– di Francesca Nardi –
Quasi immersa tra i cuscini di un divano, nella luce riflessa di un salotto dalle cromie morbide e sontuose, come un quadro “de la belle epoque”, con lo sguardo furente che attraversa i cristalli decorati e si perde ai confini del mare che si intravede laggiù, oltre il molo, più azzurro che mai, brulicante di piccole creste, Antonella D’Agostino tamburella pericolosamente con le dita curatissime, ora sul ginocchio ora sul bracciolo…Un’ira contenuta, qualcosa che viene d dentro e invade questa creatura passionale facendo vibrare persino il suo biondo chignon, ben raccolto e tenuto isnieme da lucide forcine. Il mondo sacro ed inviolabile dei suoi affetti è stato violato da mani impure…dagli sconosciuti menestrelli che narrano senza aver vissuto, che giudicano senza aver immerso l’anima, nella storia del prima, quella che non fa notizia e diminuirebbe nella sua struggente dimensione, l’effetto che si desidera ottenere, per mantenere in sospeso, l’attesa quasi morbosa di un uditorio che desidera continuare a stupirsi, perseverare nella condanna mai troppo dura, aggiungendo talvolta, alla morte violenta dei colpevoli una pietà svenata che è solo raccapriccio. La storia del prima, quella che racconta le letture istintive delle assenze, da parte di un bambino, quella che aiuta a descrivere i meccanismi della ribellione e gli atti di violenza, ispirati dalla solitudine di dentro. Le storie del prima non soddisfano quella che talvolta sembra essere la sete di sangue dello spettatore… Ma sono le storie del prima, le gemme riposte nello scrigno prezioso che Antonella D’Agostino porta con sé, nell’angolo più nascosto del cuore…le gemme che accarezzano il tempo che scorre, rendendolo meno duro e spietato, rappresentano l’amicizia perenne e indissolubile che lega Antonella D’Agostino agli amici della sua adolescenza, che resteranno tali oltre la morte. Uno di questi, la cui storia rocambolesca, la stessa Antonella ha raccontato in un bellissimo libro, era Francis Turatello, “Faccia d’Angelo”, re indiscusso della mala milanese negli anni 70, ucciso in carcere per vendetta, all’età di 37 anni, da due criminali. Il ricordo di Antonella D’Agostino appartiene a quella dimensione parallela, che non incontrerà mai la dimensione quotidiana del crimine. L’affetto profondo che univa Antonella a Francis Turatello è stato quello che univa due fratelli, di protezione da parte di lui, di conforto e sicurezza da parte di lei…e quando ogi nel corso di una trasmissione televisiva Roberto Saviano ha dedicato una puntata, proprio a Francis Turatello e alla mala milanese, qualcosa si è spezzato nel cuore di Antonella e quella valanga di frasi fatte , fredde, usuali, comuni, tipiche della gente perbene quando piega gli angoli della bocca in giù, riferendosi alla gente permale e che affollano i discorsi sciorinati sulle passerelle, l’ha travolta lasciandola quasi senza respiro…Un’ondata di ricordi struggenti l’ha avvolta, come una coperta calda, tessuta con gli strumenti del cuore ed Antonella… si è ribellata ancora una volta a difesa di una stagione che nessuno conosce realmente quanto lei, contro le filastrocche che hanno attraversato nel tempo la fantasia di tutti coloro che, in un modo o nell’altro, nei decori alla solita filastrocca, hanno trovato la maniera di conquistare il successo. A volte ci si chiede… se non ci fosse la cronaca nera da utilizzare secondo la fantasia di Tizio, Caio e Sempronio, si dovrebbe davvero dar fondo alla propria creatività ed inventarla, o no? Allora sì che sarebbe complicato, o no? Hasta la vista!



















