicologico dei giovani italiani è la difficoltà di accesso al lavoro stabile. Il tasso di disoccupazione giovanile si attestava intorno al 21,8% nel 2024, dato indicativo di un sistema instabile che fatica da anni a integrare le nuove generazioni. Anche tra i giovani altamente qualificati emerge un forte senso di incertezza, in quanto il 74% si dichiara molto preoccupato per il proprio futuro occupazionale, con effetti diretti su stress e qualità della vita. Nel 2025 la situazione non ha subito reali cambiamenti, in quanto il trend negativo ha continuato a essere confermato con oltre il 64% dei disturbi mentali che investono la popolazione in età lavorativa, segnalando una connessione diretta tra condizioni occupazionali e salute psicologica.
La precarietà non riguarda solo l’assenza di lavoro, ma anche la diffusione di contratti instabili, bassi salari e limitate prospettive di crescita.
La situazione appare ancora più critica in Campania, dove il tasso di disoccupazione giovanile supera la media nazionale, oscillando tra il 35% e il 40% negli ultimi aggiornamenti disponibili, con punte ancora più elevate nelle aree urbane periferiche. Se a livello nazionale il tasso di disoccupazione giovanile si collocava intorno al 20% nel 2025, in Campania esso raggiunge attualmente valori nettamente superiori, sfiorando il 40% secondo le stime più aggiornate. Non a caso, su territorio campano, circa il 75% dei giovani tra i 18 e i 34 anni vive ancora con la famiglia, un dato significativamente superiore alla media nazionale. Questa prolungata dipendenza economica rappresenta un ulteriore fattore di vulnerabilità psicologica, poiché ritarda i processi di autonomia e costruzione di un’identità individuale e indipendente. Di conseguenza, i servizi territoriali di salute mentale hanno registrato un inevitabile aumento delle richieste di supporto tra adolescenti e giovani adulti, con segnalazioni in crescita per disturbi d’ansia, depressione e ritiro sociale (hikikomori).
A fronte di un’emergenza e bisogno impellenti, l’Italia continua, però, a destinare risorse limitate alla salute mentale. La spesa pubblica si aggira attorno al 5% della spesa sanitaria totale, meno della metà della media dei Paesi OCSE. Questo si traduce in servizi insufficienti, tempi di attesa lunghi e difficoltà di accesso, soprattutto per i più giovani.
Le nuove generazioni rappresentano una risorsa fondamentale per il Paese. Investire in politiche attive del lavoro, rafforzare i servizi di salute mentale e ridurre le disuguaglianze territoriali non è solo una necessità sociale, ma una condizione imprescindibile per lo sviluppo futuro dell’Italia. Non bisogna trascurare, inoltre, l’oggettiva trasformazione del mercato del lavoro legata alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale, che rischia sempre di più di accentuare l’incertezza per le nuove generazioni, richiedendo competenze sempre più elevate e adattabilità continua.
In assenza di concreti interventi strutturali, il rischio è quello di consolidare un circolo vizioso in cui precarietà e disagio si alimentano reciprocamente, compromettendo non solo il benessere del singolo, ma anche la coesione e la crescita dell’intero Paese.



















