Lo scorso 15 Marzo si sono tenute le premiazioni per la 98ª cerimonia dei premi Oscar. Ci tengo ad esprimere qualche mio personalissimo parere in merito esclusivamente alle candidature e alle premiazioni dell’academy, non mi soffermerò quindi sulla cerimonia e sull’evento che di per sé ho apprezzato molto (merito del genio comico di Conan O’Brien).

La prima premessa che tengo a porre è quella riguardante la mia opinione sul “fenomeno Oscar” in toto. Seppur infatti ritengo le premiazioni degli Oscar il riconoscimento più alto raggiungibile nel mondo cinematografico non ritengo di certo l’academy infallibile ma anzi fin troppo fallace a causa di dinamiche interne e principi di esclusione a priori che vanno talvolta addirittura contro a mio parere lo stesso spirito del cinema. La grande pecca di questa edizione risiede infatti nei film esclusi dalle candidazioni. Non riuscirò mai a tollerare l’esclusione (tuttora assai misteriosa) del capolavoro di Park Chan-Wook “No Other Choice”, per me miglior film in assoluto uscito sul grande schermo nel 2025. Stesso discorso per l’esclusione dai miglior film d’animazione del film “La storia di Reze”.

Parliamo ora del più grande “scandalo” degli Oscar di quest’anno: la questione Timothée Chalamet. Il problema nasce da un’intervista in cui il giovane attore in una dichiarazione poco pensata (non a caso si corregge subito dopo averla pronunciata) afferma di non voler lavorare nell’opera o nel balletto poiché non interessano più a nessuno. Secondo molti questa madornale gaffe gli è costata la perdita dell’oscar per migliore attore. Tralasciando l’espressione in sé che sicuramente ha procurato a Chalamet una giusta antipatia da parte del pubblico e da alcuni suoi colleghi, non penso che questa sua opinione gli sia costata davvero questo amaro prezzo o almeno non è stato l’unico fattore. I ruoli di Michael B. Jordan in Sinners sono infatti a mio avviso molto più complessi e meritevoli di lodi dell’interpretazione, seppur eccezionale senza dubbio, di Timothée Chalamet in Marty Supreme. Inoltre non dimentichiamo che Marty Supreme è passato alla storia come il più grande perdente nella storia delle premiazioni cinematografiche portando a casa da più di 90 nomination tra i principali festival ben 0 premi.

Al netto di tutto ciò posso comunque dire che i principali vincitori del festival non deludono poi troppo. Una Battaglia Dopo L’altra e Sinners sono infatti i grandi vincitori della 98ª cerimonia e di certo non si può dire siano brutti film. Il film che è valso l’oscar per miglior regia a Paul Thomas Anderson totalizza sei statuette venendo giudicato come migliore nelle seguenti categorie: Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Attore non protagonista, Miglior Sceneggiatura non originale, Miglior Casting (nuova categoria), Miglior Montaggio. Ryan Coogler fa pulizia dei rimanenti premi lasciando i meritatissimi premi per miglior costumi e miglior scenografie a Guglielmo del Toro con il suo Frankenstein. Su tutti i principali film citati ho già espresso in passato le mie opinioni quindi mi limiterò a dire che al netto sempre delle esclusioni molto gravi i premi assegnati mettono in risalto il principale difetto degli oscar: non vince il film migliore ma quello che riesce a mettere un po tutti d’accordo (esattamente come Sanremo).



















