MONOGRAFIA SU SATOSHI KON: IL GENIO DEL CINEMA D’ANIMAZIONE

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-Di Ciro Scognamiglio-

Pochi hanno impattato il cinema rivoluzionandolo in meno di trent’anni come ha fatto Satoshi Kon. Scomparso prematuramente a 47 anni nel 2010 a causa di un cancro, il regista nipponico è stato fra i primi a far comprendere al mondo come l’animazione sia un linguaggio e non un genere, lasciandoci purtoppo solo quattro film geniali e una serie con l’aggiunta di qualche breve lavoro sporadico in veste di sceneggiatore.

PERFECT BLUE (1997)

Opera prima di Satoshi Kon inizialmente distribuita per l’home video passando poi al cinema in seguito all’enorme successo e consacrando sin da subito Kon come artista autorevole. La trama segue Mima, una idol che abbandona il percorso da cantante per darsi alla recitazione iniziando così ad essere perseguitata da ciò che inizialmente appare un fan ossessionato. Il film è caratterizzato da tutte le peculiarità che si ritroveranno nei successivi film di Satoshi: il doppio, l’inaffidabilità della realtà a causa delle continue interferenze del mondo onirico, un narratore inaffidabile e una trama che parla in realtà di problemi sociali (specialmente legati al Giappone). La storia di Mima è infatti solo un pretesto per narrare le condizioni cui le donne e specialmente le idol (ragazze molto giovani legate al mondo dello spettacolo) devono sottostare per fare carriera.

MILLENNIUM ACTRESS (2001)

Il più artistico dei film di Kon, Millennium Actress ci porta con due intervistatori nella vita dell’attrice Chiyoko Fujiwara che ormai anziana ripercorre tutta la propria vita quando uno dei due sopracitati intervistatori gli pone una misteriosa chiave. La narrazione però viene spesso invasa (fisicamente) dalle trame dei suoi film e lo spettatore non sa mai pienamente se ciò che sta accadendo a schermo sia vero o sceneggiato. Un drama movie diverso dal solito dal finale indimenticabile che tramite l’utilizzo di uno dei migliori McGuffin della storia del cinema ricorda allo spettatore l’importanza di perseguire un obiettivo anche se poi questo non viene mai realmente raggiunto.

TOKYO GODFATHERS (2003)

Durante la vigilia di Natale a Tokyo tre senzatetto trovano tra i rifiuti un neonato abbandonato. Il trio partirà subito alla ricerca della famiglia della piccola in un viaggio pieno di imprevisti in cui scopriremo le storie di ciascuno dei tre protagonisti: Gin, un ex scommettitore afflitto dai sensi di colpa per aver abbandonato la famiglia; Hana, un travestito alla ricerca dell’affetto e Miyuki, una ragazza scappata di casa. Un film che kantianamente invita a fare sempre e comunque il bene per il solo fine di fare la cosa giusta. Anche qui Satoshi Kon trova il modo di inserire una critica al suo Giappone, in particolare alla condizione in cui versano i senzatetto in un paese che non dà spazio al fallimento.

PAPRIKA (2006)

Probabilmente il film più famoso di Satoshi Kon nonché il più influente essendo la grande ispirazione per il ben noto Inception di Christopher Nolan che riprende dal film animato molte sequenze. L’opera tratta dall’omonimo libro di Tsutsuki vede alle prese tre scienziati (Chiba, Tokita e Shima) aiutati da un ispettore di polizia e da una “fatina” di nome Paprika intenti a recuperare un dispositivo da loro inventato, il D.C. Mini, che permette alle persone di registrare e guardare i propri sogni. Un ladro infatti sta usando il dispositivo per entrare nella mente delle persone quando sono sveglie scatenando il caos più totale. Un film incredibile sotto ogni punto di vista, pieno di idee e personaggi interessanti esplorate tramite l’uso del sogno come tecnica narrativa inserendo da un lato una critica alla società giapponese dall’altro un invito a crescere e ad andare avanti pur sempre mantenendo la capacità di sognare.

Parallelismi Paprika-Inception

PARANOIA AGENT (2004)

Due detective si mettono alla ricerca di Shonen Bat, un misterioso ragazzo su pattini che assale casualmente i cittadini di Tokyo con una mazza da baseball dorata. La cosa più strana è che tutti gli aggrediti appaiono contenti dell’accaduto. Una serie che in tredici episodi (apparentemente sconnessi tra loro) lancia un asprissima critica alla società moderna ossessionata solo dalla produttività e considerando l’individuo allo stremo di una macchina. L’opera più politica di Satoshi Kon senza dubbio.

MEMORIES: MAGNETIC ROSE (1995)

Una piccola curiosità sconosciuta ai più: prima ancora della sua opera prima Satoshi Kon collabora con Katsuhiro Otomo (celebre per Akira) per sceneggiare uno dei tre frammenti animati del film Memories. In particolare a Kon si deve la sceneggiatura della prima storia: Magnetic Rose, in cui quattro viaggiatori spaziali vengono attratti in un’astronave abbandonata che custodisce un mondo creato dai ricordi di una donna. Trovo molto interessante come si possa osservare già in questo lavoro primordiale gli interessi che Kon manterrà per tutta la sua carriera.