AH…QUAND’ERO PRESIDENTE!

1

Gran brutta cosa l’abitudine…ti si appiccica addosso come una seconda pelle e a lungo andare, ti convinci che quel posto riservato in prima fila, sia tuo per volontà divina e ratifica obbligatoria del mondo conosciuto…e se qualcuno osasse timidamente e con la dovuta circospezione, di ricordarti che è giunto il momento di svegliarsi, crederesti ancora di poterlo perseguitare per lesa maestà…esattamente come una volta…bei tempi quelli, non è vero?…Gran brutta cosa l’abitudine, companero!, come quella di continuare ad occupare i parcheggi riservati alle autorità…e magari correre il rischio che il vigile di turno, di fresca nomina, che sicuramente non ha nulla da dividere con le cofecchie trascorse, infili senza tanti complimenti, tra il parabrezza ed il tergicristallo della tua auto, nostalgica come un’ideologia proibita, la multa per divieto di sosta…ahiahhiahi…e chi lo avrebbe mai detto, nel recente passato decorato di salamelecchi al seltz, che un pezzetto di carta avrebbe segnato l’inizio della svolta… gran brutta cosa l’abitudine!, soprattutto l’abitudine all’impunità…forse una delle peggiori assuefazioni, certo la più nefasta, nonché refrattaria alla disintossicazione…infatti, secondo gli ultimi studi segreti, portati a compimento nell’area 54, pare contribuisca alla fatale rimozione delle proprie intemperanze, provocando nell’homo abitudinarius, uno status di beatitudine perenne, che i suoi diretti collaboratori, con immane sforzo, tendono a mantenere inalterata, per evitare crolli emotivi di portata catastrofica… Nelle praterie virtuali del pensiero aurunco, gli agricoltori più consapevoli, pascolano con una certa prudenza da qualche tempo, in attesa degli effetti dell’onda di ritorno, scatenata da una resa dei conti inevitabile, nonostante l’ostentazione attuale e continuata, da parte dell’homo abitudinarius, di uno status quo ante, sembrerebbe intenzionata a negare…Ahiahiahi, gran brutta cosa l’abitudine, dimensione talvolta patetica, che ispira fughe improvvise verso le universali indulgenze che hanno caratterizzato il passato del protagonista refrattario, di un amarcord che si traduce nello stemmino del “fu” presidente del consiglio regionale appiccicato sul vetro e su quel grottesco lampeggiante che svetta “a testa alta” sul tettuccio dell’auto blu, parcheggiata con fascinosa strafottenza proprio “sotto casa”….

1 commento

  1. Un passato fatto di merletti poco orlati e con tanti sfrangi che permettono a tutti di dire che uno straccione abbia attraversato nella terra di nessuno, nella terra dei fuochi, nelle terre di camorra e in quelle dei questuanti il sentiero della fortuna grazie a qualcuno che di certo non ha mai parlato, ma ha sempre minacciato e pontificato armi in pugno. Addio Gennarino che la terra ti sia lieve!

Comments are closed.