De Palma: «Danno biologico permanente per i professionisti sanitari. Gli infermieri i più colpiti. Servono tutele immediate»
ROMA – Il Nursing Up accende i riflettori sull’impatto del Long Covid sul personale infermieristico, definendolo «l’emergenza post-pandemica più sottovalutata». L’analisi incrocia dati OCSE (aprile 2026) e studi scientifici internazionali.
Secondo ricerche pubblicate su Scientific Reports (Nature) e BMJ Global Health, gli infermieri rappresentano oltre il 40,5% delle infezioni tra gli operatori sanitari. In Italia si contano oltre 320.000 contagi e più di 90 decessi.
«Siamo stati il bersaglio principale – dichiara Antonio De Palma –. L’esposizione ai carichi virali ha generato non solo malattie acute, ma processi infiammatori cronici».
Gli studi del Karolinska Institutet e di Nature ImmunWology individuano biomarcatori (CCL3, CD40, IL-18) che confermano la natura organica del Long Covid: danno endoteliale, persistenza virale e apoptosi cellulare alla base di sintomi come affaticamento, dispnea e “brain fog”.
Sul piano sistemico, l’OCSE stima un impatto fino a 135 miliardi di dollari annui e una riduzione del PIL dello 0,2%. In Italia, già oggi, mancano tra 175.000 e 200.000 infermieri.
«Se a questa carenza si sommano i professionisti colpiti da Long Covid – aggiunge De Palma – il rischio di collasso dell’assistenza diventa concreto».
Il Nursing Up chiede: riconoscimento del Long Covid come malattia professionale, screening dedicati, indennità di logorio biologico e maggiore flessibilità lavorativa per i sanitari colpiti.
«Non accetteremo che questo sacrificio venga dimenticato – conclude De Palma –. Chiediamo giustizia clinica, economica e professionale».



















